Copertina 6

Info

Anno di uscita:2002
Durata:61 min.
Etichetta:Elevate
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. ENTER PARADISE
  2. FOCUS
  3. STIGMATIZE
  4. I
  5. LOCKED AWAY
  6. NO MAN'S LAND
  7. DREAMIN'
  8. FALLING TO PIECES

Line up

  • Sindre Antonsen: voce
  • Christer Haroy: chitarre
  • Rayner Haroy: basso
  • Eskild Kloften: tastiere
  • Olav Skei: batteria

Voto medio utenti

"Falling To Pieces" succede "Inner Self" del 1999.
I Divided Multitude si presentano con un lavoro di power prog epico, senza concedere particolari sussulti. Sì, perchè se di prog si parla, è per intendere la presenza di qualche cambio di tempo in più del solito e brani solo leggermente più lunghi e complesi rispetto alla norma.
Ciò che maggiormente caratterizza il sound della band sono lo spesso muro di chitarre ed il cantato, che non entusiasma particolarmente, ma richiama alla lontana quello di Urban Breed dei Tad Morose (ascoltate l'iniziale "Enter Paradise", ad esempio).
Ecco, se dovessi scegliere un accostamento generico, citerei proprio i Tad Morose di "Sender Of Thaughts" e "A Mended Rhyme", anche se i Divided Multitude si rivelano meno monolitici, meno incisivi compositivamente e meno esperti strumentalmente..........insomma, meno.
L'impiego delle tastiere, inoltre, benchè non soffocato dalle chitarre in fase di mixaggio, non risulta determinante come dovrebbe, sia per arrangiamenti che per come effettivamente impiegate. In alcuni momenti si ha quasi l'impressione di una loro presenza forzata, come se il quintetto, pur di risultare "progressive", col loro utilizzo ne abbia a tutti i costi voluto annacquare il sound.
L'album scorre tra l'alternarsi di momenti più tirati e spediti, altri più cadenzati, rilassati ed occasionali divagazioni strumentali per la verità non sempre ispirate. Alcune doti affiorano, come una buona coesione sonora e certe melodie (non supportate da una voce in parte ancora acerba, onestamente), ma insisto: a mio parere l'eliminazione delle tastiere, magari a favore di un altro chitarrista, potrebbe giovare alla band, sempre che ciò non spinga a rinunciare alla ricerca di una propria identità stilistica, per rifugiarsi definitivamente in un più canonico e scontato power metal. Sorti toccate proprio ai Tad Morose.
Per ostinatissimi del genere.
Recensione a cura di Fulvio Bordi

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.