Copertina 8

Info

Genere:Prog Rock
Anno di uscita:2015
Durata:155 min.
Etichetta:InsideOut Music
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. THE LIGHT (REMASTERED)
  2. THOUGHTS (REMASTERED)
  3. THE DOORWAY (REMASTERED)
  4. JUNE (REMASTERED)
  5. DAY FOR NIGHT (REMASTERED)
  6. AT THE END OF THE DAY (REMASTERED)
  7. SOLITARY SOUL (REMASTERED)
  8. WIND AT MY BACK (REMASTERED)
  9. THE BOTTOM LINE (REMASTERED)
  10. SHE IS EVERYTHING (REMASTERED)
  11. ON A PERFECT DAY (REMASTERED)
  12. JAWS OF HEAVEN (REMASTERED)
  13. WAITING FOR ME (REMASTERED)
  14. TIDES OF TIME (REMASTERED)
  15. FALLING FOR FOREVER

Line up

  • Alan Morse: guitar, vocals
  • Dave Meros: bass, vocals, keyboards
  • Ryo Okumoto: keyboards, vocals
  • Jimmy Keegan: drums, vocals
  • Ted Leonard: vocals, guitar
  • Neal Morse: vocals, keyboards
  • Nick D’Virgilio: vocals

Voto medio utenti

È il 23 dicembre. Dopo la fine dell’estate, l’inizio del lavoro a scuola, la fatica dell’autunno, il freddo dell’inverno, mi prendo qualche giorno e torno in Sicilia, la terra che mi ha dato i natali, la terra dalla quale sono andato via ormai 11 anni fa, per inseguire sogni e speranze, carriera e autoaffermazione, per scappare da un vecchio me che non riuscivo più a gestire. Ma adesso si torna a casa, un bel bagno di parenti e nipotini, la testa finalmente appoggiata sul comodino per un po’.

La prima cosa che, inevitabilmente, già so che avverrà appena arrivo a casa è la cena dalla nonna Vita. La nonna Vita è un po’ come tutte le nonne del globo, ma la mia ha dalla sua una caratteristica che molte altre non hanno: è, per l’appunto, siciliana. Ora, io non so se lo sapete, ma la nonna siciliana tende ad avere del nipote una visione congelata nel tempo: posso avere anche quarant’anni, una vita avviata e una salute di ferro, ma appena metto piede a casa, lei, con un solo sguardo, avrà deciso che sono deperito, chissà da quanto non mangio, come se il fatto di stare da solo in Romagna facesse di me una sorta di esule ai lavori forzati. Che ne so, certe cose sono insondabili. È così, lo so, lo accetto ormai con un sorriso di deliziosa benevolenza.

La conseguenza immancabile di questo postulato è che, all’ora di cena, appena atterrato, stanco e con la voglia solo di mangiare qualcosa di leggero e andare a letto, io scopra che mia nonna è al lavoro dalla mattina, probabilmente addirittura dal giorno prima, per preparare “due cose, due cose soltanto” per il nipote che vive “al nord”. E già lo so, cosa mi aspetta: una tavola imbandita con ogni sorta di manicaretto, un trionfo di gusti, sapori, il lavoro di una giornata intera, tutto per il nipotino prodigo che torna all’ovile. E, anche se non avevo per niente fame (occhio all’imperfetto, è cruciale), sarà la gioia di essere tornato, sarà la gratitudine, sarà che mia nonna, dio la benedica, è una cuoca fo-to-ni-ca, mi ritrovo a mangiare come un ossesso, travolto da un insolito destino sulla tavola di casa sua, tra polpette, pasta al forno, le sarde “a beccafico”, la caponata “che ti piace tanto”… Una cena devastante, ma semplicemente deliziosa, un piatto più buono dell’altro, tanto che ad un certo punto mi accorgo di andare avanti per inerzia, spinto dai profumi irresistibili della mia terra, dall’ombra delle mani di questa donna che ha visto due guerre, che riesce a trasferire in ogni piatto che cucina quel senso atavico di protezione, di cura, di famiglia. E mangio, e mangio. E magari scoppio, ma mangio tutto, voglio assaggiare ogni singola prelibatezza sgorgata da quelle mani indurite dal tempo e dalla vita, ma capaci di danzare sui fornelli come una ballerina sulle punte.

Alla fine, mi ritrovo completamente satollo, quasi sballato dalla quantità di grassi, zuccheri, e dalle endorfine che il mio corpo felice, empio, tronfio, rilascia portata dopo portata.

MA.

Non è finita, oh no. Mia nonna, come se non bastasse, come se tutto questo non fosse già sufficiente a farmi cadere in letargo come un orso marsicano, ha comprato la cassata. Mio dio, la cassata. Non so se avete mai avuto la sventura di assaggiare la cassata, quella vera, quella fatta in Sicilia, quella artigianale. D’improvviso, il mio stomaco fino a quel momento pieno in ogni misura scopre di avere ancora un angolino, uno spazietto chissà come rimasto a disposizione, da riempire con quel dolce strepitoso. Mia nonna guarda, attenta, che mi tocchi la fetta più grande, tra le risate e lo sbigottimento di mia sorella e degli altri e di me stesso; questo film lo abbiamo già visto, ma ogni volta è come la prima volta, è un copione che, perdio, non intendo non recitare, per la gioia della nonna, per il gusto di quei cibi deliziosi, per la sensazione di casa che tutto questo mi dà. Andrò a letto un paio d’ore dopo, piacevolmente intorpidito da tutto quel ben di dio, e pronto l’indomani mattina a sfidare a singolar tenzone il trono di ceramica, che mi aspetta terrorizzato nella stanza accanto.

Ecco. Adesso prendete tutte le meravigliose pietanze che vi ho citato, e sostituitele con i brani di questo “best of “ degli Spock’s Beard. Una portata dopo l’altra, non mi sazio mai di brani così “buoni”, già conosciuti eppure sempre gustosi fino all’ultimo mors… nota, una scorpacciata che durerà pure due ore e passa ma alla quale non intendo sottrarmi, inebriato dalla classe, dallo spessore artistico di una band che riesce a sorprendere anche a distanza di anni. E, come nel pranzo della nonna, la “cassata” finale qui è la nuova suite “Falling for Forever”, venti minuti di POESIA prog-rock firmata Neal Morse, e sulla quale trovano spazio tutti, ma proprio tutti i membri dei Beard, presenti e passati. Il gran finale di una cena luculliana. Sarà anche pesante, rischierò anche l’indigestione, ma anche stavolta ho mangiato tutto, fino all’ultimo boccone.

Questo disco è per voi, che sentite la voglia di casa, che avete bisogno come ogni umano di coccole e di comprensione, di una nonna benevola che sappia mettervi in braccio come se aveste ancora nove anni, che sappia cullarvi con le sue melodie ed accompagnarvi nel vostro cammino come fece la mia con me.
The First Twenty Years” è la cena a cui non rinuncerò mai, anche se sono stanco e sazio e di cattivo umore.


Mi manchi, nonna.
Recensione a cura di Pippo ′Sbranf′ Marino

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 25 nov 2015 alle 16:53

Grazie a voi, ragazzi

Inserito il 24 nov 2015 alle 08:52

Devo dirti che anche io avevo una nonna come la tua, (ma forse proprio tutte le nonne sono così) anche le era siciliana di Messina, e non ti nascondo che come il buon polimar mi sono emozionato al ricordo leggendo la tua bellissima recensione.....così come sicuramente mi emoziono ogni volta che sento dell'ottima musica...e i Beard fanno ottima musica. Grazie.

Inserito il 21 nov 2015 alle 18:11

Grande Pippo, grande.

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