(Parlophone)Iron Maiden - The Book of Souls: Live Chapter

Copertina PREAMBOLO

Sentimenti contrastanti animano la mia penna (virtuale) mentre mi accingo a scrivere questa recensione. Da un lato l’amore folle ed incondizionato che da oltre 25 anni mi lega agli Iron; dall’altro la mia scarsa passione per i live album, che storicamente transitano nel mio stereo di rado e vi stazionano a lungo ancor più di rado.
Oltre a ciò, val la pena aggiungere che il fortunatissimo tour immortalato da “The Book of Souls: Live Chapter” non suona necessariamente nuovo alle mie orecchie, visto che ho assistito di persona a sei concerti e visionato i video di (almeno) altrettante date in rete.

Sorvolando su un hype non ai massimi livelli per la release, credo sia in ogni caso doveroso evidenziarne il notevole ventaglio di pregi. Qualche magagna qua e là, come leggerete a breve, la si trova, ma nulla che sia in grado di inficiare la resa complessiva di un prodotto solido, ben realizzato, confezionato con cura, in definitiva assolutamente meritevole dell’attenzione di ogni fan della Vergine che si rispetti.

Vediamo di entrare un po’ più nel dettaglio…

PACKAGING

Fra le tre versioni fisiche disponibili (triplo vinile, doppio cd in edizione deluxe e doppio cd “normale”) ho optato per l’acquisto delle prime due.
Niente male davvero: l’artwork di copertina, sebbene non inedito, fa la sua figura; il libretto è ben confezionato, ricco di foto, graficamente coerente con quello di “The Book of Souls” –così come le immagini sui dischi-.
Sotto questo profilo nessun appunto da muovere.

TRACKLIST

Eccola qui:
If Eternity Should Fail – Sydney, Australia
Speed of Light - Cape Town, South Africa
Wrathchild – Dublin, Ireland
Children of the Damned – Montreal, Canada
Death or Glory – Wroclaw, Poland
The Red and the Black – Tokyo, Japan
The Trooper - San Salvador, El Salvador
Powerslave – Trieste, Italy
The Great Unknown – Newcastle, UK
The Book of Souls – Donington, UK
Fear of the Dark – Fortaleza, Brazil
Iron Maiden - Buenos Aires, Argentina
Number of the Beast – Wacken, Germany
Blood Brothers – Donington, UK
Wasted Years - Rio de Janeiro, Brazil


Non mi soffermerò a lungo sulle logore polemiche di chi vorrebbe più pezzi degli anni ’80. Io, per quel che conta –cioè pochissimo- continuo a supportare col massimo ardore possibile la strategia maideniana: al di là dei gusti di ognuno, trovo sacrosanto incentrare gli show sugli estratti dell’ultimo album in studio. Oltre agli ovvi motivi di marketing e promozione, si fornisce così l’idea di una band ancora viva dal punto di vista creativo, in grado di guardare al futuro e non solo al -pur glorioso- passato.

Ad inequivocabile dimostrazione dell’efficacia della strategia, peraltro, basterebbe buttare un occhio al pubblico di una loro data qualsiasi: ci si accorgerebbe così di quanti giovani (e giovanissimi) si contendano le prime file coi fans di vecchia data.
Di artisti puramente revivalistici, tenuti artificialmente in vita dalla riproposizione dei soli cavalli di battaglia, è pieno il mondo; sono felicissimo di non dover annoverare gli Iron nella mesta categoria.

Ciò premesso, una tiratina d’orecchi a chi ha assemblato la tracklist di “The Book of Souls: Live Chapter” sembra comunque giusto assestarla.
Perché, mi chiedo, rappresentare solo la seconda leg del tour, escludendo così dalla scaletta “Tears of a Clown” ed “Hallowed be Thy Name” in favore di “Wrathchild” e “The Great Unknown”?
Senza entrar nel merito delle scelte, non si potevano includere tutte e quattro?
Misteri.

Piccola nota personale: fa piacere finire una volta ancora in una registrazione ufficiale della Vergine, grazie all’ottima versione di “Powerslave” registrata in quel di Trieste (indubbiamente la migliore tra le tre date italiche dei Maiden di quel luglio 2016).

PRODUZIONE

I maligni potrebbero affermare: “I suoni saranno buoni per forza, visto che dietro la console non siede Kevin Shirley”.
Pur condividendo solo in parte le critiche al buon Caveman, non posso che sottolineare come la resa audio di “The Book of Souls: Live Chapter” sia nel complesso più che soddisfacente.

Complimenti a Tony Newton (che vanta già collaborazioni con la compagine britannica in occasione di alcune b-side) per aver plasmato un sound bilanciato, in cui tutti gli strumenti escono nitidamente dalle casse senza che si perda l’energia tipica delle esibizioni dal vivo, in cui il pubblico si fa sentire senza sovrastare i musicisti, ma soprattutto in cui non si avverte alcun “effetto scollamento” tra un brano e l’altro –il rischio maggiore dei live album che pescano da più date-.

Buono anche il missaggio, per quanto in alcune occasioni (penso soprattutto alla coda di “The Red and the Black” ed al bridge di “The Great Unknown”) si sia accordato sin troppo risalto alle linee di tastiera di Michael Kenney. Facezie, ad ogni modo.

ESECUZIONE

Come ovvio, il lusso di poter scegliere tra decine di registrazioni differenti alza di molto l’asticella delle prestazioni. Inutile, poi, recitare il ruolo dei verginelli (nonostante il nome della band sembrerebbe autorizzarlo): qualche ritocchino in post-produzione ad assoli di chitarra e linee vocali di Bruce lo si può mettere in conto.

Al netto di ciò, i nostri amici inglesi escono in modo trionfale dai solchi di “The Book of Souls: Live Chapter”: sezione ritmica decisamente in palla; sei corde di Dave, Adrian e Janick che imperversano come raramente prima d’ora; voce di Dickinson magari non corposa come ai tempi di Rock In Rio ma comunque eccellente anche nei passaggi più complicati.
Impossibile chiedere di più.

CONCLUSIONI

Lo so, quello di cui stiamo disquisendo sarà all’incirca il settantacinquesimo live album dei Maiden. So anche che su queste pagine virtuali “The Book of Souls” -le cui composizioni fagocitano gran parte della tracklist- è stato accolto in modo molto meno caloroso che non nel resto dell’universo (sottoscritto a parte, ma che ve lo dico a fare?).
So anche, però, che questo “The Book of Souls: Live Chapter” fotografa fedelmente l’invidiabile stato di forma di un gruppo che di certo invecchia, ma lo fa con una classe e una leggerezza ignote ai comuni mortali.

La verità, almeno ai miei occhi, è che gli Iron Maiden sul palco danno ancora la biada a tantissimi giovani di belle (?) speranze, e non vedo l’ora che lo dimostrino per l’ennesima volta in occasione dell’appena annunciato "Legacy of the Beast European Tour 2018".
Se cercate un modo per ingannare l'attesa, “The Book of Souls: Live Chapter” è qui che vi aspetta...

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Ultime opinioni dei lettori

Avatar alexmele1976
Voto: 5,0<3

Anche io ho comprato Vinile e Cd normale, ma tanto so che poi comprerò anche l'altra versione in cd ahahhahah

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Ultimi commenti dei lettori

Avatar Inserito il 28 novembre 2017 alle 06:53

beh i primi 7 li ascolto tuttora come soundtrack della mia vita, sempre meravigliosi come la prima volta. altre cose successive gradevoli, altre scarsine, altre pessime... a parte the book of souls che ho trovato sufficiente, non riesco a trovare nemmeno ascoltabili AMOLAD o final frontier... de gustibus ;) Te pensa che per me AMOLAD è uno dei migliori album degli Iron di tutti i tempi... probabilmente il più bello della reunion. strano trovarsi d'accordo con te...mi dà quasi fastidio...

Avatar Inserito il 23 novembre 2017 alle 15:02

Minchia questa è pesante! E lo so... a me quel lavoro continua a piacere e pure tanto. Che te devo di?

Avatar Inserito il 23 novembre 2017 alle 11:47

Minchia questa è pesante!

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Genere: Heavy Metal
Anno di uscita: 2017
Durata: 100 min.
Tracklist:

  1. IF ETERNITY SHOULD FAIL – SYDNEY, AUSTRALIA
  2. SPEED OF LIGHT - CAPE TOWN, SOUTH AFRICA
  3. WRATHCHILD – DUBLIN, IRELAND
  4. CHILDREN OF THE DAMNED – MONTREAL, CANADA
  5. DEATH OR GLORY – WROCLAW, POLAND
  6. THE RED AND THE BLACK – TOKYO, JAPAN
  7. THE TROOPER - SAN SALVADOR, EL SALVADOR
  8. POWERSLAVE – TRIESTE, ITALY
  9. THE GREAT UNKNOWN – NEWCASTLE, UK
  10. THE BOOK OF SOULS – DONINGTON, UK
  11. FEAR OF THE DARK – FORTALEZA, BRAZIL
  12. IRON MAIDEN - BUENOS AIRES, ARGENTINA
  13. NUMBER OF THE BEAST – WACKEN, GERMANY
  14. BLOOD BROTHERS – DONINGTON, UK
  15. WASTED YEARS - RIO DE JANEIRO, BRAZIL

Line up:

  • Bruce Dickinson: vocals
  • Dave Murray: guitars
  • Adrian Smith: guitars
  • Janick Gers: guitars
  • Steve Harris: bass
  • Nicko McBrain: drums

Voto medio utenti: Voto: 5,0

8
Recensione a cura di
Marco Cafo Caforio
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