Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2018
Durata:56 min.
Etichetta:Century Media

Tracklist

  1. OBSOLETE BEINGS
  2. THE END OF DORMANCY
  3. ORB CONFUSION
  4. INCONSPIRACY
  5. SPHERICAL PERSPECTIVE
  6. EVENT HORIZON
  7. ALWAYS MOVING
  8. SONIC MYCELIUM

Line up

  • Denis “Snake” Belanger: vocals
  • Daniel “Chewy” Mongrain: guitar
  • Dominic “Rocky” Laroche: bass
  • Michel “Away” Langevin: drums

Voto medio utenti

Ogni album dei Voivod, questo è il quattordicesimo da studio, è sempre un evento. Negli oltre trentacinque anni di carriera, la band canadese ha più volte riscritto e reinterpretato gli stilemi del metal, del thrash, della psichedelia applicata all’heavy monolitico, presentando molteplici volti e prospettive ma rimanendo incrollabilmente coerente con se stessa. Inoltre è stata sempre capace di rigenerarsi e proseguire nel proprio percorso, anche dopo le tante tragedie e gli ostacoli che ne hanno costellato il cammino. Veterani ed innovatori al tempo stesso, i Voivod pubblicano il loro nuovo full-lenght a cinque anni di distanza dal precedente “Target earth”.
Fin dall’opener “Obsolete beings” si nota come questa volta il quartetto punti più sulla fluidità cangiante ed avvolgente che sull’impatto diretto. La voce di Snake alterna parti suadenti ed aggressive, il caratteristico cyber-metal si articola, si frantuma e si ricompone, cercando di ricreare le magnetiche e spaziali atmosfere del periodo “Dimension hatross”, “Angel rat”, “The outer limits” o dello storico capolavoro “Nothingface”.
Una direzione che diventa ancora più marcata nella seguente, bellissima, “The end of dormancy”, esteso compendio di marzialità metallica, tonalità cosmico-psichedeliche ed immaginismo fantascientifico. Un brano che regge il confronto con la migliore produzione voivodiana.
Ma onestamente non tutto l’album è dello stesso livello. Ad esempio tracce come “Event horizon” o “Always moving” confermano certamente l’essenza del voivod-style, ma senza troppa ispirazione. Si percepisce un sentore di autocitazione, di riciclo e lo sviluppo dei brani ha qualcosa di farraginoso. Molto meglio la complessità convulsa di “Orb confusion” o la spigolosità robusta e battente di “Inconspiracy”, dove possiamo notare l’apporto decisivo di “Chewy” Mongrain, ormai in grado di esprimere la propria personalità pur rimanendo fedele al sentiero tracciato dal compianto Denis “Piggy” D’Amour.
In chiusura un altro brano rimarchevole, la lunga ed articolata “Sonic mycelium”. Una sorta di riassunto delle caratteristiche musicali dei Voivod: riff spigolosi, improvvise accellerazioni, retrogusto robotico, stralci marziali, cambi di tempo continui, sinistra malinconia, rigurgiti space, muscolarità heavy e, ad unificare il tutto, l’immancabile sensazione di gelida ineluttabilità cosmica.
Grande prestazione, grande freschezza, grande lucidità, per una band che annovero tra le più illuminate espresse dallo scenario metal di tutti i tempi. Peccato per l’indigesta coda affidata ad un quartetto di archi, che si poteva senz’altro cassare.

Nell’insieme, i Voivod realizzano per l’ennesima volta una prova degna della loro encomiabile carriera. Certo, questo “The wake” non raggiunge le vette del mirabolante passato, ma è sicuramente un segno di vitalità e convinzione che merita di essere elogiato.

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.