Copertina 8,5

Info

Anno di uscita:2018
Durata:60 min.

Tracklist

  1. SUMMON
  2. DIG
  3. WINTER (FEAT. MIA GOVONI)
  4. WALK WITH REALITY
  5. REBUILDING THE BRIDGE
  6. HIDDEN PAIN
  7. STRUGGLE

Line up

  • Dave Lee: vocals
  • Andrew Colohan: Guitars
  • Ronan Connor: Bass
  • Mark Gilchrist: Drums

Voto medio utenti

I R.K. sono uno scenario fondamentale Del mondo musicale iper-derivativo. E del pianeta artistico mercureo.
Band importante, a tratti, indispensabile. Dal pdvp (punto di vista post: che significa poco...) Sono tra i più alti e vasti.

Partirei dallo spazio che...
s-corre tra l'ascolto zero (questo) e l'ascolto uno (il primo ascolto che inizio a breve...) TenTanDo un recupero ambientale e spirituale di quanto fatto in precedenza dalla band. Il precendente EP aveva immesso uno stato pontificio fluido 'fra" Neurolsis e (Bokor) e Allochiria. Tale fra-mezzo, insieme alla narrazione sonica, approssima il concetto di spaziovuoto (tra ascolto zero e ascolto uno? - tra cosa e cosa ? -)
che indaghiamo inventandolo.
Altro concepimento possibile è la premonizione (intesa come tecnologia immediata - senza tempo direbbe Keenan? -)
Undertow rappresenta la goccia virante, tra un "liquido e un altro", ove osservare il "proprio" respiro prenda ad essere un mantice evocativo e infomale.
Tralasciamo qualcosa. Direi:
- la formalità/informalità
- la presocratica
- è nato prima l'uovo o la gallina, leggasi perchè il fagiolo è magico?
- la tattica adottata

Necessario "tuffarsi" oltre la parafrasi musicale, nell'indicibile che ci relega alle opere con le vocali maiuscole e le consonanti giganti. Nel e dal contesto.
Passo agli ascolti.
A dopo. A quando il tempo fra me e voi sarà una capsula: inizio per primo ad ingoiarla, lasciatemi questo privilegio fittizio.
Molto... è inghiottibile (l'intera Esperenzialità -?- buchi scuri della fenomenologia e delle scienze della materia grigia, voragini della grecità più vivificante, nitidizze lucreziane, bellezze indicibili, etc..). Resto vigile.

L'album di cui dovremmo parlare è così raro e rareFatto che cascare nelle lettere è un obbligo salvifico della musica stessa!
Questo lavoro è composto da un noi verso un altro Noi.
È un travaso omnio.

Summon: bellezza allo stato originario. Forza di empietà ragguardevole, capolavoro di scelte e di tese paure ultraUmane.
Dig: fusione tiepida di tribù e stati, di Io e Altro. Psicosomatica, sintetica, Divinatoria, sciamanica. Una cataratta che salta come gli elettroni nei diagrammi di Copenaghen. Un ponte verticale. Un disegno epifisario valido solo nell'animo.
Winter (feat. Mia Govoni): ristoro in un grembo espanso.
Segno di una rinuncia autentica e deiforme. Simile al Sacrificio di Uno verso i Molti. Stordente: con fraseggi finalmente e finemente Normali.
Walk With Reality: Nativa. Insita nel DNA del Mondo.
Rebuilding The Bridge: dissonante? ...l'origine (Pranava nelle Upanishad) e l'urlo di Vita. "di che morte stiamo parlando?"
Hidden Pain: straziata. Gemma insicura. Piatta nel rumore.
Riflessiva negli alti chitarristici. La più urbana del lotto. La meno riuscita nei termini sincretici del "capolavoro".
La più legata allo Sterno. La seconda parte divora la prima in rincorsa intestina. Sublime certezza metallica. Sfiora gli otto decimi.
Struggle: poesia ineffabile, a tratti pacchianamente mistica, cretese e "avant", creola e cosmopolita. Magnificente.

Io prego perchè s(t)iate assenti quando il superfluo busserà alla vostra porta.
Con E&N... siete (siate) salvi in massa.
Primo capolavoro del 2018.
Recensione a cura di Marco Pastagakio Regoli

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