Ninkharsag - The Blood of Celestial Kings

Copertina 6,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2015
Durata:31 min.
Etichetta:Candlelight Records

Tracklist

  1. THE SICARII
  2. THE ESSENTIAL SALTS OF HUMAN DUST
  3. LIBER V VEL REGULI
  4. DESTROYED BY DESIGN
  5. NINKHARSAG
  6. TARTARUS UNBOUND
  7. PASTORALIS PRAEEMINENTIAE
  8. THE DAWN OF THE AGE OF HORUS
  9. IRON WOLVES

Line up

  • K.R.N.: vocals & rhythm guitar
  • P.A.: ead guitar
  • J.P.: drums
  • S.C.: bass guitar

Voto medio utenti

Diciamoci la verità: i veri blackster (peraltro sempre più sparuti) un rinfrescante tuffo nel passato non lo disdegnano mai.
Così, se ad aprile 2015 viene immesso sul mercato -quale mercato?- un cd che sembra risalire al 1995, cosa ci sarà poi di male?

Questo, almeno, è quello che ha pensato il sottoscritto all’ascolto del primogenito dei britannici Ninkharsag.
Moniker, artwork, titoli, lyrics, suoni… ogni aspetto in Blood of Celestial Kings rimanda al fosco immaginario che imperversava in Norvegia prima che il symphonic cambiasse le carte in tavola.
La musica vera e propria non è da meno.
Mi rifiuto di elencare i numi tutelari da cui i Nostri attingono ispirazione: sono i soliti, ormai li conoscete a memoria e vi posso assicurare che, sparsi in giro per il platter, li rinverrete quasi tutti. Credo sia altrettanto inopportuno sviscerare i tratti salienti di un sound perfettamente inquadrabile alla stregua del raw black metal più intransigente e ferale.

Semmai, pare corretto tratteggiare i -pochi, invero- tratti salienti in grado di distinguere la band di Liverpool dalle frotte di colleghi che si dilettano col medesimo genere.
Indicherei in primis il ruolo di preminenza concesso alle linee di basso, dotate di un groove tanto inusuale quanto azzeccato; segnalerei inoltre la saggia stringatezza dei singoli brani (a parte la conclusiva Iron Wolves ci attestiamo sui tre minuti di media) e del disco tutto (poco più di mezz’ora); citerei in conclusione le piacevoli inflessioni thrasheggianti, rinvenibili tanto nel riffing quanto nel drumming, che mi hanno rimembrato i cari vecchi Absu.
E tant’è.

Il livello qualitativo, che comunque si assesta ben oltre la sufficienza, è assolutamente omogeneo lungo l’intero album, tanto da rendere del tutto inutile un track by track.
Ricordiamoci, ad ogni modo, che Blood of Celestial Kings è “solo” un debut album: i Ninkharsag, con ogni probabilità, non diventeranno mai dei supereroi del black metal, ma hanno le potenzialità per costruire una carriera solida e per allietare le serate dei nostalgici.
In bocca al lupo.
Recensione a cura di Marco Cafo Caforio

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