(Metal Blade / Audioglobe)RAM - Rod

Copertina Ridendo e scherzando sono ormai dodici anni che gli svedesi RAM ci accompagnano con il loro inossidabile metal classico, di quello serio, sulfureo, melodico ma non banale, roccioso e devotissimo agli anni '80, quando più incentrato su evocativi mid-tempos e cavalcate maideniane, quando più solenne e con epici assoli a decantare tempi ormai andati.

E così, giunti al loro quinto album, davvero non possiamo più parlare di sorpresa o di prova del nove: i RAM sono questi, prendere o lasciare, e noi prendiamo alla grande, in primis perchè si sono da sempre stabilizzati su medie piuttosto alte (al contrario dei loro colleghi Enforcer, magari capaci di vette più alte ma anche di qualche buco nero e di nette virate in territori hard rock) sebbene forse incapaci di replicare quel "Lightbringer" del 2009, forse anche perchè il fulcro della band permane per 4/5 stabilissimo da almeno otto anni.

Secondariamente, l'aggressività e l'asprezza vocale del buon Oscar Carlquist al microfono è il perfetto compimento del lavoro portato dal rifframa del leader e fondatore Harry Granroth, da sempre devoto alla vecchia scuola Mercyful Fate e vecchi Priest ("The Cease to Be" sembra un outtake di "Beyond the Realms of Death"), accelerazioni brucianti in cui la sua ugola d'acciaio, quando più esile quando più roca, declama neri versi di metallo, quando ancora non era sdoganato e commercializzato, ed eravamo tutti visti come una branca di strani e pericolosi ubriaconi dediti al male e a satana.
E ciò era un bene anche se non corrispondeva a verità.

"Rod" è un disco che non segna le epoche e che nulla muove (ahimè) nell'economia della band o dell'etichetta che li promuove, la sempre valida ed immarcescibile Metal Blade, ma si fa amare fin da subito - con tutti i propri limiti e qualche brano non proprio memorabile nella parte centrale del disco - perchè è un disco VERO, intenso, sentito e passionale.
- Tastiere e cori pomposi? Non ce ne sono!
- Voci femminili e aperture sinfoniche? Nemmeno!
- Growl, screaming vocals ed ammiccamenti ai Depeche Mode? Figuriamoci!!
- Spade che cozzano, invocazioni magiche o cori zuccherosi? Banditi!
Qui troviamo solo del sano Heavy Metal, senza compromessi, un sound assolutamente priestiano e comunque con chiari riferimenti alla N.W.O.B.H.M. ed ai gruppi che le furono fedeli nel tempo ..
Ecco.

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Ultimi commenti dei lettori

Avatar Inserito il 16 novembre 2017 alle 17:33

un po' troppo scolastico come sound ... derivativo, ma questo non è un problema

Avatar Inserito il 10 novembre 2017 alle 09:25

Assolutamente alduz true HM al 100%

Avatar Inserito il 10 novembre 2017 alle 05:38

Fin quando esisteranno queste bands....il metallo resterà vivo

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Genere: Heavy Metal
Anno di uscita: 2017
Durata: 47 min.
Tracklist:

  1. DECLARATION OF INDEPENDENCE
  2. ON WINGS OF NO RETURN
  3. GULAG
  4. A THRONE AT MIDNIGHT
  5. RAMROD THE DESTROYER, PT. 1: ANNO INFINITUS
  6. RAMROD THE DESTROYER, PT. 2: IGNITOR
  7. RAMROD THE DESTROYER, PT. 3: THE CEASE TO BE
  8. RAMROD THE DESTROYER, PT. 4: VOICES OF DEATH
  9. RAMROD THE DESTROYER, PT. 5: INCINERATING STORMS
  10. RAMROD THE DESTROYER, PT. 6: ASHES

Line up:

  • Morgan Petterson: drums
  • Oscar Carlquist: vocals
  • Harry Granroth: guitars
  • Tobias Petterson: bass
  • Martin Jonsson: guitars

Voto medio utenti: Nessun voto

7,5
Recensione a cura di
Gianluca 'Graz' Grazioli
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