Atman - Stiamo Uccidendo Le Nostre Anime

Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2008
Durata:23 min.
Etichetta:Sardanapala Records

Tracklist

  1. OGGI ANCORA SONO PERSO
  2. L’EDUCAZIONE EMOTIVA
  3. L’INFERNO E LA POESIA
  4. COME UN FIORE DI LOTO
  5. STIAMO UCCIDENDO LE NOSTRE ANIME

Line up

  • Devid Winter: vocals, guitars, keyboards
  • Rent: guitars
  • Andrew White: bass
  • Matt: drums

Voto medio utenti

Sarò sincero. Ho provato un pizzico di delusione nell’apprendere che gli Atman, dopo alcuni apprezzati lavori in inglese, avevano deciso di affidarsi all’idioma italico per il loro nuovo Ep.
Non che sia contrario a questo tipo di forma espressiva, anzi, ma è innegabile che così facendo i nostri limitano le loro cospicue possibilità d’affermazione “internazionale” nel panorama “maggiore” del rock alternativo, una scena che a mio modo di vedere ha viceversa sempre più bisogno di “gente” capace di esprimere freschezza, grinta e intensità emotiva senza scadere in forme di ovvietà ed apatia.
Devo anche ammettere, però, che mi sono fatto immediatamente “una ragione” della nuova situazione, poiché alla prova dei fatti il risultato è assolutamente avvincente, non perde una stilla della sua potenza seduttiva e acquista una ancora maggiore immediatezza e comprensibilità (la volontà di realizzare un prodotto più facilmente intelligibile è alla base di questa preferenza linguistica) grazie a testi che coniugano introspezione e critica tramite l’intelligenza, un denominatore comune da queste parti ancora in grado di fare la differenza.
E poi, diciamola tutta … se il panorama mondiale non è dei migliori, quello nazionale se la passa probabilmente pure peggio, pieno com’è di prodotti insulsi e preconfezionati, il cui successo è determinato da qualche “misteriosa” ragione che in ogni caso quasi mai si chiama “qualità”.
Musicalmente gli Atman ripropongono la loro formula vincente fatta di post-punk, grunge e rock oscuro, in cui gli echi di Afterhours (forse leggermente più vivi che in passato), Placebo, Smashing Pumpkins e Manic Street Preachers, non sono mai presenze fastidiose ed invadenti, ma solamente dei piacevoli riverberi nella memoria sonora degli ascoltatori appassionati.
Cinque brani in cui ci si può “riconoscere” agevolmente (personalmente mi sento spesso “confuso come un fiore di loto”, incapace di capire “l’equilibrio sociale”, volendo in fondo “poter essere solo quello che riesco ad essere”, così come sono convinto che nella nostra società stiamo davvero rischiando di “uccidere le nostre anime”, “cancellando la nostra identità”, cercando di “comprare la felicità” e “mostrando la parte peggiore di noi”) coinvolgenti nella loro totalità, pieni di fuoco, lirismo (guarda caso uno dei gioielli del disco s’intitola “L’inferno e la poesia”!), inquietudine, scatti adrenalinici, melodia e malinconia, elementi costitutivi di una maturità e di una perizia ormai giunte ad uno standard tale da consentire al quartetto toscano di fare bene qualunque sia il contesto interpretativo selezionato.
Non so se quella della madrelingua è da considerare una scelta “definitiva”, ma se così fosse, “pazienza”, vuol dire che sarà “solamente” la nostra italietta a giovarsi in primo luogo della favolosa essenza artistica degli Atman, una band che ha forse ridotto il suo “raggio d’azione”, ma si conferma come una delle realtà più interessanti del settore, attrezzata per ottenere un ampio consenso e non solo a livello “sotterraneo”.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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