Vinili, CD, MP3. A che punto siamo?

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Pubblicato il:26/01/2018
Si sentono sempre più spesso cifre buttate un po' alla rinfusa sulla vendita della musica. C'è il digitale che tira tantissimo, c'è il CD che è morto, il vinile che, dopo essere rinato, viaggia forte... Ma questo vale per tutti i generi oppure è l'ennesimo ragionamento globale? Sono domande che mi faccio perché, pensando sempre e solo al mio amato metal, magari non ho la visione d'insieme del mercato musicale, forse una visione distorta. È giusto una mia curiosità che ho provato a togliermi alla Mostra Mercato del Disco e CD svoltasi a Modena domenica 14 gennaio, facendo un po' di domande in giro ad espositori e "ricercatori" di album perduti nel tempo, cercando di capire meglio la situazione attuale.


Ad accogliermi, nell'area Fiere di Modena, una quantità spropositata di gente, auto parcheggiate lungo i fossi, nelle rotonde, a lato della strada, una fila alla cassa che una volta esaurita è già ora di farsi nuovamente la barba.

Scopro che all'esposizione sono stati aggregati anche elettronica, concorsi di cosplay, fumetti, videogiochi, battaglie di robot... ed ecco spiegate le numerose presenze. Facendomi largo tra bidoni del pattume travestiti da Sailor Moon, caldaie in età puberale mascherate da principesse-guerriere e uomini di cartapesta che nemmeno gli Emperor di Anthems, raggiungo il padiglione espositivo i cui corridoi sono stipati e, tra me e me, penso sia un buon segnale, che potrebbe tradursi in numerosi espositori ben forniti.
Non proprio.

Prima verità raccolta parlando con un signore al primissimo banchetto dei dischi: "c'è un sacco di gente, una decina di persone costanti davanti ai miei dischi, ma sono solo curiosi che si trovano qui mentre girano per la manifestazione". Mi fermo poi a curiosare poco più in là avendo visto un vinile degli Hellion (che verrà poi a casa con me) e, chiedendo allo standista come va la giornata, mi risponde: "mi dicono che siamo sulle 27.000 presenze, se ci pensi è come una piccola città! Il fatto è che c'è davvero poca gente interessata alla musica, molti sono travestiti o qui per altre cose. Sempre più spesso le fiere del disco, per non morire o per attirare più gente, vengono aggregate ad altre manifestazioni" -gli chiedo poi se pensa sia un bene o un male - "io giro spesso ad esporre ed il fatto è che gli appassionati di musica non aumentano, anzi, si trovano a pagare magari prezzi maggiori per entrare ad esposizioni in cui gran parte delle cose non è di loro interesse". Domando allora quale potrebbe essere una soluzione e mi risponde "dovrebbero magari fare un ingresso riservato a prezzo ridotto a chi interessa solo il lato musicale dell'esposizione. Dieci euro di ingresso sono tanti".

Interessante, da rifletterci su.

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Proseguo il mio cammino nel padiglione e, fermandomi davanti ad una grande distesa di CD con su scritto "metal", ne approfitto per cercare alcuni degli album nella mia lista e chiedere al signore di mezz'età con capelli lunghi segnati dal tempo se il CD è davvero morto ed il futuro sia il passato, ovvero il vinile. Mi risponde "è vero che da qualche anno c'è un grande interesse per il vinile, vengono fatte ristampe e riproposti album persi nel tempo ma il CD, se a prezzo giusto, funziona ancora.

Certo, parliamo sempre di appassionati e non ascoltatori saltuari
". Gli chiedo se sia quindi una questione di prezzo e mi risponde "vedo che se ci sono da spendere 20/25 euro, i ragazzi puntano il vinile, è visivamente più accattivante e tengono in mano qualcosa di cui sono orgogliosi. Il CD funziona con un prezzo dai 5 ai 15 euro, oppure nell'usato". Faccio ancora qualche passo e mi fermo allo stand di due signori sulla cinquantina che vendono prevalentemente rock '70/'80 ad uno di loro chiedo, essendo un genere diverso da quello per cui vivo, un parere sulle vendite del loro settore e mi risponde "questo tipo di musica è eterno -riferendosi ai seventies- e gli appassionati ci sono sempre stati, è che ora hanno la barba ed i capelli bianchi". Domando se vede un ricambio generazionale e mi dice "ma ti rendi conto che The Dark Side Of The Moon vende tantissimo ancora oggi ed è in cima alle classifiche? Vedo ragazzi che lo cercano, lo vogliono in vinile perché è un simbolo di quegli anni e della musica tutta. Ne ho venduta una copia tedesca poco fa, ho chiesto se interessava anche una copia di Meddle a buon prezzo ma non lo conoscevano...". Mi chiedo se alcuni lo comprino come feticcio "certo, molti acquistano album-icone degli anni '70/'80 per dire che lo possiedono, per incorniciarlo ed appenderlo in casa". Non penso siano questi i clienti abituali e, per fortuna, continua "questo genere di acquirenti capitano ogni tanto ma per fortuna la musica rock è sempre stata vissuta in modo vero dai sui appassionati e, meno male, ci sono anche molti ragazzi che comprano dischi usati sull'onda della rinascita del vinile perché capiscono che quella era vera musica, non l'usa e getta che passa oggi". Domandando anche in questa occasione se il formato CD sia ancora gettonato, la risposta è "spesso si vendono copie di LP usati a 9/12/15 euro ed a parità di prezzo il vinile vince sicuramente".

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Mentre la mia borsina conta un CD e un vinile, continuo la mia esplorazione e vedo standisti che già prima dell'orario di chiusura (le 18,00) raccolgono le loro scatole ed impilano il loro materiale. Sentendoli parlare tra di loro, risulta evidente come la giornata, nonostante le numerosissime presenze, non sia stata particolarmente produttiva ed i motivi lamentati sono gli stessi riportati qualche riga sopra.

Mi fermo poi un attimo a fianco di un ragazzo, di poco più di vent'anni, che sta passando in rassegna vinili funk e soul e, trovandolo insolito, chiedo se sia un appassionato e lui mi risponde "questa musica mi piace un sacco, è profonda, vera e non mi interessa che sia vecchia, è molto meglio della spazzatura che si sente per radio". Chiedendo poi come abbia cominciato, mi dice "sono entrato due/tre anni fa in un negozio di dischi, quasi per caso, e stava suonando 'Think' di James Brown. È stata una folgorazione, da allora ho letto e ascoltato un sacco di roba". Gli chiedo allora se preferisce gli MP3, se ascolta questa musica su Spotify o se predilige il supporto fisico e mi risponde subito "di soldi non ne ho molti perché ancora non ho trovato lavoro, ma i pochi che ho li uso per qualche CD o LP economico. Meno male che c'è Spotify, mi è utilissimo e lo uso tanto per scoprire cose nuove, però mi piace vedere la mia musica". A questo punto, vedendoci chiacchierare, si unisce il proprietario dello stand, un ragazzo sulla quarantina, che aggiunge "per fortuna ci sono giovani appassionati di funk, folk, blues, classica e soprattutto voi metallari -indicando me ed il mio chiodo- questi generi non moriranno mai e vengono sempre scoperti e riscoperti da nuova gente, anche perché altrimenti qui non si vende più niente".

Si aggrega un altro espositore vicino che sente il bisogno di dire la sua "ci sbattiamo tanto con le vendite per corrispondenza, cerchiamo di sopravvivere in quel modo e facendo le fiere. Tenere in piedi negozi non conviene, ci sono troppi costi, ormai è impensabile". Visto che sembra disposto a partecipare alla chiacchierata, gli ricordo che una volta i negozi erano anche punto di aggregazione, luoghi in cui si comprava ma ci si vedeva tra ascoltatori dello stesso genere. Lui mi interrompe dicendo "eh... era bello ma ormai è quasi tutto morto. Rimangono pochi negozi e la gente ascolta per i fatti suoi. Già si fatica ad essere competitivi nel mercato on-line con giganti come Amazon e altri, mettere in piedi un negozio, oggi, è da pazzi".

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Mi fermo poi al banchetto della Punishment18 e, visto il poco tempo a disposizione (l'orario di chiusura incombe) elenco a Corrado (boss dell'etichetta) alcuni dischi che sto cercando, mentre lo speaker minaccia di togliere la corrente agli stand ed invita, in modo molto sottile, la gente ad uscire.

Lui si stupisce un po' delle mie richieste visto che tante sono cose datate e fuori catalogo, ma si dimostra disponibilissimo e mi invita ad inviargli una mail per vedere se in magazzino ha qualche titolo tra quelli richiesti. Gentilissimo, molti altri espositori, invece, si limitano a buttare lì un "vieni alla prossima fiera che porto più roba". Anche questo, per un appassionato, fa la differenza.

Ormai le guardie armate della fiera si fanno sempre più pressanti verso gli ultimi irriducibili e io mi incammino verso l'uscita con la mia borsina semivuota ma con diverse risposte che cercavo che, seppur incomplete e basate su un campione esiguo, disegnano per sommi capi il panorama musicale attuale.

Insomma, se si devono cacciare più di 20 sacchi, la scelta ricade su un prodotto più gratificante, materiale, e che va nella direzione opposta dell'immaterialità degli MP3. Il Compact Disc, se a prezzo interessante, funziona ancora anche perché l'appassionato è spesso collezionista o comunque ci tiene ad avere su una mensola o su uno scaffale la propria musica, ma l'LP è in cima alle preferenze. In tutto questo, le fiere del disco cercano di sopravvivere "aggregandosi" ad altre manifestazioni con alterna felicità degli espositori, mentre gli appassionati... beh, quelli ci sono sempre, irriducibili, ai quali fortunatamente si aggiunge qualche giovane attratto dalla buona musica e qualche consumatore casuale che fa comunque numero anche se compra dischi quasi per arredamento.

Molta, molta individualità e poco senso di appartenenza, di condivisione, eccetto per alcuni generi specifici. Di questa clamorosa rinascita del vinile, così sbandierata, non vedo però -almeno per i piccoli venditori/distributori- una ragione tale per cui essere ottimisti, almeno, così ottimisti da mettere in piedi nuove attività, semmai è un modo per vendere qualcosa in più, per fare arrivare un po' d'ossigeno.

Mentre un ragazzo vestito da mucca cerca di recuperare la sua auto scivolata dentro un fosso, faccio lo slalom tra il traffico della zona fieristica cercando di tornare a casa. Ho nella testa qualche risposta in più -sebbene alcune siano scontate- e la certezza di tre CD e un LP da aggiungere alla mia collezione. Sì, mai come in questi tempi c'è bisogno di una sicurezza da possedere, da toccare con mano e da vivere, perché di incertezze e momenti effimeri, è piena la vita.

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Articolo a cura di Francesco Frank Gozzi

Ultimi commenti dei lettori

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Inserito il 13 nov 2018 alle 15:29

Bellissimo articolo, molto malinconico ma la realtà è questa. Dalle mie parti l'unico negozio di dischi ha chiuso secoli fa... rimane solo l'online, non è bello come una volta ma meglio di niente. Certo non c'è quella magia di quando entrai in negozio e ascoltando i Down per caso ordinai per la modica cifra di 45mila lire la mia copia americana di NOLA... teniamo duro

Inserito il 30 gen 2018 alle 03:16

Troppo gentili ragazzuoli, grazie per aver trovato il tempo per leggere questo articoletto. È dispendioso in termini di tempo e denaro ma cercare la musica, trovarla, tenerla in mano e viverla, farla risuonare, per me rimane importantissimo. Il digitale aiuta tanto, ma non risolve, non sazia il mio bisogno. Poi magari faccio un banchetto "tutto a 1 euro" tiro su due spicci e faccio una crociera lungo il Po ascoltando il blues del delta su Spotify... ma non sono ancora pronto.

Inserito il 29 gen 2018 alle 20:27

Bell'articolo Frank...do un piccolo apporto con la mia personale esperienza di trader occasionale (come passatempo e per autoalimentare la mia collezione). Ti posso garantire che PER QUANTO RIGUARDA rock (non tutto, prog e stoner principalmente) l'hard rock e il metal il mercato è assolutamente effervescente. Degli altri macrogeneri per la mia modestissima esperienza vanno ancora abbastanza forte jazz e vecchio blues, ah...anche la musica industrial/noise/elettronica ma è molto più di nicchia. Il resto non vale più assolutamente nulla e potrebbero essere usati come piattelli per il tiro al volo

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