Copertina 10

Info

Past
Genere:Prog Rock
Anno di uscita:1971
Durata:35 min.
Etichetta:Numero Uno

Tracklist

  1. INTRODUZIONE
  2. IMPRESSIONI DI SETTEMBRE
  3. È FESTA
  4. DOVE... QUANDO... (PARTE I)
  5. DOVE... QUANDO... (PARTE II)
  6. LA CARROZZA DI HANS
  7. GRAZIE DAVVERO

Line up

  • Franco Mussida: electric, acoustic & 12-string guitars, mandocello, lead vocals
  • Flavio Premoli: organ, pianos, Mellotron, harpsichord, Moog, lead vocals
  • Mauro Pagani: flute, piccolo, violin, vocals
  • Giorgio Piazza: bass, vocals
  • Franz Di Cioccio: drums, percussion, Moog, vocals

Voto medio utenti

Vorrei parlare di "Storia Di Un Minuto" ma non so bene da dove partire. Vorrei parlarne perché entro l'anno uscirà il preannunciato "Emotional Tattoos" - primo album di musica originale marchiata PFM da undici anni a questa parte. Vorrei parlarne perché, quando lo acquistai, andavo alle medie e dovevo decidere, con l'inizio delle superiori, se continuare a studiare musica "seriamente" o se limitarmi a una frequentazione sporadica della medesima senza faticosi approfondimenti e conseguenti investimenti di montagne di tempo sullo strumento (per la cronaca, il pianoforte).

È troppo facile dire che siamo al cospetto di "uno degli album più importanti di sempre della storia della musica italiana". "Storia Di Un Minuto", per quanto mi riguarda, è "andato oltre", e proprio per questo gli sono particolarmente affezionato. La prima fatica discografica della PFM - di cui, diciamocelo, è già stato detto tutto - non mi impressionò tanto per a perizia strumentale di Mussida e soci (comunque impressionante), quanto per l'estro compositivo della band italiana, capace di ispirarsi ai mostri sacri dell'epoca (Yes, Genesis, King Crimson) ma allo stesso tempo di sfoggiare una personalità unica e una maturità frutto di anni di gavetta nel beat (I Quelli, Krel) e in sala di incisione (Lucio Battisti e Fabrizio De Andrè, per fare due nomi, usufruirono spesso dei servigi dei membri del quintetto per produrre i propri album).

E così decisi che non avrei studiato pianoforte. Avrei studiato composizione. Volevo capire cosa c'era dietro a quelle scelte così coraggiose (un ritornello non cantato??), a quei suoni derivativi ma allo stesso tempo originali (impiegai mesi a capire cosa erano il "mandocello" e il "piano a puntine"), a quegli arrangiamenti che mettevano a sistema melodie commoventi ("Impressioni Di Settembre"), musica popolare ("È Festa"), sonorità medievaleggianti ("Dove... Quando... - Parte I"), jazz ("Dove... Quando... - Parte II"), hard rock ("La Carrozza Di Hans"), avanguardia ("Grazie Davvero") e chi più ne ha più ne metta.

Inutile dire che gli studi di composizione non mi svelarono mai "i trucchi" alla base dei miei dischi preferiti - e probabilmente è giusto che gli stessi rimangano avvolti nel mistero - ma una cosa mi è rimasta: la curiosità di capire "come è stato possibile".

Lo so, alla fine ho parlato poco e niente di "Storia Di Un Minuto". E forse non volevo nemmeno farlo davvero. Ma spero che vi sia venuta voglia di (ri)ascoltarlo.

Recensione a cura di Gabriele Marangoni

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 21 ott 2017 alle 12:28

LA STORIA.

Inserito il 16 ott 2017 alle 23:30

mi fa piacere vedere così tanto entusiasmo :)

Inserito il 16 ott 2017 alle 15:42

"Storia di 1 minuto" non si discute, ovviamente, ma "Come ti va in riva alla città" è , per me, l'album definitivo della PFM ..prog e hard-rock in bella mostra, insieme e testi "meneghini" come si deve e ora lapidatemi pure ...

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