Copertina 7,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2018
Durata:46 min.
Etichetta:Napalm

Tracklist

  1. FEAR OF THE LIVING DEAD
  2. BLADE OF THE IMMORTAL
  3. WHEN DEATH PASSES BY
  4. SHADOW OF THE WARRIOR
  5. THE POWER OF METAL
  6. HYMN OF THE DAMNED
  7. WHAT WAR LEFT BEHIND
  8. FIST IN YOUR FACE
  9. INSANE PAIN
  10. ZOMBIE DANCE
  11. GLORY OR GRAVE ( BONUS TRACK )

Line up

  • Chris Boltendahl: vocals
  • Stefan Arnold: drums
  • Jens Becker: bass
  • Axel Ritt: guitars
  • Marcus Kniep: keyboards

Voto medio utenti


L'ho ascoltato più volte
E lo ascolterò ancora, non è immediato come altri lavori dei becchini, ma il nuovo"The Living Dead" ha una maggiore complessità (cura?) negli arrangiamenti, nel songwriting e pure nell'esecuzione che coniuga egregiamente classix sound con spruzzate di innovazione
Insomma c'è un tentativo di sperimentazione nel suono che è evidente non solo nel brano della discordia "Zombie Dance"
(suonato col gruppo Russkaja) che, se preso dal giusto punto di vista goliardico, è un brano dissacrante, ma soprattutto la ricerca di innovazione la si trova nella struttura dei brani
Prendete l'opener "Fear Of The Living Dead", il riff iniziale è nel tipico, veloce Digger's style ma subito dopo la ritmica rallenta per diventare un roccioso mid tempo hard rock con un chorus pomposo ed un solos dal sapore neoclassico.
Oppure "Blade Of The Immortal" con la linea melodica delle testiere che ricorda "Engel" dei Rammstein o "Fist In Your Face" dal sound rock n'roll.
Ma non temete, fans dei Becchini, non mancano i brani classici come la veloce "Insane Pain" dal chorus da cantare coi pugni alzati, "When Death Passes By" oscura e dal tocco intrinsecamente metal con un bel solo, l'epica "Shadow Of The Warrior", l'anthemica "The Power Of Metal"
Anche le vocals del buon Chris appaiono meno sguaiate e più al servizio della melodia, mentre alle sei corde il lavoro di Alex Ritt è sempre eccelso, un vero riff-maker fin troppo sottovalutato a mio avviso.
"What War Left Behind" è un altro pezzo da novanta, con la sua ritmica classic-power.
Evolversi per non morire, i Grave Digger lo hanno fatto dopo decenni di onorata carriera
Non è da tutti e solo per questo meritano rispetto e il loro nuovo lavoro merita un (attento) ascolto.
Recensione a cura di Marco ’Metalfreak’ Pezza

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