Cynic - Kindly Bent to Free Us

Copertina 4,5

Info

Anno di uscita:2014
Durata:41 min.
Etichetta:Season of Mist

Tracklist

  1. TRUE HALLUCINATION SPEAK
  2. THE LION'S ROAR
  3. KINDLY BENT TO FREE US
  4. INFINITE SHAPES
  5. MOON HEART SUN HEAD
  6. GITANJALI
  7. HOLY FALLOUT
  8. ENDLESSLY BOUNTIFUL

Line up

  • Sean Reinert: drums, keyboards
  • Paul Masvidal: vocals, guitars
  • Sean Malone: bass, chapman stick

Voto medio utenti

Dev'esserci un errore nella copia che mi è arrivata del nuovo Kindly Bent to Free Us, terzo disco sulla lunga distanza dei Cynic. Non credo che la formazione che nel 1993 registrò quel capolavoro death/prog/jazz/fusion di Focus abbia potuto partorire un simile abominio sonoro. Non credo che degli straordinari musicisti come Reinert, Malone e Masvidal, abbiano potuto ideare un disco simile.
Invece tutto questo è accaduto, con buona pace dei vecchi sostenitori e di chi, spinto dalla curiosità, si è avvicinato positivamente a Traced in Air.
Se l'album appena citato era un disco sicuramente diverso, che in pochi si aspettavano dopo tanti anni, col suo suono spaziale e "improvvisato" (ma comunque, forse, con un suo perché) nel nuovo lavoro di buono non c'è davvero nulla.
Chiariamolo subito: il disco non è metal, ma proprio per nulla, ciò non incide però su quel numerino piccolo piccolo che vedete a fianco.

Otto pezzi per quaranta minuti di musica fiacca e poco ispirata, senza brani da ricordare e, paradossalmente, il pezzo rilasciato per promuovere il disco (The Lion's Roar) si rivela uno dei meglio riusciti assieme alla title track. Sono abituato, quando ascolto per la prima volta un disco di cui devo fate la recensione, a farmi degli appunti, 2/3 righe veloci per ogni canzone in cui annoto le impressioni di ogni traccia. Beh, il disco è finito e il foglio è rimasto quasi bianco. Questo la dice lunga su cosa abbia da offrire questo Kindly Bent to Free Us (oppure è prova della mia sordità incombente, fate voi). Title track, dicevamo, con percussioni finalmente più incisive e riff interessanti, il lavoro di basso è sempre in evidenza, sia per le parti di accompagnamento dove pulsa con insistenza, sia nelle sezioni in cui può prendersi più libertà e mostrare con precisione e fantasia l'abilità nel seguire certe linee. L'altro "scossone" dal mare di tranquillità emerge su Moon Heart Sun Head, in cui possiamo addirittura sentire un assolo; 30 secondi di attenzione per poi ripiombare nel nulla. Altro pezzo non totalmente da buttare è Holy Fallout, che dopo un inizio con una voce insulsa, si riprende verso il minuto e 40 con un riff incisivo, per poi regalarci un finale "esplosivo" in cui i nostri, per qualche istante, si ricordano chi sono.

Il resto è il nulla, una lagna infinita in stile indie/pop che in alcuni frangenti, soprattutto per la voce e per certi effetti, richiama alla lontana Beatles (Gitanjali) e Muse (Endessly Bountiful) oppure gli Anathema più recenti, senza naturalmente possedere lo spessore di queste band.
Altra tegola che cade su questa sfortunata uscita è la produzione. Non un totale disastro, ma non è aperta, anzi è quasi claustrofobica, il che rende il lavoro di basso più evidente ma taglia le gambe alle chitarre che ultimamente erano molto ariose/spaziali ed effettate, e alla batteria che risulta piatta.

Sono d'accordo sull'evoluzione musicale di un gruppo, sono d'accordo sulla sperimentazione però c'è un limite. Focus e questo nuovo Kindly Bent to Free Us non hanno nulla in comune, nulla. Uno era un disco geniale e innovativo, l'altro è un ammasso pop/rock. Se l'avessi comprato solo per il nome in copertina, mi sarei incazzato non poco ritrovandomi in mano un sottobicchiere da 20 euro. Questo è il punto. Hai cambiato totalmente genere? Cambia nome! E non ditemi che anche David Bowie o Iggy Pop hanno cambiato genere più volte nella loro carriera, perché è un paragone che non ci azzecca proprio.

Ci stanno poi tutte le critiche eh, io non ho la verità, ho la mia opinione sincera e motivata, però che non mi si venga a dire "non ti piace solo perché non è metal". Non cerchiamo alibi a un disco che poteva tranquillamente non esistere.

Recensione a cura di Francesco Frank Gozzi

Ultime opinioni dei lettori

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 19 feb 2014 alle 12:37

Io l'ho trovato semplicemente noioso. Come dice la rece, passa e va, senza lasciarmi nulla. Può essere noioso un disco di puro HM old style, così come può esserlo un coacervo di seghe mentali ipertecniche e di soluzioni avant-gardistiche. L'innovazione in sè non è un valore. D'accordissimo, sintesi perfetta

Inserito il 19 feb 2014 alle 08:21

Io l'ho trovato semplicemente noioso. Come dice la rece, passa e va, senza lasciarmi nulla. Può essere noioso un disco di puro HM old style, così come può esserlo un coacervo di seghe mentali ipertecniche e di soluzioni avant-gardistiche. L'innovazione in sè non è un valore.

Inserito il 18 feb 2014 alle 23:49

a me non piace per un 'innovazione un pò troppo spinta...ma certo meglio osare in tal modo piuttosto che l'ennesimo trito e ritrito dei Saxon....

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