(Gates Of Hell Records)Gravebreaker - Sacrifice

Copertina Ho appena finito di parlare con un amico dell’abbondanza di band che per forza ci vogliono portare indietro di quasi 40 anni e mi ritrovo tra le mani i Gravebreaker, 100% aggrappati al carrozzone dell’old school heavy metal, per la verità ormai colmo ben oltre l’orlo della genuinità e sempre più sul baratro del ridicolo.

“Sacrifice”, questo il titolo dell’album, esce sotto l’egida della Gates Of Hell Records, che ci presenta la band come una bestia musicale che condivide il suo DNA con progenitori altisonanti quali Accept, Rising Force, Black Sabbath, Mercyful Fate, Dio e Motörhead e che non ha lasciato niente al caso nella sua quest alla ricerca dei suoni originali dell’heavy metal. Non voglio neanche soffermarmi e polemizzare sull’esagerazione degli accostamenti a band il cui spessore era ed è ancora un miliardo di volte quello dei Gravebreaker, essendo chiaramente una mossa dettata dal marketing, ma questa cosa della ricerca delle origini mi ha lasciato con un sorriso coperto da un velo di tristezza.

Che significa ricerca delle origini? A mio parere è una tappa obbligatoria per qualunque musicista che voglia cimentarsi prima o poi nel songwriting, per poter prendere ispirazione dai grandi del passato o semplicemente per allargare il proprio background. La bravura e anche la grandezza dei migliori gruppi in giro sta nella capacità di attingere a tali fonti e nasconderle con sapienza nella visione personale della musica. Ed è dannatamente difficile e bellissimo allo stesso tempo. I Gravebreaker, come tanti altri oggi, hanno scelto la strada facile della riproduzione fedele delle origini senza apportare assolutamente nulla di caratterizzante alle loro canzoni.

Non c’è molto da dire, se conoscete e apprezzate il metal dei primi anni ottanta sapete esattamente cosa troverete in questo “Sacrifice”, compresa una produzione pari a quella di un demo di scarsa qualità, perle di saggezza come “666 power to the beast” e tastiere di una bruttezza tanto imbarazzante che in confronto Sandy Marton sembra Jordan Rudess.

Tutto qua. Consigliato soltanto a chi è rimasto con la mente, il cuore e tutto il resto negli anni 80 (che mi odierà a morte dopo questa recensione). Peccato, perché si è perso tanta roba.

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Ultimi commenti dei lettori

Avatar Inserito il 11 gennaio 2017 alle 23:03

a sto punto lo devo sentire via

Avatar Inserito il 09 gennaio 2017 alle 09:45

accedo al sito e butto un occhio alle recensioni...eh? 4 commenti a sti Gravecosa? leggo la recensione senza aver letto i commenti, la prima cosa che ho pensato è stata "un disco per il buon polimar"...infatti! ottime "entrambe" le recensioni ;-)

Avatar Inserito il 08 gennaio 2017 alle 14:05

Cosa hanno questi GraveBreaker che li pone su un piano differente rispetto al carrozzone revival degli ultimi anni? La matrice è Sabbath/Priest/Maiden quindi tipicamente inglese, anche se in alcuni pezzi spuntano fuori anche act americani come Riot o teutonici come Accept. Hanno un cantante che graffia ma al tempo stesso in grado di definire bene le melodie.Riportano il riff al centro della struttura del brano. L'esecuzione possiede i tempi giusti (cosa rara nel panorama odierno, mentre un tempo era la regola) la batteria entra sempre nel modo più efficace, è rapida, varia e sottolinea sempre i vari cambiamenti di umore del disco. La chitarra è in continua evoluzione/cambiamento nella durata di tutto il pezzo questo nonostante le canzoni sono diminutaggio sempre molto basso. Gli inserti di tastiera tendono a sottolineare i passaggi più oscuri e distorti del disco, un pò come facevano in synth in un disco come Frost & Fire. Non c'è una nota in più o una nota in meno di quello che ci dovrebbe essere, tutto è calibrato alla precisione cosi bene che da subito si ha quella particolare impressione di familiarità con i pezzi tipico dei dischi eccellenti, allo stesso tempo tutto suona spontaneo, agile e fresco, quasi live. Musica di altri tempi per metalhead di altri tempi, che non cambierà un micron della storia già scritta ma che con intelligenza e passione riesce a far rivivere un periodo unico e inarrivabile per questa musica, non come semplice copia sbiadita ma come realismo magico sospeso nel tempo.

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Genere: Heavy Metal
Anno di uscita: 2016
Durata: 38 min.
Tracklist:

  1. OVERDRIVE
  2. SACRIFICE
  3. GRAVEBREAKER
  4. AT THE GATES OF HELL
  5. VIOLENT CITY
  6. KILL AND KILL AGAIN
  7. ROAD WAR 2000
  8. PRAY FOR DEATH
  9. SPELLBOUND
  10. MESSENGER OF DEATH

Line up:

  • Fury: bass, guitars
  • Devastation: drums
  • Nightmare: vocals

Voto medio utenti: Nessun voto

6
Recensione a cura di
Massimiliano 'Koru' Cammarota
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