Copertina 5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2002
Durata:55 min.
Etichetta:AFM
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. TIME OF LIES
  2. BLEEDING
  3. BORN
  4. THE PROGRESS
  5. OPEN MY WORLD
  6. THE URGE FOR MORE
  7. BLINDER
  8. DRAGON'S MOUTH
  9. WHAT IS GOD
  10. OUR CENTURY
  11. ENDING DREAMS (Bonus Track)

Line up

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Come penso molti di voi, sono stato attratto dai Perzonal War per via di quel piccolo sticker sulla copertina che recita: "eleven song in the vein of early Metallica"; come se non bastasse la AFM li ha poi pompati un po' ovunque etichettandoli come una thrash/speed metal band, quindi era lecita un minimo di curiosità verso il combo tedesco. Ora mi chiedo: si tratta di incompetenza musicale o è stata solo una sfrontata operazione di marketing? Pare ovvio tendere alla seconda ipotesi. Questi Personal War non hanno assolutamente nulla in comune con i primi lavori della band della coppia Hetfield/Urlich, ma anzi si avvicinano più alle sonorità degli ultimi lavori (sentire per credere la song "Open my World") che non al thrash degli esordi dei 'Tallica. La voce stessa di Matthias Zimmer cerca di ricalcare pedestremente le performance vocali dell'ultimo James Hetfield (ossia quello che si crede in possesso di abilità che in realtà non ha); a parte il fatto che non può portare da nessuna parte una così spudorata scopiazzatura, ma c'è da chiedersi davvero se pensano che la gente sia ritardata! Come è possibile fare certi insensati paragoni?! La band in fondo non è nemmeno malaccio, anche se è capace di rovinare buone cose inserendo melodie facilotte e decisamente fuori luogo, come nella opener "Time of Lies", apprezzabile fino al refrain che scade invece nella sdolcinatezza più melensa e becera. La produzione è più che buona e mette in risalto le qualità tecniche della base ritmica di Frank e Martin Buchwalter, rispettivamente al basso ed alla batteria, autori tutto sommato di una prova più che dignitosa. Quello che manca sono le idee, sia a livello di riffing (monocorde e ripetitivo), sia a livello di linee armoniche: si passa da momenti duri e rocciosi, dalle tinte comunque decisamente moderne, a melodie catchy che paiono proprio inadeguate, oltre ad essere impregnate di un terrificante lezzo di già sentito. Arrivare alla fine dell'album è un'impresa non da poco, dato che già alla quinta traccia è impossibile trattenere gli sbadigli: i brani non spiccano per varietà ed il tutto risulta essere un pastone mal cucinato e sinceramente poco digeribile. Non basta certo la presenza del virtuoso axe-man dei Rage Victor Smolsky (autore del solo di "Dragon's Mouth") ad alzare il livello di un album che lascia l'amaro in bocca sia per lo sberleffo tirato dalla AFM in fase promozionale, sia per la discutibile qualità del lavoro, che è lungi dal raggiungere la sufficienza.
Recensione a cura di Lorenzo 'Txt' Testa

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