Copertina 8,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2016
Durata:47 min.
Etichetta:Cruz del Sur
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. INTRO (GLORY RIDE)
  2. HEAVY METAL SACRIFICE
  3. THE SIGN OF THE SKULL
  4. HAIL THE GODZ OF WAR
  5. VULTURE PRIEST
  6. CHILDREN OF THE SKY
  7. LET THERE BE STEEL
  8. CHAOS UNLEASHED
  9. THE DEAD WALK THE EARTH
  10. BEYOND THE GATES OF NINEVEH
  11. IRON DONKEY

Line up

  • Gerrit P. Mutz: vocals
  • Jens Sonnenberg: guitars
  • Jonas Khalil: guitars
  • Kai Schindelar: bass
  • Mathias Straub: drums

Voto medio utenti

IL GATTOOO IL GATTOOOO!!!

Il gatto...stavolta s'è superato ragazzi.
Sapete tutti il mio amore per i Sacred Steel, fui fulminato già ai tempi di "Reborn in Steel" nel 1997 quando scrissi la recensione per Metal Shock e nella conseguente intervista sentii la passione, l'amore della band per questo genere, non era una moda, non era un momento passeggero, un tentativo per la Metal Blade di cavalcare l'ondata del ritorno del classic metal, e dopo venti anni e tanti dischi, mai uno brutto, siamo ancora qui a parlarne e a lodarne le gesta.

"Heavy Metal Sacrifice" è probabilmente l'album più equilibrato dei Sacred Steel, non ho detto il più bello (anche se forse ci va vicino...) ma senza dubbio è quello che mette dentro le qualità migliori della band di Ludwigsburg e ne lima non dico i difetti ma perlomeno gli eccessi: la stessa voce di Gerrit, sebbene sia sempre lui, è un poco più moderata seppure sempre riconoscibilissima ed ormai nel mio cuore, basta andarsi a riascoltare venti secondi di "Metal Reigns Supreme" per coglierne appieno le differenze!

E poi, c'è poco da fare, quello che fa la differenza è sempre la qualità dei brani ed i Sacred Steel sono riusciti davvero a confezionare nove brani mostruosi, potenti, epici, peraltro anche variegati, quali più terremotanti, quali più rocciosi, melodici o aggressivi: l'opener che fa anche da title track è il classico brano Sacred Steel di apertura, ma già con la seguente "The Sign of the Skull" si va negli amati territori quasi doom, epici e fieri come pochi sanno fare, e poi ancora la furiosa "Hail the Godz of War" con un chorus che dal vivo promette sfracelli, e ancora "Vulture Priest" in un turbinio di emozioni che lascia senza fiato, triste e malevola, con un lavoro di chitarre in sottofondo che mette i brividi, così come la maideniana "Children of the Sky", anche qui con un chorus letteralmente perfetto, incastonato in un break cattivissimo, quasi death metal.

Avete presente quando esce un disco nuovo di una vostra band preferita, che ha alle spalle diversi album?
Bene, non vedete l'ora di andarli a vedere in tour però quando escono le news sulle setlist presentate sperate che del disco nuovo facciano giusto uno o due pezzi e tutto il resto sia incentrato sul passato?
Ecco, io sono come voi.
Beh, per farvi capire quanto sia pazzesco 'sto disco nuovo io mi auguro che il 12 novembre a Roma, al Burn This Town festival, i Sacred Steel suonino "Heavy Metal Sacrifice" per intero, più qualche brano storico del loro passato!

Per darvi delle coordinate più precise, dato che spesso i Sacred Steel alternano direzioni diverse per i loro lavori pur restando sempre ben saldi, rispetto al recente passato questo disco è meno aggressivo di "The Bloodshed Summoning" e si allinea maggiormente al sound di "Carnage Victory", sebbene lo superi parecchio in termini qualitativi e lo arricchisca con epicità doom, come detto prima con "The Sign of the Skull" e sul finale con la quasi conclusiva (prima del divertissment di "Iron Donkey") "Beyond the Gates of Nineveh", con il monumentale e solenne chorus da urlare a squarciagola e con le lacrime agli occhi, forse il brano più riuscito di tutto il disco e uno dei migliori della loro intera discografia; pressochè assenti le deviazioni thrashose e più violente presenti principalmente fino al 2006, culminate nel meraviglioso "Hammer of Destruction".

E al pari di quello, anima più distruttiva dei Sacred Steel, reputo "Heavy Metal Sacrifice" apice della loro carriera, album maturo ed ispiratissimo, accessibile ed anzi obbligatorio a chiunque si dichiari innamorato di questa musica e non semplice o distratto ascoltatore.

In un panorama metal sempre più alla deriva, i Sacred Steel sono puro ossigeno. E se dobbiamo tornare nell'underground più totale per trovare la qualità di un tempo lo faremo con gioia e rinnovata devozione e fede nel VERO metal.

Recensione a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 06 nov 2016 alle 08:51

"E se dobbiamo tornare nell'underground più totale per trovare la qualità di un tempo lo faremo con gioia e rinnovata devozione e fede nel VERO metal". Graz "ieratico". :-)

Inserito il 05 nov 2016 alle 09:43

Ottimo songwriting ma...la voce non mi convince molto

Inserito il 04 nov 2016 alle 23:52

eccomi :D

Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.