Manowar: other bands play… Manowar kill!

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Pubblicato il:09/05/2018
“Other bands play … Manowar kill”

Quando ho pensato di scrivere questo articolo sui Manowar mi ero detto che non sarebbe dovuta essere la solita “guida” stille wikipedia, ma una sorta di “tributo” per la band di Joey DeMaio e Eric Adams che come ormai tutti sappiamo, ha deciso di appendere gli strumenti al chiodo con il “The Final Battle World Tour”.

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Tour che nelle intenzioni iniziali avrebbe (il condizionale è d’obbligo) dovuto concludersi alla fine del 2017 ma che invece vedrà un’appendice nel corso del 2019 (e anche su questo ci sarebbe da discuterne a lungo, ma ci arriveremo).

Quale miglior occasione quindi per poter rendere omaggio ai guerrieri di New York ?



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Ecco dunque prendere vita una “cronistoria” che analizza in modo sintetico gli album e le varie fasi di vita della band fra cambi di line-up, live, e quel “pizzico” di sbruffonagine e tanta tamarragine tutto “made in Manowar”, cercando al contempo di stilare una sorta di classifica, degli album più importanti.





1982 - Battle Hymns
1983 - Into Glory Ride
1984 - Hail to England
1984 - Sign of the Hammer
1987 - Fighting the World
1988 - Kings of Metal
1992 - The Triumph of Steel
1996 - Louder Than Hell
2002 - Warriors of the World
2007 - Gods of War
2010 - Battle Hymns MMXI
2012 - The Lord of Steel
2014 - Kings of Metal MMXIV



E come possiamo vedere sono tanti, ad oggi all’attivo abbiamo qualcosa come 65 lavori fra studio album, ristampe varie, live, demo, singoli, raccolte, dvd, vhs e chi più ne ha più ne metta.
Nel bene e nel male della band di Joey DeMaio si sa già tutto, coi Manowar non esistono mezze misure o si amano o si odiano, del resto parliamo della band che più di ogni altra riesce a dividere e a far discutere.


Chi mi conosce lo sa, il mio nickname sul web; Defender, il “Sigh of the Hammer” tatuato sulla pelle, sono segnali inequivocabili del mio amore incondizionato per i Manowar, ciò però non vuol dire “prostituirsi mentalmente” accettando ed enfatizzando qualsiasi cosa la band faccia.


Che piaccia o no, l’impatto dei Manowar sull’Heavy Metal è stato enorme, ed è per questo motivo che da loro ho sempre preteso il massimo, criticando sempre apertamente il “secondo periodo” della band Newyorkese.

Ma andiamo con ordine.

Basta dare una veloce occhiata alla discografia per renderci immediatamente conto di cosa sto parlando.

Dal 1982 al 1992 in “soli” dieci anni, la band è capace di realizzare la bellezza di 7 album il cui valore è probabilmente non quantificabile vista l’estrema importanza che hanno avuto nell’Heavy Metal e soprattutto per l’immenso contributo che hanno dato al genere Epic Metal.


Questa è senza alcun dubbio la decade d’oro dei Manowar, che coincide anche con la miglior formazione di sempre che vedeva Joey DeMaio, Eric Adams, il compianto Scott Columbus e il leggendario (probabilmente il vero valore aggiunto di quel periodo) Ross the Boss.



Dal 1992 al 2014 cambia tutto.

La line-up vede alternarsi vari batteristi, cosi come il ruolo del chitarrista ha visto avvicendarsi fra loro David Shankle, che già aveva sostituito Ross the Boss in “The Triumph of Steel” con Karl Logan, ancora oggi presente in formazione.

 Ma la vera svolta “negativa” si è avuta a livello compositivo/creativo, passando come detto da sette album in dieci anni, a sei album in ventidue anni!

Aggiungiamo inoltre che di questi sei album come si può notare, due sono ristampe e negli altri quattro le idee scarseggiano tanto da arrivare a farcire i vari lavori con cover improponibili (qualcuna magari riuscita meglio ma certamente non tale da alzare il livello dell’asticella).

A completare il quadro ci sono una serie di varie intro e intermezzi, qualcuno ha detto “Gods of War” ? e fortunatamente eravamo già nell’era della musica digitale, facile da “skippare” da un pezzo all’altro.


Ho sempre avuto la mia personalissima idea che nel computo totale di questi quattro album, si potrebbero salvare tranquillamente un numero di canzoni tale per comporre un unico grande album, e probabilmente adesso staremmo parlando di una storia diversa.

Del resto è normale che dopo aver dato tanto, quasi tutto in un periodo breve (dieci anni sono tanti, ma anche pochi) le idee possano scarseggiare, è successo a molte altre band e sarà sempre così.


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1996 - Louder Than Hell
Line-Up
Karl Logan - chitarra
Joey DeMaio - basso
Scott Columbus - batteria
Eric Adams - voce


Etichetta - Geffen Records

In realtà nel 1996 la band, era ancora in grado di colpire in maniera decisa con “Louder Than Hell”, ottavo lavoro dei Manowar, che seppur dimostri essere sin da subito un album non in grado di reggere il confronto col passato, è ricordato per il ritorno dietro le pelli di Scott Columbus e dell'entrata in scena di Karl Logan il quale accompagnerà la band fino all'annunciato quanto controverso tour di addio. 
Non mancano ovviamente i pezzi ispirati parliamo di “The Power”, “Courage” e soprattutto “Brothers of Metal”, nel complesso un album che supera la prova del tempo pur mostrando la chiara direzione che la band suo malgrado stava per imboccare.



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2002 - Warriors of the World
Line-Up
Karl Logan - chitarra
Joey DeMaio - basso
Scott Columbus - batteria
Eric Adams - voce


Etichetta - Nuclear Blast

E' dal 2002 con “Warriors of the World” che la band inizia a mostrare i sui limiti... 
Non avrei mai creduto di poter parlare di limiti riferendomi ai Manowar ma è così, l'album risulta scialbo, sembra confezionato quasi per contratto con la Nuclear Blast intendiamoci, qualche pezzo interessante ci sarebbe anche, come non citare “Call to Arms” o “Fight for Freedom”, ma soprattutto “Warriors Of The World (United)” divenuto negli anni un classico della band col suo poderoso refrain che suona “in your face”.
Interessante anche la versione epica di “Nessun Dorma”, seppur con evidenti limiti di pronuncia.
In sostanza “Warriors of the World” rappresenta il primo vero passo falso dei Manowar dopo trent'anni di gloriosa carriera.
In questo periodo inizierà anche il lungo boicottaggio della band al nostro paese, infatti dopo il Gods of Metal del 2002 e il mini tour di novembre dello stesso anno, i Manowar lasceranno passare esattamente 10 anni prima di rimettere piede sul suolo italico in occasione dell’edizione 2012 del Gods of Metal in quel di Milano.




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2007 - Gods of War
Line-Up
Karl Logan - chitarra
Joey DeMaio - basso
Scott Columbus - batteria
Eric Adams - voce


Etichetta - Magic Circle Music

Passano ben cinque anni e le speranze di sentire un nuovo album degno della fama della band è cresciuta in maniera esponenziale alla lunga attesa, che purtroppo però non verrà ripagata, anzi “Gods of War” è un flop.

Primo album rilasciato per la neonata Magic Circle Music l'etichetta discografica fondata nel 2003 dal bassista della band Joey DeMaio (grazie alla quale per lo meno scopriremo i tedeschi Majesty)

Sia chiaro, è proprio in questo periodo che la band inizia ad “arruolare” nuovi adeptu e per molti fans alcune canzoni presenti su “Gods of War” diventano "un inno”, una bandiera da sventolare orgogliosamente nel nome del "True Metal”

I veri Defender però hanno capito che della gloria dei Manowar ormai è rimasta solo l'attitudine che DeMaio e soci continuano a metterci inesorabilmente ad ogni live. 
Se è vero che le idee sono ormai ridotte al lumicino, non si può certo dire che la band non creda in ciò che fa e i loro show (all'estero) sono li a dimostrarlo anche se la loro ”sbruffonagine" inizia inevitabilmente a suscitare qualche perplessità in più.

Si inventeranno perfino un festival, il Magic Circle Festival che nel 2008 li vedrà protagonisti a Bad Arolsen nel cuore della Germania in due serate, riproponendo per intero i primi 6 album della loro carriera oltre ad altre song più recenti.

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2012 - The Lord of Steel
Line-Up
Karl Logan - chitarra
Joey DeMaio - basso
Donnie Hamzik - batteria
Eric Adams - voce


Etichetta - Magic Circle Music


Finché va tutto bene non ci sono problemi, fino a quando all’attitudine seguono album di spessore nessuno può dire nulla.
“Heavy metal will never die!”, “Death to false Metal”, “Poser leave the hall Heavy Metal”
Ma se la qualità delle release è quella appena citata, o peggio la dobbiamo cercare in “The Lord of Steel” (terzo album in dieci anni), purtroppo è palese che ormai la band non ha più nulla da dire.


Donnie Hamzik, già al lavoro sul primo album dei Manowar, prende il posto del compianto Scott Columbus alla batteria, nel frattempo la band torna live quasi in Italia in quel di Tolmin (Slovenia), nel Death to Infidels Tour, ovvero l’ultima edizione del Magic Circle Fest, per l’occasione posto come epilogo del glorioso Metal Camp.
Per il sottoscritto è stata anche l’occasione di rivedere in azione i Manowar, dopo ben 8 anni.



LIVE REPORT QUI


Cosa ci rimane di “The Lord of Steel” ?
sicuramente la meno scontata "El Gringo” episodio in cui la band mette da parte tematiche mitologiche delle tradizioni germaniche e scandinave, tuffandosi nella loro prima canzone scritta per un film: El Gringo, un western rivisitato in chiave moderna.

Delle due ristampe non vale neanche la pena parlarne, si tratta solo di una mera operazione commerciale.

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C'era però un tempo in cui i Manowar rappresentavano la gloria, quella vera alfieri orgogliosi del True Metal più epico!


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1982 - Battle Hymns
Line-Up
Ross the Boss - chitarra
Joey DeMaio - basso
Donnie Hamzik - batteria
Eric Adams - voce


Etichetta - Liberty Records



Eroici paladini della fede del metallo fin dagli esordi col leggendario “Battle Hymns”, datato 1982, album rude dalla produzione approssimativa in cui il connubio Joey DeMaio/Ross the Boss è in grado di forgiare delle vere pietre miliari capaci di resistere agli attacchi del tempo.

Basti citare “Metal Daze”, “Battle Hymn” e l'omonima “Manowar”!

Completano la formazione Eric Adams e Donny Hamzik alla batteria che dal successivo “Into Glory Ride” lascerà il posto al leggendario Scott Columbus, per poi tornare (essere richiamato) in occasione dell'ultimo studio album “The Lord of Steel”.


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1983 - Into Glory Ride
Line-Up
Ross the Boss - chitarra
Joey DeMaio - basso
Scott Columbus - batteria
Eric Adams - voce


Etichetta - Music for Nations

“Into Glory Ride” è il degno successore di “Battle Hymns", impossibile non citare “Warlord” o l’immensa “March for Revenge”.
Brani come “Gloves Of Metal” o la leggendaria “Gates Of Valhalla” non lasciano più spazio ad alcun dubbio, siamo al cospetto di una grandissima band!

Sono anche gli anni in cui i Manowar iniziano a presentare dei video in cui il confine fra epicità[I/] e [I]tamarragine è solcato da una sottilissima linea.
Contestualmente la band enfatizza in maniera decisa la loro passione per la cultura fisica, sfoggiando in ogni album fotografie degne di una partecipazione al Mr. Olympia.



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Tutto questo modo di essere, di presentarsi al pubblico non fa altro che alimentare sempre più la loro fama, del resto i Manowar sono sempre stati al centro dell’attenzione con polemiche più o meno costruite ad arte.
“Ogni giorno, ti svegli ed esci dal letto ben sapendo che della merda sta aspettando proprio te. Ogni giorno è una lotta, una battaglia e tu ti devi preparare per queste battaglie, per queste guerre. Devi essere preparato. Ed ecco dove entra in scena lo spirito dei Manowar. È per tutti, sia uomini che donne, che abbiano uno spirito combattivo. Allora, o tu combatti, e per vincere, o alzi le mani e ammetti che sei fottuto.”
(Joey DeMaio)

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1984 - Hail to England
Line-Up
Ross the Boss - chitarra
Joey DeMaio - basso
Scott Columbus - batteria
Eric Adams - voce


Etichetta - Music for Nations


Il 1984 è un anno decisivo con ben due uscite, “Hail to England” e “Sign of the Hammer", quindici pezzi divisi in due album imprescindibili che racchiudono episodi come “Blood of My Enemies”, “Kill with Power”, “Mountains”, “Thor”, la gloriosa “Guyana (Cult of the Damned)”, le title track dei rispettivi album “Hail to England” e “Sign of the Hammer”.

Direi che ne abbiamo abbastanza per continuare a diffondere il verbo della gloria!


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1984 - Sign of the Hammer
Line-Up
Ross the Boss - chitarra
Joey DeMaio - basso
Scott Columbus - batteria
Eric Adams - voce


Etichetta - Ten Records

Il focus è sempre lo stesso, suonare sempre più forte, diventare la band 
più potente del pianeta.
“Noi suoniamo Metal puro, vedete. Noi non suoniamo stronzate da radio.”
(Joey DeMaio)

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Dopo il quarto grande album in soli due anni, la band parte per un tour mondiale che li vedrà impegnati on-stage fino al 1986, anni in cui è finalmente arrivato il momento di concedersi una meritata pausa.

Da questo momento in poi dovremmo aprire una discussione a parte!
Siamo nel pieno degli anni ottanta, gli anni d'oro dell'Heavy Metal, ogni band sforna quelli che poi diventeranno i loro cavalli di battaglia:


Iron Maiden - Seventh Son of a Seventh Son, 
Helloween - Keeper Of The Seven Keys, 
Metallica - ...And Justice for All, Guns N' Roses - Appetite for Destruction


Lo sappiamo, la lista potrebbe continuare all’infinito…



“Fighting the World” e “Kings of Metal” rappresentano per i Manowar quello che i due “Keeper” rappresentano per gli Helloween, o “Somewhere in Time” e “Seventh Son” per gli Iron Maiden e così via: la “doppietta perfetta”, in altre parole i due album messi insieme che consacrano una band in maniera definitiva!


Ma andiamo con ordine.

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1987 - Fighting the World

Line-Up
Ross the Boss - chitarra
Joey DeMaio - basso
Scott Columbus - batteria
Eric Adams - voce


Etichetta - Atlantic Records


Correva l'anno 1987 in Tv debuttava la Ruota della Fortuna mentre il programma dell’anno era Indietro tutta, sul grande schermo arrivano Full Metal Jacket e un certo RoboCop, nel campionato italiano il Napoli vince il suo primo scudetto, mentre alla radio Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi “potevano dare di più”, e Al Bano e Romina avevano una “nostalgia canaglia”

E poi c’erano loro, che dal nulla danno alle stampe per Atlantic Records il magnifico “Fighting the World”!

Di cosa stiamo parlando?
qui siamo al cospetto di un album sorprendente in cui abbiamo TUTTO!

Un lavoro che diventerà una trave importante nella carriera dei Manowar.

“Fighting the World”
“Blow Your Speakers”
“Carry On”
“Violence and Bloodshed”
“Defender”
“Drums of Doom”
“Holy War”
“Master of Revenge”
“Black Wind, Fire and Steel”




Trovatemi un punto debole!


I suoni sono incredibili, tutto è perfetto, “Carry On” è da sempre uno dei miei pezzi preferiti, per quanto riguarda “Defender” non so se ha meno bisogno di presentazione la canzone o chi la interpreta, “Fighting the World”, “Holy War” sono la massima espressione della battaglia che i Manowar hanno deciso di intraprendere con questo album, il finale epico di “Black Wind, Fire and Steel” ha il “sapore” di in una cannonata che si perde su alture devastate.
Un album che non può mancare nella discografia di chi ascolta Heavy Metal, dal quale ogni Defender non può prescindere!



Capitolo “Defender”

Il brano risale al 1983 pubblicato come secondo singolo dei Manowar, la voce narrante fu prestata dal famoso attore americano Orson Welles.
La versione definitiva inserita nell’album “Fighting the World” del 1987 viene pubblicata due anni dopo la morte di Welles, il che ha reso decisamente più importante la qualità e l’importanza del prodotto finale.



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1988 - Kings of Metal
Line-Up
Ross the Boss - chitarra
Joey DeMaio - basso
Scott Columbus - batteria
Eric Adams - voce


Etichetta - Atlantic Records

Si poteva forse fare meglio?
Evidentemente si, ecco ancora una volta il trademark tipico del sound dei Manowar, caratterizzato da refrain di facile presa, parti tirate, doppia cassa, assoli melodici e via dicendo.
“Kings of Metal”, “Heart of Steel”, "Kingdom Come” sono ormai una scuola di pensiero, senza dimenticare la micidiale “Blood of the Kings” ma soprattutto quello che diventerà l’inno di ogni Defender, la sontuosa “Hail and Kill” la cui influenza nell’Heavy Metal è pari a quella della portata di un tornado che demolisce qualsiasi cosa trovi lungo il suo cammino.

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Ross the Boss, Joey DeMaio, Scott Columbus, Eric Adams

Purtroppo con “Kings of Metal” sarà anche l’ultima volta che vedremo all’opera questa gloriosa line-up, che in 8 anni è riuscita a ritagliarsi un posto nell’Olimpo degli Dei del Metal

Other bands play…Manowar Kill



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1992 - The Triumph of Steel
Line-Up
David Shankle - chitarra
Joey DeMaio - basso
Kenny Earl "Rhino" Edwards - batteria
Eric Adams - voce


Etichetta - Atlantic Records

Passeranno ben quattro anni, un tempo davvero immenso per come la band ci aveva abituato in passato.
Quando Ross the Boss e Scott Columbus lasciarono la band, qualcuno avrebbe potuto (giustamente) pensare che fosse tutto finito, i sostituti dei due leggendari Ex Manowar sono David Shankle alla chitarra e Kenny Earl "Rhino" Edwards a picchiare dietro le pelli.

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Che Ross the Boss fosse il deus ex machina dei Manowar, non avevamo dubbi, dunque era inevitabile una certa diffidenza nell’approccio del settimo studio album della band.

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“The Triumph of Steel” è un album che suona subito in modo diverso, scritto interamente da Joey DeMaio si tratta probabilmente del lavoro più “maturo” della band Newyorkese.

70 minuti suddivisi in maniera perfetta con la “mini opera” “Achilles, Agony and Ecstasy” nel Side A, e altri sette pezzi nel Side B (chi possiede il vinile lo sa). 
Dopo la prova articolata della prima traccia, si parte alla grande con dei brani che nel tempo sono diventati leggenda!

Su tutti spiccano la celeberrima “Metal Warriors” e la gloriosa “The Power of Thy Sword”.
“Spirit Horse of the Cherokee” merita un discorso a parte, probabilmente uno dei brani più riusciti dei Manowar, che per la prima volta trattano tematiche più consone alla loro terra nativa americana, rendendo omaggio alla grandezza del valoroso popolo pellerossa sterminato dall’uomo bianco.

L’album si chiude in maniera malinconica con “Master of the Wind”, una ballata struggente, che rappresenta per certi versi il “Canto del cigno” per i Manowar, che come abbiamo visto non riusciranno mai più ad esprimersi su questi livelli.



Mi rendo conto che probabilmente non sono riuscito a tenere una linea diversa dalla solita “guida” wikipediana, l’intenzione iniziale era rendere omaggio ad una band di grande importanza nel panorama Heavy Metal, cercando tuttavia di essere il più obiettivi possibili. 
A maggior ragione ora che i Manowar hanno annunciato il loro “The Final Battle World Tour” a proposito del quale si potrebbe parlare a lungo.


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L’impressione è che si tratti di qualcosa che ormai la band si stia trascinando dietro come un peso, iniziata con varie vicissitudini, fra cui la sostituzione alla batteria di Donnie Hamzik con un certo Marcus Castellani, pescato nei “Kings of Steel” una tribute band brasiliana.

A tutto ciò aggiungiamo il carico da novanta delle aspettative verso le date di questo tour, che si chiama “World Tour” ma al momento a parte qualche data scandinava è più che altro un affare che riguarda esclusivamente la Germania e che doveva concludersi nel 2017 ma che invece ha visto un colpo di coda con l’aggiunta di ulteriori date nel 2019, manco a dirlo ancora in Germania.

La speranza è che nei prossimi mesi diventi davvero un “tour mondiale” degno di questo nome e magari con la “sorpresa” di qualche gradito ritorno sul placo.

Ad ogni modo una cosa è sicura, quando anche gli invincibili guerrieri di New York appenderanno gli strumenti al chiodo, l’Heavy Metal non sarà mai più lo stesso.

“When you are old enough to read this words
Their meaning will unfold
These words all that's left
And though we've never meet, my only son
I hope you know
That I would have been there to watch you grow
But my call was heard and I did go
Now your mission lies ahead of you
As it did mine so long ago
To help the helpless ones who all look up to you
And to defend them to the end”

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Discografia

1982 - Battle Hymns
1983 - Into Glory Ride
1984 - Hail to England
1984 - Sign of the Hammer
1987 - Fighting the World
1988 - Kings of Metal
1992 - The Triumph of Steel
1996 - Louder Than Hell
2002 - Warriors of the World
2007 - Gods of War
2010 - Battle Hymns MMXI
2012 - The Lord of Steel
2014 - Kings of Metal MMXIV

Line-Up Attuale
Joey DeMaio – basso, tastiere (1980-presente)
Eric Adams – voce (1980-presente)
Karl Logan – chitarra, tastiere (1994-presente)

Ex componenti
Carl Canedy – batteria (1980-1981)
Ross the Boss– chitarra (1980-1989)
Donnie Hamzik – batteria (1981-1983, 2009-2017)
Scott Columbus – batteria (1983-1991, 1994-2008)
David Shankle – chitarra (1989-1994)
Kenny Earl "Rhino" Edwards – batteria (1991-1994, 2008-2009)

http://manowar.com
Articolo a cura di Fabio De Carlo

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Inserito il 13 mag 2018 alle 12:51


1982 - Battle Hymns 1983 - Into Glory Ride 1984 - Hail to England 1984 - Sign of the Hammer 1987 - Fighting the World 1988 - Kings of Metal 1992 - The Triumph of Steel i primi 7 album sono tutti dei capolavori poi il declino iniziato con il pessimo 1996 - Louder Than Hell.

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