Iron Maiden - Seventh Son Of A Seventh Son

Copertina 7,5

Info

Past
Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:1988
Durata:44 min.
Etichetta:EMI

Tracklist

  1. MOONCHILD
  2. INFINITE DREAMS
  3. CAN I PLAY WITH MADNESS
  4. THE EVIL THAT MEN DO
  5. SEVENTH SON OF A SEVENTH SON
  6. THE PROPHECY
  7. THE CLAIRVOYANT
  8. ONLY THE GOOD DIE YOUNG

Line up

  • Bruce Dickinson: vocals
  • Steve Harris: bass
  • David Murray: guitars
  • Adrian Smith: guitars
  • Nick McBrain: drums

Voto medio utenti

In occasione delle ristampe realizzate da EMI, mi sono trovato, a distanza di mille anni, ad “accattarmi” la versione rimasterizzata di “Seventh Son of a Seventh Son”, forse l’album più sperimentale della “prima fase” degli Iron Maiden. E così, mosso da curiosità, ho scoperto che non c’era ancora una recensione sul nostro beneamato portale… quale migliore occasione???

È il 1987, e i Maiden sono ormai delle icone del rock/metal mondiale, grazie allo strepitoso successo di un album come “Powerslave” e del successivo tour mondiale, che li ha portati sui palchi di mezzo mondo e che è stato immortalato nel capolavoro “Live After Death”. Poco tempo dopo, i mai domi Harris, Dicknson e soci avevano sfornato un “Somewhere in Time” che apriva per la prima volta ai sintetizzatori, ed a sperimentazioni tecnologiche sugli effetti di chitarra. Accolto con un misto di curiosità e storcere di nasi, l’album aveva posto un interrogativo: riusciranno gli Iron Maiden a restare fedeli al loro trademark, o intraprenderanno un cammino di rivoluzione, di progressione che li porterà lontani dal tipico Maiden-sound?

La risposta arriva, proprio nel 1988, appunto con “Seventh Son of a Seventh Son”. Il disco è l’unico concept-album nella carriera dei Maiden, anche se la definizione va intesa più come “unità di contenuto e di argomento” piuttosto che come “una storia narrata canzone dopo canzone”. La solita, stupenda copertina di Derek Riggs, ed otto tracce che spingeranno la voglia di sperimentare di Steve Harris ancora un pelino più in là, essendo questo l’album forse più “prog” della discografia maideniana. Sarà proprio questa la molla ad allontanare dalla band il chitarrista Adrian Smith, che non vedeva di buon occhio la direzione stilistica intrapresa dalla band, ma soprattutto il taglio sempre più dispotico ed accentratore che Steve stava dando alla sua creatura. Lo stesso motivo spingerà, un paio d’album in là, lo stesso Bruce Dickinson a fuggire dai Maiden, per ritornarvi solo nel 2000.

Musicalmente, “Seventh Son…” si apre con un’intro acustica, che ci introduce all’argomento dell’album e che si ripresenterà, in maniera lievemente diversa, anche come outro, sebbene in nessuno dei due casi la traccia sia stata separata dalla song che la segue (o la precede). Il primo, vero brano è dunque “Moonchild”, una classica Maiden song, dal gran ritornello, rispolverata tra l’altro in occasione del “Somewhere Back in Time World Tour”. La struttura è solida, e sebbene il riff iniziale sia introdotto da un sintetizzatore sono le chitarre di Murray e Smith a farla da padrone per tutto il brano. Subito dopo, “Infinite Dreams” apre con un’intro melanconica e delicata, una delle poche occasioni dateci dal fab 5 di sentire chitarre pulite all’inizio di un brano, ma il suo incedere si farà maestoso e dolorosamente epico. Il terzo posto in scaletta è affidato a “Can I Play wiht Madness”, primo singolo estratto dall’album e, secondo me, brano sopravvalutato, dotato di una sezione strofa-ritornello che più banale non si può… In particolare, odio quella tastierina che accompagna il refrain, davvero un brano brutto, eppure, misteri dei Maiden, è diventato una hit nelle scalette dei loro concerti.
Traccia n°4: “The Evil that Men Do”, e qui il discorso cambia radicalmente: la più bella traccia di questo album, e una delle più belle (a mio avviso) dell’intera discografia dei Maiden, con un riff in cavalcata semplicemente fantastico, ed un ritornello indelebile, da cantare a squarciagola… ce ne fossero, di brani così!
La title track, posta al n°5, è il brano più “prog” (virgolette d’obbligo) di questo album, epica e tastierosa sin dall’intro e con un break bellissimo ed inquietante affidato a basso, tastiere e batteria… Un brano insolitamente complicato e strutturato, ma dal livello decisamente alto.
Come prevede la legge del contrappasso, il pezzo più brutto deve seguire immediatamente: trattasi di “The Prophecy”, scialbo brano in 6/4 che non lascia neanche il ricordo di sé (sfido chiunque a chiedere ad un Maiden fan: “ti piace The Prophecy”? Se la domanda è posta senza contestualizzare, il 90% delle risposte sarà più o meno: “E qual è???”).
La doppietta finale è da urlo: trattasi di “The Clairvoyant”, stupenda dal testo alla strofa in battere, e la mai troppo sottovalutata “Only the Good Die Young”, per me uno degli highlights di “Seventh Son…”, una classica cavalcata sulla quale le chitarre ricamano in terza, nel più puro Maiden-style.

Un album sicuramente coraggioso, che prosegue il discorso iniziato da “Somewhere in Time”, ossia una ricerca sonora, un bisogno di maturità artistica e di distaccarsi dal solito pattern simil- The Trooper… Una strada affascinante e difficile, che spesso porterà a passi falsi, come nell’orrendo, seguente “No Prayer for the Dying”… ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.
Recensione a cura di Pippo 'Sbranf' Marino
Iron Maiden - Seventh son of a seventh son

Visioni profetiche,lotte tra il bene e il male,esoterismo,reincarnazione sono i temi trattati nei testi del criptico Seventh son of a seventh son.Unici e inimitabili,legati alla EMI((in Europa)da almeno 8 anni,pubblicano 8 tracce su un tappeto sonoro di sintetizzatori e con il super bassista che eccede in stavaganza con l'uso smodato della tecnica slapping.Sulla coverfront viene raffigurata la mascotte Ed(by Derek Riggs)con un corpo femminile scarnificato dallo sterno in giu' sommersa in acqua.

Seventh Son Of A Seventh Son

è indubbiamente l' album degli iron maiden che preferisco!

Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 11 apr 2017 alle 11:33

the prophecy è una delle mie preferite pensa un po' :D

Inserito il 16 ott 2012 alle 11:11

a voler trovare il pelo nell'uovo, si potrebbe criticare su questo disco solo "The prophecy" (che secondo me è l'unica traccia debole) e sulla title-track, molto bella ma che si prolunga un pò troppo rispetto al dovuto. Per il resto siamo su livelli stratosferici.... disco nel complesso "ALMENO" da 9/10!!!

Inserito il 12 ott 2012 alle 16:37

Dopo un sacco di tempo dal mio primo commento, leggo con estremo piacere che in molti amano il disco e la canzone "The Prophecy" che rimane, a mio avviso, una delle loro migliori nel loro disco migliore.

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