Copertina 7,5

Info

Genere:Prog Rock
Anno di uscita:2017
Durata:57 min.
Etichetta:Andromeda Relix
Distribuzione:GT Music

Tracklist

  1. ANTS IN THE SAND
  2. 15 YEARS
  3. SPHERAX H2O
  4. TRAVEL NOTES ON BRETAGNE
  5. WITHOUT STALAGMITE
  6. PAIN
  7. LORD OF TIME

Line up

  • Guido Cavalleri: vocals, flute
  • Massimo Basaglia: guitar
  • Marco Pasquetto: drums
  • Stefano Bigarelli: keyboards
  • Alberto Molesini: bass
  • Irene Tamassia: vocals on “Ants in the Sand”, backing vocals

Voto medio utenti

Nati alla metà degli anni novanta sulle ceneri di una band (Wildfire) specializzata in cover dei Marillion del periodo Fish-iano, i veronesi Marygold arrivano alla pubblicazione del loro secondo full-length forti di un’esperienza e di una maturità espressiva che li colloca ai vertici di quella schiera di gruppi fedeli ai modelli imprescindibili del prog e del neoprog inglese (Genesis, Camel, Yes, ELP, Pendragon, IQ, Jadis e gli stessi Marillion) eppure anche capaci di ostentare una personalità tutta italiana, filtrando il nobile bagaglio ispirativo attraverso quella spiccata sensibilità (un nome su tutti … PFM) che ci ha reso fieri, valorosi e apprezzati “transcodificatori” del genere.
One light year” è un lavoro molto “classico”, raffinato e romantico, privo di fastidiose nostalgie, di pretese eccessivamente intellettuali e tecnicismi esasperati, che si ascolta “tutto di un fiato” sorprendendosi innanzi tutto per la qualità e la fluidità di composizioni policrome e coinvolgenti e per la voce di Guido Cavalleri, che con la sua grana scura aggiunge alla musica dei veneti una piacevole specificità.
Il resto lo fanno una sezione ritmica di valore, tastiere rigogliose e non invasive e una chitarra (parecchio Rothery docet) sempre puntuale e incisiva, così come non voglio escludere dalla menzione nemmeno la laringe “ospite” di Irene Tamassia, artefice di sporadici interventi assai suggestivi.
In un programma complessivamente piuttosto appassionante, troverete l’approccio quasi “radiofonico” di “Ants in the sand” (personalmente avrei forse evitato il finale di matrice rock n’ roll …), un felice influsso Marillion-esco in “15 Years”, la teatrale e sinfonica suiteSpherax H2O” e la palpabile tensione emotiva garantita da “Travel notes on Bretagne”, davvero evocativa nel suo malinconico e leggiadro svolgimento.
Si continua con la vaporosa epicità dello strumentale “Without stalagmite” e con una delizia pulsante e iridescente di nome “Pain”, mentre il viaggio sonoro termina con “Lord of time”, in cui il tocco di hard settantiano svela un’altra sfaccettatura del ricco temperamento artistico dei nostri.
Per la sua aderenza a una certa tradizione, è facile prevedere che qualcuno potrà parlare di “anacronismi”, altri di un disco “senza tempo”, ma alla fine direi che c’è solo un modo per definire “One light year”e cioè un gran bel lavoro di puro progressive rock, da consumare dal primo all’ultimo minuto.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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