AA.VV. - Give us Moore: Gary Moore Tribute

Copertina 5

Info

Genere:Compilation
Anno di uscita:2004
Durata:74 min.
Etichetta:Lion
Distribuzione:Frontiers

Tracklist

  1. LED CLONES (DOGPOUND)
  2. SHE'S GOT YOU (ARABESQUE)
  3. OVER THE HILLS AND FAR AWAY (DOMAIN)
  4. EMPTY ROOMS (STAR QUEEN)
  5. WILD FRONTIER (DANIEL FLORES AND FRIENDS)
  6. DON'T TAKE ME FOR A LOSER (MARC MC GEE AND LUVPLANET)
  7. THUNDER RISING (TONY HERNANDO )
  8. THE LONER (JOPP WOLTERS)
  9. REACH FOR THE SKY (REGI HENDRIX AND CRAIG HERIKSON)
  10. MILITARY MAN (ERIC SANDS)
  11. FALLING IN LOVE WITH YOU (KING OF DARKNESS)
  12. SHAPES OF THINGS (HOUSE OF SHAKIRA)
  13. OUT IN THE FIELDS (IRON MASK)
  14. AFTER THE WAR (ORION RIDERS)
  15. PARISIENNE WALKWAYS (MATTSSON)

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La Lion Music rende omaggio ad uno dei più grandi, talentuosi e troppo sottovalutati chitarristi rock, metal, jazz, blues ancora in circolazione, la cui strabiliante carriera inizia a soli 16 anni (1968) quando forma a Belfast gli Skid Row. Poi l'esperienza jazz-rock con i Colosseum II, l'ingresso nei Thin Lizzy (1974), che abbandona presto per poi tornare nel '79 con il magnifico "Black Rose" e la carriera solista iniziata nell'82 e che annovera dischi di successo come "Corridors of power", "Run for cover" (memorabile il duetto con Phil Lynott in "Out in the fields"), "Victims of the future" ed il monumentale ed indispensabile "We want Moore" (live), la scalata al successo con "Empty room" e i vendutissimi "Wild frontier" e "After the war". Quindi la svolta blues e la vetta delle charts con "Still got the blues", il tributo a Peter Green e la collaborazione con Becker e Bruce nel progetto BBM, tentativo poco riuscito di riformare i Cream con Moore al posto di Clapton, uno stile ed una voce da sempre unici edinconfondibili. E ora veniamo al tributo: non tutti gli artisti chiamati si sono mostrati all'altezza di omaggiare l'irlandese in modo dovuto, ad esempio nel caso di "She's got you" ed "Empty rooms" si ricorre al cantato femminile, con risultati (specialmente in "Empty rooms", dove si usa pure la drum machine e la singer degli Star Queen dà al brano un tono troppo cupo e tetro) poco soddisfacenti. Anche la strumentale "The loner", pur se ben suonata, è priva di tutta quell'intensità, atmosfera e passionalità che solo Moore sa dare. Gli Iron Mask ne escono invece alquanto vittoriosi con "Out in the fields", così come i "nostrani" Orion Riders, che danno ad "After the war" uno stile ed un cantato symphonic-power (molto bello lo stacco strumentale centrale con chitarra e tastiere). Da dimenticare invece "Parisienne walkways", anche qui il ridicolo cantato femminile (ma non era meglio risparmiarcelo e proporla solo in versione strumentale?) è tale da offendere la memoria del compianto Phil Lynott. Molto meglio riesce a fare Eric Sand in "Military man", i giapponesi King of Darkness con "Falling in love with you", gli House of Shakira con "Shape of things" (un pezzo degli Yarbirds rivisitato da Moore in chiave hard rock e che è diventato in breve un must nei suoi live), i Dogpound con "Led clones" (cantato da Gary in coppia con Ozzy, un attacco esplicito a tutte le bands che nei primi anni '90 scopiazzavano gli Zeppelin, Kingdome Come tra tutti). Non manca l'ormai strasaccheggiata "Over the hills and far away", che i Domain riescono ad eseguire senza troppe licenze personali.
NO MOORE CLONES, please.
Recensione a cura di Carlo Viano

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