Copertina 8

Info

Anno di uscita:2006
Durata:48 min.
Etichetta:Inside Out
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. SURE YOU WILL
  2. FREE
  3. GO
  4. ALL GONE NOW
  5. HOME WAS GOOD
  6. BIGGER WAVE
  7. KICKING
  8. BETTER
  9. SIMPLE LIFE
  10. ONCE
  11. OUR TOWN

Line up

  • Jim Matheos: guitars, keyboards
  • Kevin Moore: vocals, keyboards
  • Mike Portnoy: drums
  • Joey Vera: bass

Voto medio utenti

A tre anni di distanza dalla prima collaborazione a "pari responsabilità", ritorna la premiata ditta Moore-Matheos con un nuovo disco degli Office of Strategic Influence. Per questa release il duo è coadiuvato dal solito prezzemolino Portnoy (stavolta stritolato dalle drum machines) e da Joey Vera, affidabile session man cui i due fan ricorso da mezza dozzina di dischi a questa parte.
Estromessi Malone e Wilson; Moore asserisce, come avrete modo di leggere su queste stesse pagine nell'intervista, che non c'è dietro una vera ragione stilistica. Il risultato appare comunque evidentissimo già dalla simpatica opening track "Sure you Will". Il cadenzato e azzeccatissimo groove di Vera, l'energia della chitarra nella sua radicale essenzialità, un refrain allegro e malizioso che suona un po' come un manifesto programmatico ('I do it my way/ON the highway') e tanto impasto elettronico. Senza dubbio l'incipit è notevolmente più riuscito del primo disco. Segue la title-track "Free", catchy, dai suoni moderni, più spendibile in radio ma tutto sommato senza infamia e senza lode. Si ha la sensazione che sia lì più per accattivarsi la fetta di pubblico più giovane, ma il disco sfodera le sue carte migliori in seguito. Ed' è puntualmente dal terzo brano che il "sound" OSI, finalmente, emerge. Si può parlare di sound OSI, perché dopo due dischi si possono riconoscere dei tratti caratteristici nel duo. Molta elettronica, molto "programming", sequencing, suono maneggiato come plastilina per edificare un paesaggio malinconico e sereno, vedi le bellissime strofe di "Go", costruite con pazienza certosina pezzetto su pezzetto. Stesso dicasi per la curatissima e a tutto tondo "Simple Life", bjorkesca nella sua ricerca nei particolari e nelle minuzie, tessendo ritmi ballabili e immagini suggestive. Si veda (e senta) inoltre il lavoro di fino delle parti vocali della geniale "All Gone Now", in cui l'apatia e il distacco tipici della voce di Moore toccano vette eccelse, dai brividi del bellissimo ritornello fino al climax dell'eccezionale break centrale, un vero e proprio tuffo nella sua mente. E se prima l'apatia era palpabile, l'oscurità e la malinconia inghiottono ogni barlume di luce nella minimale, elegantissima, uggiosa "Home was good". Magone, disconnessione, la testa china in una sorta di raccoglimento. Una salmodia di Pink Floydiana memoria, giocata sui vuoti, sui silenzi, studiata più sul togliere che sul sovrapporre. Il disco vale l'acquisto anche solo per questo brano; trovate il modo di ascoltarlo, è davvero una gemma dell'inconscio, come solo Kevin Moore e Jim Matheos ne sanno scrivere. Terminato il brivido della distensione, si rifiata con "Bigger Wave". Ma è falsa speranza, filtra luce nel suo sound elettronico e un po' new wave, ma c'è una dissonanza di fondo, una tensione. E' passato il pericolo, ma siamo consci che che c'è "un'onda più grande / subito dopo questa". Ritorna il sound OSI con "Kicking". Un brano gutturale, giocato su un fine ostinato di Matheos, la litania ipnotica di Moore e l'ottimo groove di basso a condurre i giochi. Si ondeggia, ogni modulazione è un sospiro, ogni nota ci fa rizzare le orecchie. A patto di farsi coinvolgere... "Shall I?" Nel finale c'è spazio per il prog metal, dai suoni maniacali, di "Better". Per una volta un Moore positivo; questo brano, come "Free", sembra fatto per impattare con energia sul fronte live e molto meno per sperimentare in sede di studio. Se da un lato sarà un aspetto positivo per i futuri tour degli OSI (sperando che il progetto vada in porto!) dall'altro è un peccato sentire un disco leggermente più votato all'impatto che alla sperimentazione e all'atmosfera come lo fu il debutto. A chiusura, una nuova ballatona chitarra e voce. Non possiede però lo slancio e l'eleganza di "Standby (looks like rain)", suonando un po' "country alternativo", se può esistere una cosa del genere.
"Free" in definitiva è un disco piacevolissimo, risulta notevolmente più scorrevole ed omogeneo del primo, segno che hanno affilato le armi e ora sanno dove andare a colpire in direzione unitaria. Risulta anche mediamente più d'impatto, per quanto possieda perle di ricerca progressiva intese a rifuggire gli stereotipi del prog metal. Se vi piace il rock pesantemente elettronico, se volete qualcosa di differente, se vi garbano le atmosfere pink floydiane e il mood scazzoide di Kevin Moore ma non disprezzate brani potenti e ben suonati, non fatevi scappare questo disco.
Recensione a cura di Marco 'Aresio' Nobile

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