(12 novembre 2011)A night with Ulver - Teatro Regio, Parma

La National Opera di Oslo sarà pure una venue prestigiosa, ma - con tutto il rispetto - un posto come il Teatro Regio se lo sognano da quelle parti!
E infatti i Lupi non sono rimasti indifferenti davanti all'oggettiva bellezza del palco che, in via del tutto eccezionale, li ha accolti in quel di Parma.
Nonostante le sterili polemiche apparse sulla stampa locale poco prima del concerto, il pubblico di sabato è stato quello delle occasioni importanti, e i "temuti" fan del gruppo si sono presentati al Regio con fare composto ed elegante.
Il Teatro, dal canto suo, si è "comportato" come tale, con tanto di maschere all'ingresso e il classico campanello che invita a prendere posto poco prima dell'inizio dello spettacolo.

Il sipario si alza su un solitario chitarrista norvegese, Stian Westerhus, che torturerà ad arte il suo strumento con un archetto per violino, delle strategiche pizzicate alle corde e tanti loop ed effetti. Indiavolato e folle, inizialmente il musicista ci illude con una serie di passaggi delicati e atmosferici, non lontani dalle sonorità dei Sigur Ròs, ma poi passa alla sperimentazione più spinta, rischiando di incrinare sul serio i cristalli dell'enorme lampadario agganciato al soffitto! Una performance imprevedible e originale, come tutti i support act proposti dagli Ulver finora.
Il sipario si richiude tra gli applausi sinceri del pubblico che, a quanto si legge in giro, ha quasi riempito i mille posti del Regio.

Quando sentiamo nuovamente squillare il campanello, sappiamo che gli Ulver stanno per salire sul palco. La suggestione delle luci che si abbassano e del sipario di velluto rosso che si apre fa scorrere l'adrenalina, e le ariose e dinamiche note di "February MMX" aprono quella che si preannuncia come una serata indimenticabile.

La scaletta attinge parecchio da War of the Roses, già suonato interamente in occasione del precedente tour promozionale, ma non tralascia incursioni nel passato più o meno recente della band, andando a proporre estratti da Perdition City ("Lost in Moments", "Porn Piece or The Scars of Cold Kisses"), dall'EP Silencing the Singing ("Darling didn't we kill you?"), da Blood Inside ("For the Love of God"), A Quick Fix of Melancholy ("Little Blue Bird"), e persino dalla colonna sonora di Svidd Neger. Una cover dei The Troggs e la splendida "Eos", tratta da Shadows of the Sun, chiudono una performance ineccepibile arricchita, come di consueto, da una serie di proiezioni perlopiù in bianco e nero, ognuna delle quali ha il compito di creare la giusta atmosfera per i vari brani. Inutile sottolineare l'acustica assolutamente perfetta del Teatro, che ha fatto brillare ogni singolo strumento, voce compresa, creando un amalgama sonoro impeccabile.

Oltre alla figura carismatica e imponente di Kristoffer Rygg, inaspettatamente comunicativo tra un brano e l'altro, sul palco spicca l'esile e altissimo Daniel O'Sullivan, indaffarato come non mai tra chitarra, basso, tastiere e backing vocals, in costante simbiosi fisica con la musica. Stupisce il batterista, minuscolo e visibilmente brillo a fine concerto, che nonostante tutto non ha sbagliato un colpo! Nel corso della serata Westerhus tornerà sul palco in un paio di occasioni per stravolgere gli arrangiamenti di "Eos" e "Lost in Moments".

Gli Ulver ci salutano senza aver deluso le aspettative, giustamente altissime, di un pubblico accorso da mezza Italia per partecipare ad un autentico evento. Ci hanno regalato delle emozioni intense e magiche, in quello che ormai rischia di essere il loro contesto ideale, spazzando via ogni pregiudizio con grande savoir faire.

Come si diceva all'inizio, i ragazzi hanno subìto il fascino del Regio; a sipario chiuso e luci accese, con il pubblico che iniziava a lasciare la sala, sono tornati tutti sul palco e Kristoffer Rygg ci ha chiesto gentilmente se potevamo tornare ai nostri posti, perché volevano farsi una foto con noi e il Teatro alle spalle.
Una piccola soddisfazione che ci ha fatto chiudere un occhio sulla mancata esecuzione di un 'capitolo' di Bergtatt (fortunati torinesi!).

A mezzanotte passata abbandoniamo gli ori e i velluti del Teatro per uscire nella fredda e umida notte cittadina; come nelle migliori tradizioni fiabesche, a quell’ora tutto finisce e si deve tornare alla quotidianità.
La stampa locale parlerà del concerto anche l'indomani, con toni decisamente più blandi, quasi sorpresi, e del tutto positivi. Perchè l'Arte non può e non deve essere discriminata, confinata o dominata.

Un ringraziamento a Fabio Vergani di A Buzz Supreme.
Due foto sono state gentilmente concesse da Seth Beaudreault e potete vederle ad alta risoluzione qui: http://i42.tinypic.com/15z4mko.jpg e qui: http://i43.tinypic.com/8xom82.jpg

Ultimi commenti dei lettori

Avatar Inserito il 17 novembre 2011 alle 11:26

A Torino è stato migliore.
Invece ai Sunn o))) mi sono rotto i coglioni tutta la sera, nonostante Attila (che in realtà ha berciato per mezzoretta buona) e nonostante una location fantastica (ex carcere).

ciao scarsi.

Avatar Inserito il 17 novembre 2011 alle 07:04

Complimenti al nostro 'redattore fantasma', eheh!

Avatar Inserito il 16 novembre 2011 alle 21:07

Grazie! :)
Ne approfitto per anticipare che ho anche avuto il privilegio di intervistarli prima del concerto.
Si è parlato del DVD - la cui uscita è purtroppo slittata a febbraio 2012 - per cui verrà pubblicata tra un po', assieme alla recensione!

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