(14 aprile 2013) PPM Fest - Day 3 (Helloween, Queensryche and more)

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Alla mattina del terzo giorno, la stanchezza del corpo e delle orecchie, provate da colate di metallo fuso nei giorni precedenti, ha iniziato a farsi sentire. Poco male, perché le ultime dodici ore meritavano di essere vissute alla grande e dunque così è stato, senza perdere nemmeno un minuto.



La prima parte della mattinata non è stata per me portatrice di particolari emozioni, con Hell City, Sun Caged e Shadowside autori di prestazioni senza infamia e senza lode (a parte l’oscena cover di Ace Of Spades proposta dai brasiliani), prima che la platea iniziasse a scaldarsi sul serio grazie, ancora una volta, a una band italiana. I Solisia hanno chiuso infatti degnamente la massiccia partecipazione della DGM Family al PPM Fest, con un genere che a me non ispira particolarmente, ma con una resa live dei brani all’altezza degli album e un set, guidato dalla bella voce di Elie Syrelia da poco entrata nella band, passato in un batter d’occhio e salutato dagli applausi convinti del pubblico.
Impegnato in un’intervista mi perdo buona parte dei Myrath, esaltati da Gandy ma a mio parere non così clamorosi, esattamente come i successivi Nightmare, band francese attesissima dal pubblico ma autrice di un noiosissimo concerto senza alcun sussulto, sostanzialmente a conferma della mediocrità espressa su disco.



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Degne di essere ricordate le performance di Tank e Circus Maximus: generi diversi ma band ugualmente capaci di catturare l’attenzione puntando in un caso sulla forza dell’hard ‘n’ heavy di stampo ottantiano (buona anche la prova di ZP Theart in sostituzione di Doogie White alla voce) e nell’altro su un progressive metal canonico ma ricco di spunti interessanti.
Dopo di loro, altra doppietta da urlo, con il livello della giornata che è decollato velocemente verso vette difficilmente raggiungibili. I Firewind si sono resi protagonisti di un concerto clamoroso, di una potenza rara e serratissimo, senza respiro, mentre i Turisas, un po’ come gli Alestorm il giorno precedente, sono riusciti nell’impresa di raccogliere urla e strepiti da una folla completamente incantata, divertendo e convincendo soprattutto grazie all’ottimo frontman.
Ancora dilaniati dal doppio concerto di altissimo livello, ci ha pensato lo zio Hansen (di cui, foto alla mano, è possibile dimostrare l’incredibile somiglianza con Paolo Villaggio) a ristabilire l’ordine, facendo capire che, nonostante una scaletta non proprio clamorosa, i Gamma Ray si meritano un posto di rilievo nel gotha del metal mondiale, soprattutto (almeno ultimamente) grazie a performance live che non lasciano davvero mai delusi. Solito set aggressivo, pubblico in visibilio e urla che manco un ventenne riuscirebbe facilmente a proporre…insomma…Kai non delude mai.
Il palco di destra ha chiuso i battenti come meglio non si poteva, ovvero con i Queenryche di Todd La Torre. Lungi da me il commentare la diatriba ridicola tra Tate e gli ex compagni, quello che ho sentito io è il miglior set insieme a quello dei DGM. Complice una scaletta incentrata sui lavori che più si amano della band statunitense e un LaTorre davvero a proprio agio (e anche umile quando parla alla folla definendosi “just the new guy, doing the best I can”), probabilmente questa è stata la migliore performance dei Queensryche che io abbia mai visto. Le emozioni provate su certi brani non posso descriverle, perché legate anche a vicende personali, ma sappiate che quando è accaduto su quel palco difficilmente potrà essere dimenticato. Dunque appuntamento per la calata italica e, sicuramente, appuntamento anche con Tate per vedere cosa sta combinando negli “altri” ‘ryche.
In un batter d’occhio siamo poi arrivati al finale, dopo 30 ore di metal nelle orecchie il PPM Fest ha accolto gli Helloween, per un concerto che, devo essere sincero, non ha degnamente chiuso la giornata. Sicuramente i nonnetti ancora ci sanno fare, sicuramente se non li avete mai visti vale la pena farsi un giro dalle loro parti, ma altrettanto sicuramente tra scaletta e attitudine sul palco proprio non c’eravamo. Pezzi vecchi e nuovi non convivono troppo felicemente, Deris ha mancato completamente la tonalità di Eagle Fly Free per metà della prima strofa (capita, eh, ma quando capita non è bello) e il gran finale non ha fatto altro che aumentare la nostalgia per un periodo delle zucche che non tornerà mai. Insomma, rispetto alle altre esperienze live insieme ai cari crucchi stavolta non c’è stato proprio feeling, in un set che definirei non noioso ma sicuramente non all’altezza di cotanto nome.



In chiusura, non posso non dire due parole su tutto il contesto. E dunque, sappiate una cosa: ne è valsa la pena.
Location perfetta per un festival indoor, organizzazione puntuale, bevande non troppo costose e forse l’unica pecca è stata la mancanza di una vasta scelta in termini di cibo (che su tre giorni può risultare effettivamente un po’ irritante).
Band disponibili col pubblico attraverso diversi meet & greet e disponibili con la stampa grazie a decine di interviste.
Dintorni di Mons carini da visitare nei tempi morti o nei giorni immediatamente precedenti o successivi all’evento e hotel in zona reperibili a poco prezzo.
Insomma, una gita fortemente consigliata se il bill vi ispira fiducia. Non ci credete? Beh, amici, 99 Euro per tre giorni di metallo con questi nomi io credo che in giro li troviate poche volte. Sicuramente, a parte rari casi, non li trovate in Italia.
A proposito di Italia…la resa audio di tutte le band, dalla prima all’ultima, è stata spettacolare, impeccabile, aiutando anche i gruppi meno conosciuti a fornire una performance veramente in grado di permettere al pubblico di valutarli. Questa è una cosa che in Italia non succede mai e sulla quale potremmo indicare più di un responsabile che oggi, come in passato, dovrebbe farsi un bell’esame di coscienza e capire perché mai una cosa tanto idiota come quella di penalizzare le band “minori” accada solo nel nostro paese.
Un paese in cui, oltre a queste stupide gelosie, permangono anche quelle tra giornalisti e fotografi del settore, mentre appena passata la frontiera tutti sono cordiali, collaborativi, chiacchieroni, solidali.
E aggiungo anche: un paese che continua a sfornare band in grado di muoversi in Europa alla pari e oltre tanti gruppi anche maggiormente blasonati, come per l’ennesima volta questo PPM Fest ha dimostrato.
Sarà un mio cruccio, sarà illusione, ma tante cose spingono eventi del genere sempre più lontano dalla nostra Italia…se la risposta dev’essere espatriare per godere di questi festival continueremo a farlo, ma io credo che la cosa migliore sarebbe trovare qualcuno in grado di cambiare le sorti del metal all’interno dei nostri confini. Se succede in tutta Europa può succedere anche qui. Tutte le cose che si dicono per trovare scuse e capri espiatori sono, come elegantemente tra un rutto e l’altro dicevano i chitarristi dei Tank…”bullshit”.

IL PAGELLONE DELLA DOMENICA
Hell City
Alex: 6
Gandy: 6,5
Sun Caged
Alex: 6
Gandy: 6,5
Shadowside
Alex: 5,5
Gandy: 5
Solisia
Alex: 6,5
Gandy: 6,5
Myrath
Alex: 6
Gandy: 7,5
Nightmare
Alex: 6
Gandy: 6,5
Tank
Alex: 7
Gandy: 6,5
Circus Maximus
Alex: 7,5
Gandy: 8
Firewind
Alex: 8,5
Gandy: 8,5
Turisas
Alex: 8,5
Gandy: 8,5
Gamma Ray
Alex: 8
Gandy: 7,5
Queensryche
Alex: 9
Gandy: 9
Helloween
Alex: 7
Gandy: 7,5

Setlist Gamma Ray
Anywhere In The Galaxy
Men Martians And Machines
The Spirit
Dethrone Tyranny
Master Of Confusion
Empire Of The Undead
Future World
To The Metal
Send Me A Sign

Setlist Queensryche
Queen Of The Reich
Speak
Walk In The Shadows
The Whisper
En Force
Child Of Fire
Warning
The Needle Lies
Prophecy
Road To Madness
My Empty Room
Eyes Of A Stranger
Empire

Setlist Helloween
Wanna Be God
Nabataea
Eagle Fly Free
Straight Out of Hell
Where the Sinners Go
Waiting for the Thunder
Are You Metal?
I'm Alive
Live Now!
Hold Me in Your Arms
If I Could Fly
Power
Dr. Stein
Halloween / How Many Tears / Heavy Metal (Is the Law)
I Want Out

Servizio fotografico a cura di Francesca Vantellini per metal.it
Report a cura di Alessandro Quero

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