Copertina 6,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2017
Durata:52 min.
Etichetta:High Roller Records
Distribuzione:Soulfood

Tracklist

  1. LIGHTWAVE
  2. NECROMANTIO
  3. TO SERVE MAN
  4. IT'S ALIVE
  5. THE GALAXY BEING
  6. THE LAST RITES OF EDWARD HAWTHORN

Line up

  • Mark ‘The Shark’ Shelton: vocals, guitars, piano
  • Randy ‘Thrasher’ Foxe: drums
  • E.C. Hellwell: bass, synthesizer, keyboards
  • Ian Shelton: guitar on "The Last Rites of Edward Hawthorn"

Voto medio utenti

Considero il secondo albo degli Hellwell un passo indietro lungo i tortuosi sentieri emotivi che conducono al soggiogamento dei sensi di chi ama il metal, le storie horrorose e le ambientazioni gotiche.
Beyond the boundaries of sin” in questo senso si era rivelato un eccellente debutto, e personalmente non ero stato per nulla infastidito dal fatto che la presenza dell’inconfondibile voce di Mark Shelton e alcune scelte espressive avessero riportato alla memoria brandelli dei suoi Manilla Road, abilmente mescolati con intriganti suggestioni dei grandi interpreti dell’hard-rock più caliginoso e tastieristico (Uriah Heep, Atomic Rooster, …), portati verosimilmente in dote dal misterioso titolare del monicker E.C. Hellwell.
La decisione d’indurire i suoni e di affrancarli da uno dei grandi “mostri sacri” del metallo epico statunitense rende “Behind the demon's eyes” un prodotto forse maggiormente “peculiare” (si fa per dire …) e tuttavia induce a snaturare un approccio alla materia che era apparso in ogni caso assai coinvolgente e affascinante.
Si finisce, così, per apprezzare maggiormente i pezzi dalle atmosfere più simili al disco d’esordio (“Necromantio”, “It's alive”) mentre altrove, pur non disdegnando il furioso drumming della new-entry Randy ‘Thrasher’ Foxe (anche lui collaboratore dei Manilla Road), l’impressione è che il nuovo percorso stilistico finisca per mortificare le migliori prerogative dei protagonisti dell’opera, sia sotto il profilo squisitamente esecutivo e sia sotto quello compositivo (il simil-growl di Shelton nell’abulica “Lightwave”, è un buon esempio di entrambi gli aspetti).
Andiamo un po’ meglio nelle due suite presenti nel programma (“To serve man” e “The last rites of Edward Hawthorn”), che riescono ad alternare abbastanza efficacemente le differenti “anime” degli Hellwell, creando scenografie sonore al tempo stesso apocalittiche, arcane e conturbanti.
A volte “lasciare la strada vecchia” non è per davvero un’opzione vincente … auspichiamo un pronto recupero della “retta via”.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 17 giu 2017 alle 15:00

L'ho ascoltato solo un paio di volte ma, in effetti, non ho ancora capito se mi piace perché "più duro" o non mi piace per lo stesso motivo.

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