Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2002
Durata:43 min.
Etichetta:Century Media
Distribuzione:Self

Tracklist

  1. INTRO
  2. STRAFISH RIDE
  3. SERENTINE
  4. CHILDREN OF THE SUN
  5. THE MARCHING SANE
  6. BREACH
  7. PORTSALL
  8. JUSTINE
  9. THE CARNAGE PEOPLE
  10. MERLIN
  11. CUPID OF THE CARRION KIND
  12. FOR TONIGHT

Line up

Non disponibile

Voto medio utenti

Discreto ritorno sulle scene per i Flowing Tears, che si ripropongono non più sottoforma di sestetto ma con rinnovata line – up a quattro, con lo scopo di produrre così un suono più diretto e dinamico in rispetto all’album precedente, “Jade”, e più, passatemi il termine, spendibile in fase live. Ah già, stavamo parlando del suono…affidato alle sapienti mani di Waldemar Sorychta ed ai suoi Woodhouse Studios (per i più profani dal buon vecchio Waldemar sono passati i Tiamat, i nostrani Lacuna Coil, i The Gathering, i Moonspell ed una miriade di altre band) “Serpentine” suona magnificamente! La produzione è cristallina, un suono pieno si diparte dalle casse dello stereo non appena partono le prime note della splendida “Starfish Ride”, nella quale spicca un ritornello che ti si stampa subito in mente. Altra splendida song è la titletrack “Serpentine”, ricca di groove e di ritmo, con un ritornello arioso, che dimostra ancora una volta l’alta capacità interpretativa di Stephanie. Purtroppo, però, la seguente “Children of the Sun” rappresenta per il sottoscritto la caduta più bassa di tono di tutto l’album…risulta quindi avvallata la teoria del “the higher you are the further you’ll fall”…le due successive songs non alzano di molto la qualità dell’album, ma è nella lenta “Portsall” che sicuramente il songwriting ritorna ai livelli più alti, dove si era interrotto prima dell’infelice parentesi, per poi infiammare l’ascolto con un’altra chicca presente nell’album, ovvero “The Carnage Peolple” ed approdare alla magia prodotta dalla fantastica “Merlin”. L’album si chiude con due tracks…una non molto convincente “Cupid of the Carrion Kind” ed una più incisiva e degna della qualità espressa nella titletrack. Un album con alti e bassi, dunque, che lascia l’ascoltatore da un lato ammaliato dalla bellezza delle songs citate in precedenza, da un lato amareggiato perché vi sono alcuni episodi che lasciano un pochino a desiderare e qualche caduta di tono non indifferente…l’album sarebbe per metà da 8 e per metà da 5…quindi, mi vedo costretto a valutare questa fatica con una media dei due voti...
Recensione a cura di Massimo 'Whora' Pirazzoli

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