Copertina 7,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2018
Durata:49 min.
Etichetta:Sliptrick Records

Tracklist

  1. BORN TO ROCK
  2. FIRE STEEL METAL
  3. NO CONTROL
  4. BLOOD AND SAND
  5. HEAVY GENERATION
  6. PATH OF DENIAL
  7. MY SPIRIT LIVES ON
  8. ODIN
  9. WARRIORS
  10. MARCH UNTIL THE GRAVE
  11. NO MORE MERCY

Line up

  • Marco Marchioni: bass
  • Marco Stefani: drums
  • Fabio Cavestro: guitars
  • Ivan Giannini: vocals

Voto medio utenti

Ebbene, si, gli Heavy Generation non sono inglesi, nè tantomeno tedeschi eppure suonano come una band classic-metal inglese e/o power-metal tedesca.
Il che non può che farci piacere, se poi precisiamo che sono meneghini (cioè milanesi) la mia soddisfazione aumenta!

Battute a parte, il full length di esordio del gruppo lombardo è come un sasso tirato in faccia a piena forza ed è giusto così, quando si decide di lanciare un sasso o si mira bene o meglio lasciarlo a terra.
E a che cosa hanno mirato gli Heavy Generation? A colpire le nostre orecchie con pezzi di CLASSICISSIMO HM (tipo Judas Priest, Saxon, Maiden e Manowar per intenderci ), ma se è vero che non aggiungono nulla alla "ricetta", mostrano attitudine, capacità e freschezza esecutive superiori alla media.

Per cui siete avvisati, non cercate novità di sorta, le undici canzoni che compongono questo "The Spirit Lives On" vi garantiranno 50' di sano headbanging, pugni in aria e anthem da cantare, partendo dall'iniziale "Born to Rock" il cui titolo dice tutto, un up tempo potentissimo che gioca su riff quadrati e una sezione ritmica martellante fino al finale quasi sussurrato a sfumare per poi chiudersi in crescendo.

Ma tutte le composizioni hanno il tiro giusto, "Path Of Denial" fa addirittura il verso a Orgasmatron dei Motorhead (!), "No More Mercy" , "No Control" sono pezzi veloci, con le chitarre che macinano riff e solos semplici ma ficcanti, anche se sono le vocals chiare e potenti del buon Ivan Giannini a fare la vera differenza, la sua timbrica ricorda ora Eric Adams ora Bruce Dickinson mantenendo una propria personalità di fondo.
Non mancano gli anthems come "Fire, Steel, Metal" dal titolo e dalla melodia Manowariane con un bel bridge epico centrale dominato dalle twin-guitars, e la titletrack che inizia con un giro di basso per condurci poi al chorus contagioso che viene ripetuto sino alla fine, "Warriors" è un epic-metal introdotto da un urlo lancinante e che poi si muove su una esaltante cavalcata basso - chitarra, "Blood And Sand" ha il riff iniziale che ricorda "Two Minutes To Midnight" dei Maiden, ottimo il solo centrale, "Heavy Generation" e un altro pezzo potente e quadrato che "puzza" di classix metal dalla testa ai piedi ( il solo è tipicamente maideniano), mentre "Odin" e la più manowariana delle composizioni e gode di cambi di tempo che rendono più interessante l'ascolto.

Insomma da qualsiasi parte lo si voglia guardare, questo disco della band lombarda fa mangiare la polvere a molti gruppettini, i nostri riescono ad essere credibili e sicuramente avranno un futuro ricco di soddisfazioni.
Teniamoli d'occhio.
Recensione a cura di Marco ’Metalfreak’ Pezza

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