My Silent Wake - Damnatio Memoriae (Reissue)

Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2017
Durata:73 min.
Etichetta:Minotauro Records

Tracklist

  1. OF FURY
  2. HIGHWIRE
  3. NOW IT DESTROYS
  4. BLACK OIL
  5. AND SO IT COMES TO AN END
  6. THE INNOCENT
  7. THE EMPTY UNKNOWN
  8. CHAOS ENFOLDS ME
  9. AND SO IT COMES TO AN END (WITH KEYS - BONUS TRACK)
  10. NOW IT DESTROYS (WITH KEYS AND DULCIMER – BONUS TRACK)
  11. OF FURY (WITH KEYS – BONUS TRACK)

Line up

  • Ian Arkley: vocals, guitar, keyboards
  • Addam Westlake: bass
  • Gareth Arlett: drums
  • Martin Bowes: synth on “The Empty Unknown”, “Black Oil”
  • Greg Chandler: vocals on “The Empty Unknown”, additional keyboards

Voto medio utenti

Malinconia, rabbia e disperazione … sono queste le connotazioni emotive che contraddistinguono la proposta artistica dei My Silent Wake, valoroso gruppo gothic / doom / death inglese “in giro” dalla metà degli anni duemila e oggi celebrato dalla competente Minotauro Records attraverso la ristampa arricchita del loro “Damnatio memoriae” uscito originariamente nel 2015 su House of Ashes.
Una “rievocazione” sicuramente meritata dacché il disco, partendo dalle sonorità che hanno rivelato al mondo My Dying Bride, Paradise Lost e Anathema, riesce a conquistare i sensi attraverso una mistura musicale potente e suggestiva, edificata sulle pregevoli facoltà compositive e sul temperamento dei suoi autori.
Nulla di particolarmente “sorprendente”, in realtà, ma se amate immergervi in atmosfere morbose, angosciate e meste, i nostri albionici rappresentano degli ottimi ciceroni, supportati da una conoscenza della materia sicuramente non banale e superficiale.
Il cantato “secco”, scabro e abbastanza peculiare di Ian Arkley pilota uno spettro sonoro dalle intriganti sfumature melodiche e sufficientemente variegato, in grado di passare agevolmente dal clima enfatico e catacombale di “Of fury” al brutale delirio gotico di “Chaos enfolds me”, passando per le pulsazioni cangianti di “Highwire” e le ribollenti atmosfere apocalittiche di “Now It destroys”.
Black oil” esplora il versante più malsano e acido del doom, “And so it comes to an end” si offre con tutto il suo prezioso carico d’inquietudine all’apparato cardio-uditivo degli appassionati del genere che sono certo apprezzeranno anche la sinistra e aliena cavalcata metallica denominata “The innocent”.
A rappresentare il vertice creativo del programma ci pensa poi “The empty unknown”, una mini-suite pregna di frustrazione (“… tribulation, sorrow and pain …”), in grado di lambire liquidità Floyd-iane e di dimostrare ancora una volta le capacità del gruppo anche nell’applicazione di soluzioni più eclettiche e visionarie.
I tre rimaneggiamenti (con l’aggiunta di tastiere e dulcimer) che chiudono questa nuova versione dell’albo sono un’ulteriore testimonianza della sensibilità e della personalità dei My Silent Wake, piuttosto abili nel proporre una diversa prospettiva dei brani, pur senza stravolgerne le caratteristiche essenziali.
I britannici meritano tutta la vostra attenzione e se vi erano “colpevolmente” sfuggiti (come al sottoscritto …), questa può essere l’occasione giusta per emendare una mancanza importante.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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