Copertina 6,5

Info

Genere:Prog Rock
Anno di uscita:2016
Durata:38 min.
Etichetta:KLM

Tracklist

  1. BROKEN ARROW
  2. FRACTURE
  3. THE RIVER
  4. FAITH
  5. TALE OF THE DROWNING MAN
  6. THE BITTER WINDS
  7. THE SHADOWS STOLE THE DAWN

Line up

  • Kevin Lawry: all music and vocals

Voto medio utenti

La musica è un’arte meravigliosa. Forse la più bella di tutte, quella che in assoluto riesce a trasmettere un insieme di sensazioni ed emozioni profonde. Mi piacciono i quadri, amo l’architettura dei tempi passati, meno la scultura onestamente, adoro la letteratura di qualunque genere. Potrei farne, però, tranquillamente a meno. Non posso dire altrettanto della musica. Non riuscirei a starne senza per più di due giorni. Ho il bisogno quasi morboso di placare la mia sete di note ovunque io mi trovi. E a volte mi basta perfino una canzoncina venuta fuori dai pessimi impianti audio dei centri commerciali. Sono dipendente dalla musica. E come me ce ne sono davvero tanti. Uno di questi non può che essere Kevin Lawry, a me letteralmente ignoto fino a oggi, che con il suo primo album da solista mette in mostra il suo lato più intimo.

Dopo una carriera che lo ha visto passare dal doom dei Silent Winter al prog dei Crowned In Earth, ha deciso di provare la via più personale, quella che permette di scendere nelle profondità di sé stessi per cercare sentimenti nascosti da tramutare in canzoni.

“The Shadows Stole The Dawn” è un capitolo del tutto nuovo per il chitarrista inglese, in cui oltre a suonare il suo strumento, si dedica alla composizione ed esecuzione di ogni cosa presente. Una scelta coraggiosa perché se da un lato si ha la possibilità di avere tutto sotto controllo e di ottenere esattamente ciò che si vuole, dall’altro la minore padronanza di altri strumenti può portare a scelte stilistiche e tecniche limitate. Per non parlare della voce che rappresenta un fattore vitale per le sorti di un disco e che qui invece finisce con il limitare le potenzialità delle canzoni.

Tocca a “Broken Arrow” dare il via ai 38 minuti di musica che ci accompagneranno lungo l’ascolto e dalle prime battute il percorso appare molto chiaro. Arrangiamenti semplici, quasi minimalisti, atmosfere malinconiche e vagamente psichedeliche, liriche introspettive e linee vocali dai toni molto pacati, ritmi mai troppo sostenuti se non in una canzone (“Fracture”) e qualche passaggio sparso qua e là. “The River” disegna un paesaggio dai colori tenui, “Faith” affascina con il suo incedere tranquillo e gli splendidi intrecci di piano e voce, “The Shadows Stole The Dawn” con i suoi otto minuti mette in mostra l’animo più propriamente prog rock dell’opera di Lawry, anche se non bisogna aspettarsi sfuriate tecniche e tempi tanto dispari da sembrare sbagliati. La Press release parla di un disco per i fan di Genesis, Camel e Caravan, anche se più realisticamente si intravedono solo questi ultimi e qualcosa dei Van Der Graaf Generator. Molto da lontano.

Kevin Lawry è stato sicuramente capace di trascrivere in musica quello che ha scoperto nel viaggio interiore che lo ha portato a realizzare questo debut, che ha nel lato più emozionale il suo punto di forza ma che manca di quella varietà tipica di polistrumentisti di ben altro livello o di gruppi in cui ognuno è “maestro” del proprio strumento. Le idee sono buone e l’ispirazione non manca, ma probabilmente un pizzico di presunzione e la difficoltà nel reperire musicisti che condividessero gli stessi obiettivi hanno portato a un disco acerbo e poco espressivo, che proprio per le sue caratteristiche più forti avrebbe avuto bisogno di una “manovalanza” più esperta nel comunicare in modo forte il messaggio dell’autore.

Peccato, perché “The Shadows Stole The Dawn” sarebbe potuto essere davvero bello ma che purtroppo resta bello a metà.
Recensione a cura di Massimiliano 'Koru' Cammarota

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