Copertina 7

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2018
Durata:37 min.
Etichetta:Steamhammer/Spv

Tracklist

  1. SPEED AND ATTACK
  2. AIN'T ENOUGH
  3. ROGUE SOLDIER
  4. FUEL THE FIRE
  5. ONE MORE ROUND
  6. HIGHWAY LOVE
  7. WILDFIRE
  8. SCREAMS IN THE NIGHT
  9. FOREVER RISE
  10. THE PROPHECY
  11. HOLLOW GROUNDS
  12. DUST TO GOLD

Line up

  • Hampus Klang: guitars
  • Dag Hell Hofer: vocals
  • Gustav Hjortsjö: drums
  • Alexander Lyrbo: guitars
  • Gustav Hector: bass

Voto medio utenti

Gli svedesi Bullet sono attivi da ben 17 anni per cui sicuramente possiamo parlare di "abili mestieranti", per usare un brutto termine
Non hanno mai raggiunto vette di popolarità al di fuori della terra madre e questo è ascrivibile, secondo me, al fatto che per anni la loro proposta musicale è stata essenzialmente una coverizzazione degli Ac Dc.
Devo però dire che già col precedente "Storm Of Blades" il loro sound si era spostato su coordinate più classic-metal, ed ora con l'ultimo "Dust TO Gold" la via intrapresa si riconferma decisamente questa.
Già dall'opener "Speed And Attack", che ricorda "Fast As A Shark" degli Accept, il sound si muove su solidi riff metal quadrati e compatti, su una linea ritmica basso-batteria lineare e pulsante, sui quali si erge la voce stridula e sonante del buon Dag Hofer che è un pò l'anello debole della catena, a mio avviso; davvero il suo timbro non mi entusiasma
Le successive "Ain't Enough" e "Rogue Soldier" sono mid tempo classici un pò alla Saxon-style, "Fuel The Fire" risulta priestiana così come la sostenuta "One More Round" che sembra uscita da "Stained Class".
Reminescenze di Accept era Udo in "Highway Love" e nella veloce "Screams In The Night"
Ottima anche la veloce "Hollow Grounds" che si muove su una linea basso/chitarre quasi speed-metal e con un chorus anthemico, chiude la titletrack un pezzo cadenzato e potente con delle ficcanti twin guitars nel solo centrale

Insomma, se Accept, Saxon e Judas Priest sono ora i riferimenti principali, è altrettanto vero che i Bullet riescono a non annoiare, proponendo un songwriting si derivativo ma fresco, energico e ben suonato.

Recensione a cura di Marco ’Metalfreak’ Pezza

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