Copertina 7

Info

Genere:Prog Rock
Anno di uscita:2016
Durata:57 min.
Etichetta:Lazy Bones Recordings

Tracklist

  1. BACK TO THE MACHINE
  2. READY, SET, SUE
  3. RIFF SPLAT
  4. WHAT IS THE MEANING?
  5. MARSEILLE
  6. GOOD DAY HEARSAY
  7. WITNESS
  8. BALLOON
  9. WHEN THE GAVEL FALLS
  10. THE VERDICT
  11. FREE RADICALS
  12. MAGISTRATE
  13. SHILOH'S CAT
  14. THE TORT

Line up

  • Tony Levin: bass, Chapman stick, cello
  • Marco Minnemann: drums, guitar
  • Jordan Rudess: keyboards, GeoShred, wizardly sounds and Seaboard

Voto medio utenti

“Dai che ci siamo quasi!”. Ecco, con queste parole sintetizzerei la nuova (e inaspettata) uscita discografica del trio Levin Minnemann Rudess. Quando provai a recensire il disco d’esordio (A.D. 2013) ero solo un Ghost Writer, e non ebbi il coraggio di dare un voto: “tante note”, tanto talento, tanto mestiere, ma non percepivo quella che chiamerei “intesa”, tipica di coloro che sono abituati a suonare insieme da tempo.

“From The Law Offices Of”, da questo punto di vista, è un deciso passo in avanti: i brani sono più brevi, focalizzati e mediamente più fluidi, anche se, inevitabilmente, le influenze delle band madri non sono difficili da riconoscere e da individuare.

L’inizio di “Back To The Machine” fa immediatamente pensare al progetto The Aristocrats, con un Jordan Rudess più “rumoroso” che “virtuoso”, almeno fino al doppio assolo synth/Hammond. “Ready, Set, Sue” vede il tastierista fare la parte del leone tra atmosfere Liquid Tension Experiment e rimandi alla propria carriera solista (periodo “Rhythm Of Time” per intenderci). L’ostinato del basso di “Riff Splat” profuma di “nervosismo” crimsonico e prelude alla più sperimentale (e vagamente caotica) “What Is The Meaning?” (curioso l’utilizzo dei sample che recitano il titolo). “Marseille” è il primo pezzo in cui i toni vengono smorzati e si fa strada prepotentemente il pianoforte, con soli di memoria Rush ma un finale da denuncia (a mio avviso i finali dei brani qui presentati sono quasi tutti discutibili, ma questo in particolare fa gridare vendetta). “Good Day Hearsay” vorrebbe essere un brano heavy e “dritto”, con Rudess che si diverte a fare il chitarrista, ma ovviamente i tre ci impiegano poco a complicare il tutto. “Witness” è uno dei momenti top del full-length, un po’ LTE, un po’ “Fanfare For The Common Man” (ascoltate il lead synth) e un po’ blues stradaiolo. C’è spazio anche per il sound vintage e rétro con “Balloon”, tra arpeggi pinkfloydiani rubacchiati a “Goodbye Blue Sky” e layer di mellotron. “When The Gavel Falls” è la traccia più riuscita del lotto, quello che avrei sempre voluto sentire dai tre fenomeni: un tastierista che fa il tastierista, un bassista che fa il bassista e un batterista che fa il batterista, in un riuscito alternarsi di momenti più tetri e altri più solari. “The Verdict” pecca un po’ di autoindulgenza, tra elettronica, influenze medio-orientali e ambient di scuota Tangerine Dream. La breve ma intensa “Free Radicals” profuma di Pat Metheny e ci introduce a “Magistrate”, più marcatamente prog, con picchi ossessivi, intermezzi clavicembalistici (?) e, finalmente, una chiusura decorosa. “Shiloh’s Cat” è il cosiddetto “brano che non ti aspetti”, un tributo all’AOR degli Anni Ottanta (Toto, Asia, Journey) con tanto di side-stick e solo di sax di Giordano. Il finale è lasciato a una non entusiasmante “The Tort”, carica di elettronica, atmosfere ansiogene e tentazioni funk (il clavinet col wah-wah aiuta ma non basta).

Ripeto, “dai che ci siamo quasi!”. L’identità del progetto LMR va finalmente delineandosi: ora mi aspetto grandi cose dal futuro di questo super-gruppo strumentale. Avanti così.

Un sentito ringraziamento va a Scott Schorr della Lazy Bones Recordings per l’anteprima del disco, in uscita il 18 Luglio p.v.
Recensione a cura di Gabriele Marangoni

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 30 giu 2016 alle 07:42

Ma... ma... ma... Ma che davvero? Non ne sapevo nulla!!! Devo rimediare assolutamente!!!

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