Copertina 7

Info

Anno di uscita:2014
Durata:47 min.
Etichetta:Mausoleum Records

Tracklist

  1. ANOTHER DAY IN GREY
  2. MOVE ON
  3. BIG TROUBLE
  4. THE ONLY WAY
  5. THE CAGE
  6. THE OCEAN
  7. OH BOY
  8. UNDERGROUND
  9. VILLAGE OF THE DAMNED
  10. SONG FOR A FOOL
  11. FUCK YOU ALL (BONUS TRACK)

Line up

  • Steph Honde: vocals, guitars, piano, bass
  • Tim Bogert: bass
  • Vinny Appice: drums
  • Don Airey: keyboards
  • Denis Baruta: guitars
  • Olivier Brossard: bass
  • Emmanuel Lamic: drums
  • Laetitia Gondran: drums
  • Paul Di’Anno: vocals on “Fuck You All”

Voto medio utenti

Quello di Stéphane “Steph” Honde non è un nome particolarmente conosciuto, eppure nella natia Francia, soprattutto grazie al lavoro svolto con i Cafè Bertrand, il chitarrista si è conquistato una solida reputazione, tale da consentirgli il credito di amicizie “importanti” anche a livello internazionale.
Ed ecco che, trasferitosi in California, l’ottimo musicista transalpino decide di edificare questi Hollywood Monsters e di “sfruttare” il prestigio acquisito coinvolgendo nell’impresa alcune delle celebrità della scena, nello specifico nientemeno che Tim Bogert, Vinny Appice, Don Airey e Paul Di’Anno.
Immagino che la “notizia” non sarà accolta con particolare “stupore” dai rockofili alla lettura, in un momento storico in cui i “supergruppi” nascono come funghi (anzi, molto di più dei deliziosi miceti che, dalle mie parti almeno, da qualche tempo scarseggiano quasi quanto l’originalità nel rock n’ roll!), ma vi assicuro che trascurare quest’uscita sarebbe un errore, poiché “Big trouble” è un disco alquanto godibile, pregno di feeling, di pathos emotivo e pure sufficientemente creativo.
I principali modelli di riferimento della circostanza sono (fatalmente) Deep Purple, Whitesnake e Black Sabbath, e tuttavia a meravigliare è proprio l’abilità con cui una materia tanto “classica” viene trattata, rendendola fresca e accattivante attraverso una notevole varietà di differenti soluzioni interpretative, dominate più dalla voce pastosa e dalla chitarra sensibile di Honde che non dalla presenza di ospiti di rilievo.
Beh, anche il loro contributo è ovviamente importante (ascoltare l’Hammond di Don Airey nella torrida “Move on”, il basso pulsante di Tim Bogert nella passionale “Song for a fool” o il drumming sempre incisivo di Vinny Appice, per referenze immediate) e ciò nonostante la prima a “colpire” è la vocazione di Steph e un songwriting piuttosto ispirato, capace di passare con disinvoltura dall’atmosfera notturna della title-track alle melodie vagamente The Police-iane di “The only way”, transitando per il cangiante tocco rootsy di “The cage” (assoggettabile, estremizzando leggermente il concetto, ad una sorta di Led Zeppelin cantati da Keith Carradine …) e per la sinfonia blues denominata “The ocean”, per poi approdare a due monoliti caliginosi e possenti come "Underground” e “Village of the damned”.
“Oh boy” ricorda in lontananza certe cose dell’Ozzy più melodrammatico e non convince totalmente, mentre la bonus “Fuck you all” è qualcosa di più di una semplice invettiva e qualcosa di meno di un pezzo veramente trascinante, nonostante la gradita partecipazione fonatoria di Mr. Di’Anno.
I “Mostri di Hollywood” non fanno tanta “paura” e impressionano “solo” per musicalità, competenza, attitudine e per una discreta fantasia applicata alla “tradizione” … per quanto mi riguarda, anche questa è una bella sorpresa.
Recensione a cura di Marco Aimasso

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.