Copertina 6,5

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2005
Durata:50 min.
Etichetta:My Graveyard

Tracklist

  1. HEAVY METAL
  2. RED MOON RISING
  3. ARROGANCE MAN
  4. OBEY
  5. DEATH AND SOUL
  6. INTRO
  7. X
  8. LIFE IN OBLIVION
  9. MISTERY

Line up

  • Jessica: vocals
  • Emanuele: guitars
  • Gabriele: keyboards
  • Simone: bass
  • Mauro: drums

Voto medio utenti

Grazie all'appoggio della My Graveyard Productions, giungono all'album d'esordio anche gli Stormbringer, provenienti da Varese, in attività dalla fine degli anni '90 e fin da allora incanalati su un classico e roccioso heavy metal, "addolcito ma non troppo" dalla presenza dietro al microfono di una potente e grintosa vocalist. Ascoltando la prova di Jessica, è facile riandare con il pensiero ai Warlock d'annata ed ai nostrani White Skull (quando vi militava ancora Federica De Boni), paragoni sorretti con vigore sin dalle prime canzoni. Ma "Heavy Metal" e "Red Moon Rising" mettono subito in risalto anche le capacità degli Stormbringer di scrivere e dare vita a brani potenti e coinvolgenti, dove le tastiere di Gabriele riescono a dare quel qualcosa in più, che da carattere alle composizioni. "Arrogance Man" acuisce i toni, maggiormente cupa e veloce (molto bello l'assolo di Emanuele) ed avvicinabile ai migliori Metal Church e in ogni caso al power/speed made in USA. Dopo il breve strumentale intitolato "Intro", ma piazzato (in maniera strategica?!?) a metà disco, ecco una riuscitissima "X", dove gli evidenti richiami alle due band citate in apertura vengono smussati dalle tastiere e dall'inserimento di un intermezzo narrato che ricorda parecchio quello presente su "Victim of Fate" (dal primo MLP degli Helloween).
Gli Stormbringer sembrano tuttavia trovarsi in difficoltà nei frangenti in cui provano a "darsi un tono": quando cercano soluzioni più complesse (l'oscura "Death And Soul", lo strumentale "Mystery") e particolari ("Obey", brano che tende all'Hard Rock), ma fanno comunque un figurone nei momenti anthemici e più serrati, quali le già citate "Red Moon Rising" e "X".
Ancora più evidenti le soluzioni Hard Rock e le atmosfere seventies (sopratutto nel lavoro di Gabriele) sulla conclusiva "Mistery", che chiude l'album. O meglio dovrebbe, perchè in coda, lasciato scorrere un minuto di silenzio, gli Stormbringer danno sfogo al loro lato più goliardico.
Ho la sensazione che dal vivo riescano a fare anche di meglio, ma questo nulla toglie alla validità di "Don't think... Obey!".
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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