Copertina 8

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2017
Durata:59 min.
Etichetta:Listenable Records

Tracklist

  1. MEGALODON
  2. NIGHTMARE GALLERY
  3. ZEAL
  4. EXPIRED KINGS
  5. MEDUSA
  6. OCEANS
  7. INTERGLACIAL
  8. ORIGIN

Line up

  • Eric Baule: vocals, guitars
  • Juanjo Martin: rhythm guitars
  • Raul Payán: drums
  • Vic Granell: bass

Voto medio utenti

Che gli Opeth da "Heritage" in poi abbiano lasciato un vuoto nel metal estremo è cosa nota. Che i Moonloop possano colmare questo vuoto è presto per dirlo, ma di sicuro questo "Devocean" ha tutti quegli elementi che hanno lanciato gli svedesi e, cosa fondamentale, anche qualcosa in più.

Il death-prog tecnico della formazione spagnola ha un approccio un po' più diretto e più vicino ai pionieri Edge Of Sanity che ad Åkerfeldt e soci, ma ha comunque la capacità di creare momenti di rara intensità unendo strumenti elettrici ed acustici (è il caso "Megalodon"). Ma non finisce qui: i nostri hanno anche groove e sanno rendere fluidi brani insidiosi in quanto ricchi di cambi di tempo e dinamica (si ascolti "Nightmare Gallery", dedicata a Vincent Price, dove sentiamo per la prima volta la voce pulita). Gli Opeth si sentono maggiormente nella successiva "Zeal", brano costruito sul contrasto tra riff serrati e claustrofobici e aperture melodiche marcatamente prog. "Expired Kings" spicca per gli elementi thrash e per le sfumature quasi latin (probabilmente mutuate dalla terra natale del combo) e prelude a "Medusa", traccia dal piglio nordico con un Vic Granell sugli scudi. La chicca dell'album si intitola "Oceans" (ispirata al romanzo "Il Quinto Giorno" di Frank Schätzing), nove minuti stracolmi di idee che vanno da paesaggi sonori più eterei/ambient a cervellotici, ma riusciti, intrecci vocali/strumentali con le chitarre di Baulenas in primo piano. La più breve e lineare "Interglacial" sfocia nella sorprendente "Origin", episodio la cui prima metà potrebbe tranquillamente provenire da un album di Steven Wilson e che poi prende una piega death più canonica, prima "dell'armistizio di genere" che conduce alla fine dell'album.

Ai Moonloop manca la continuità (l'ultimo album è del 2012), perché i numeri per "fare il botto" ce li hanno tutti: lo facciamo un altro dischetto nei prossimi due anni o no?

Recensione a cura di Gabriele Marangoni

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