2018: un anno di metal tra ritorni ed esordi

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Pubblicato il:07/02/2018
Gloriosi utenti di Metal.it, un altro anno è appena passato, regalandoci peraltro delle ottime e consolidate realtà accanto a nomi più giovani e meno noti, ed un altro è già velocemente iniziato, presentandoci un gennaio già interessantissimo e preludio a quello che sembra essere un 2018 assolutamente pieno zeppo di di appuntamenti imperdibili: se già qualcuno di essi si è rivelato in questo gennaio appena terminato, quando con risultati positivi (Black Label Society), quando con discutibili approcci (Machine Head), altri sono già programmati di fronte a noi, come il nuovo album dei Judas Priest intitolato “Firepower”, previsto per Marzo e già presentato con un paio di singoli in anteprima davvero promettenti, o più avanti nel tempo come i nuovi lavori di band ferme da diversi anni, come il ritorno degli A Perfect Circle che sono ormai fermi da 15 anni se escludiamo il terzo album di cover e che sono attesi entro giugno.

Dubbi su una nuova uscita da parte dei redivivi Exodus, con il secondo album di fila del ritrovato Steve Zetro Sousa dietro al microfono, mentre praticamente impossibile attenderci qualcosa da Dave Mustaine dei Megadeth che con i suoi tempi ed impegni probabilmente entrerà in studio di registrazione entro la fine dell’anno ma per il successore dell’ottimo “Dystopia” che vedrà la propria pubblicazione solamente nel 2019.
Al pari delle quotazioni per scommesse sportive, su alcune uscite ci sentiamo di scommettere riguardo la buona qualità delle pubblicazioni attese, in primis come detto su “Firepower” dei Judas Priest, aiutati certamente dai singoli già pubblicati ma anche dal ritorno di Tom Allom dietro la console in veste di produttore, affiancato da Andy Sneap, per rimediare al terribile sound che affliggeva il precedente “Redeemer of Souls”, oppure possiamo puntare tutto su “Mark of the Necrogram” dei Necrophobic, attesi tra poco più di due settimane su Century Media, che pare riportare i satanisti in carreggiata dopo il tremendo “Womb of Lilithu” del 2013 su Season of Mist.

Altra scommessa, assai meno sicura ma su cui si potrebbe tentare, riguarda il redivivo Alexi Laiho ed i suoi Children of Bodom, dopo due album senza dubbio più validi dei precedenti come “Halo of Blood” e “I Worship Chaos”, rispettivamente del 2013 e 2015, le premesse per qualcosa di finalmente valido ci sono tutte, nella speranza di tornare ai fasti del glorioso passato che ha caratterizzato tutte le loro uscite sino a “Follow the Reaper”. Due ritorni su cui, ahimè, scommetteremmo invece per un esito non felicissimo riguardano due nomi grossi del metal circuit ma in crisi creativa da ormai troppi anni: il primo riguarda quello dei Kamelot, che già sul finale della carriera insieme a Roy Khan stavano mostrando la corda e che sono riusciti a peggiorare da quando è salito sulla barca l’incolpevole e pur bravo Tommy Karevik al microfono, che sono attesi per inizio Aprile con “The Shadow Theory”; l’altro è quello dei norvegesi Dimmu Borgir, anche loro fermi al palo da ben 15 anni dall’ottimo “Death Cult Armageddon” del 2003 con due uscite come “In Sorte Diaboli” ed “Abrahadabra” assai deludenti: riuscirà il nuovo “Eonian”, atteso per maggio, a far risplendere nuovamente la stella di Shagrath?

Tra i grandi nomi di ritorno di sicuro avremo un nuovo disco di inediti da parte dei Dokken, di cui tuttavia a parte i live album non ci sono altri dettagli al momento, e quello degli Anthrax che dopo un’intensissima tourneè probabilmente a breve torneranno in studio: tuttavia non ci sentiamo di scommettere troppo sulla qualità delle loro prossime uscite data l’estrema altalenanza di qualità da parte di entrambe le formazioni negli ultimi anni.

Paragrafo a parte per quanto riguarda il 2018 da parte di band giovani, esordienti o meno, su cui ci sono forti aspettative è quello che dedichiamo al roster della nostrana Frontiers Records, sempre attenta e preparata sia sui grandi nomi sia su quelli che un giorno si spera possano diventarlo! Partiamo dalla frangia della cosiddetta New Wave of British Hard Rock con gli inglesi The Brink, a metà tra Def Leppard e Bon Jovi, che usciranno con il loro album di esordio, e sempre dall’Inghilterra arrivano i City of Thieves con il loro graffiante heavy rock. Per quanto riguarda il versante AOR luci puntate sui Perfect Plan, che vengono da una terra dalle grandi tradizioni in questo campo ovvero la Svezia, così come i Creye di Malmo. Completano la rassegna i Doomsday Outlaw, band heavy blues rock ancora dal Regno Unito, ed infine i croati Animal Drive, introdotti direttamente da quel grandissimo artista che è Jeff Scott Soto, e che grazie alla voce ed al carisma del loro leader Dino Jarusic puntano ad essere una delle rivelazioni del 2018.

A proposito di puntate… visto l’enorme successo che il “Pumpkins United tour” ha portato agli Helloween in occasione della reunion con quei vecchi zucconi di Michael Kiske e Kai Hansen, vogliamo vedere che la band di Amburgo cavalcherà l’onda lunga, andando a pubblicare un nuovo disco da studio con tutti e sette i protagonisti della tourneè trionfale, compresa l’indimenticabile data di Novembre a Milano? Si accettano scommesse!

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Articolo a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

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