Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2014
Durata:56 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. FEED THE FLAMES
  2. IN THE NAME OF THE KING
  3. DIRTY LITTLE SECRET
  4. BAD REPUTATION
  5. STAY
  6. SOMEWHERE IN OSLO
  7. LONG WAY DOWN
  8. SPEND THE NIGHT
  9. LOVE FALLS DOWN
  10. TICKET TO YESTERDAY
  11. DIRTY ANGEL

Line up

  • Nigel Bailey: vocals, bass, guitars
  • Mario Percudani: guitars
  • Alessandro Mori: drums
  • Alessandro Del Vecchio: keyboards, additional backing vocals
  • Andy Bailey: additional backing vocals

Voto medio utenti

Dopo anni di “anonimato”, abbastanza inspiegabile viste le sfavillanti qualità, è evidentemente giunto per Nigel Bailey il momento del “riscatto”, assolutamente meritato.
E così, ecco che a breve distanza dai Three Lions, si è deciso di “battere il ferro finchè è caldo” con questo gruppo dal monicker autocelebrativo, il cui l’esperto songwriter, musicista e vocalist britannico è supportato da una backing band completamente italiana, molto abile nell’assecondare un approccio musicale ancora una volta pesantemente ispirato dall’hard di stampo pomposo e stentoreo, in un crogiolo espressivo che chiama in causa Ten, Thin Lizzy, Dare, Rainbow, Magnum e Heartland.
In pratica, le stesse influenze apprezzate nel debutto del progetto edificato con Vinny Burns e Greg Morgan, insomma, di cui “Long way down” sembra la “naturale” prosecuzione, senza perdere una stilla di classe e intraprendenza, per la gioia degli estimatori del genere, che mi auguro sempre numerosi e affezionati.
L’ugola pastosa di Nigel è praticamente perfetta nel riprodurre stesure vocali costantemente evocative e passionali, ma vorrei spendere una necessaria nota di merito anche per Mario Percudani (Hungryheart, Shining Line, Mitch Malloy, Charming Grace, Lionville,…), capace indifferentemente di sostenere sia ambientazioni immaginifiche e sia atmosfere più pragmatiche, confermandosi un chitarrista di grande sensibilità, gusto e competenza.
L’albo offre, infatti, un campionario abbastanza variegato di partecipazione emotiva, e, tra momenti di coriacea enfasi lirica (“Feed the flames”, il verosimile best in class “In the name of the king” e una poderosa title-track), armonie virilmente melodrammatiche e languide (“Dirty little secret”, “Stay”, “Somewhere in Oslo”, lo slow “Spend the night”, “Love falls down” e “Ticket to yesterday”) ed elaborazioni dominate da una forma istantanea di energia sonica (“Bad reputation”, con il suo infettivo tocco funky e “Dirty angel”), il programma scorre fluido e appagante, privo di evidenti cedimenti, avvalorando la tesi che l’ennesima “scoperta” di casa Frontiers possiede la cultura, il talento e la vitalità per accendere gli entusiasmi di tutti i fans del british hard-rock.
E bravo Nigel … un esempio di perseveranza e vocazione che “deve” essere premiato … ora tocca a voi!
Recensione a cura di Marco Aimasso

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