Copertina 5

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2016
Durata:52 min.
Etichetta:Nuclear Blast Records

Tracklist

  1. DEAD RAISING TOWERS
  2. FUTURE MILLENNIA
  3. MASTERY
  4. VICTIMS OF THE NILE
  5. ISCARIOT
  6. FOLLOW AZRAEL
  7. FREEDOM EATERS
  8. WORLD UNKNOWN
  9. WIDOWMAKER
  10. ENVY OF THE GODS
  11. THE WOLF AND THE KRAKEN

Line up

  • Isak Stenvall: vocals
  • Per-Owe "Ewo" Solvelius: guitars
  • Fredrik Kelemen: guitars
  • Emil Öberg: bass
  • Sebastian Pedernera: drums

Voto medio utenti

Avevo guardato con simpatia e, anche benevolenza, al secondo full length dei Lancer, e, alla luce di questo "Mastery", forse pure troppo.

Il loro terzo album esce per la Nuclear Blast, una bella chance quindi, che però la formazione svedese non riesce a sfruttare appieno, visto che non si riesce a schiodare da un Power Metal eccessivamente scolastico (non si sono, infatti, dimenticate le lezioni dei vari gruppi che li hanno guidati nella loro crescita musicale) che suscita davvero pochi entusiasmi, per colpa di brani eccessivamente derivativi, con la collaborazione con il noto produttore Michael “Miro” Rodenberg, che ha probabilmente accentuato questo aspetto (difetto?), e per di più non è quasi mai in grado di lasciare il segno.
L'avvio è piuttosto fiacco, con i Lancer che giocano a fare gli Helloween (era Kiske ovviamente), ma "Dead Raising Towers" è un pezzo senza personalità e spunti avvincenti. Le chitarre in apertura sembrano poi lasciar intravedere qualcosa di meglio, e infatti con la hammerfall-iana "Future Millennia" qualche passo avanti lo si può cogliere, ma anche in questo caso sempre ben a distanza dagli originali. E lo stesso concetto si può estendere alla titletrack, che torna a guardare in casa Helloween anche se il refrain è stato letteralmente scippato dal songbook di Tobias Sammet.
Un po' a sorpresa il primo brano a non far pensare immediatamente a un'altra band e soprattutto lasciare una discreta impressione è la quarta traccia, "Victims of the Nile" che si perde comunque nel finale, tirandolo un po' troppo per le lunghe. Poi si riparte con il carosello degli accostamenti, "Iscariot" e "Freedom Eaters" (fifty-fifty tra Helloween e Gamma Ray), "Follow Azrael" (70% Avantasia e 30% Stratovarius), l'insipida ballad "World Unknown", "Envy of the Gods" (Stratovarius e Iron Maiden), "Widowmaker" e "The Wolf and the Kraken" (qui c'è un po' di tutto e pure messo alla rinfusa).

Certo, ispirarsi può anche essere lecito, ma dopo un po' è una scelta che mostra la corda, soprattutto se alla fine metti in piedi un album che per di più sembra composto da b-side delle varie band citate sinora.

Un brutto passo falso.



I was born to review
Hear me while I write... none shall hear a lie
Report and interview are taken by the will
By divine right hail and write
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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