Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2014
Durata:49 min.
Etichetta:Aeternitas Tenebrarum Musicae Fundamentum

Tracklist

  1. DROWNED HOPE
  2. DOME OF THE WARDERS
  3. CARVED IN DUST
  4. BENEATH FORSAKEN SKIES
  5. IL CICLO DELLA FORGIA
  6. ELECTRIC FLOOD
  7. MANTHE

Line up

  • Adres: bass
  • Marco: drums, percussion
  • Marcello: vocals
  • Dave: guitars
  • Alexios Ciancio: guitars, synths

Voto medio utenti

Lo stimato "collega" Dopecity, recensendo il precedente lavoro dei Deadly Carnage, così concludeva: “Un buon disco che può essere premessa per un futuro capolavoro”.
Dopo aver ascoltato il nuovo Manthe, credo di poter affermare che la profezia, ahimè, non si è avverata: il combo riminese ha rimandato il salto decisivo verso il masterpiece, mantenendo qualità media e coordinate musicali di Sentiero II – Ceneri. Ciò non toglie che i nostri abbiano creato un’altra opera di grande caratura, confermandosi fra le realtà più interessanti dell’intero panorama nazionale.

Il loro trademark sonoro, ancora una volta, si poggia sull’accorta alternanza fra fosche trame doom (Beneath Forsaken Skies), rasoiate depressive (Electric Flood e Carved In Dust) ed evocativi mid tempo dal sapore post-folk.
Dovendo proprio scegliere l’abito che, almeno a mio avviso, più dona alla band, opterei per quest’ultimo.

Ho trovato magnifico Il Ciclo della Forgia, brano cantato in italiano e ideale successore di Antica Europa (dal disco Decadenza, 2008), con quelle suggestioni acustiche e quell’atmosfera solenne da pelle d’oca.
Analoghe sensazioni evoca Dome of The Warders, per quanto mi riguarda miglior episodio del platter, impreziosito dall’intervento del flauto traverso e pregno di una malinconia sognante che mi ha ricordato alcune cose dei cari vecchi Novembre (a proposito, che fine avete fatto? Mi mancate…). Ottimo anche il videoclip, tra l’altro.

Va detto, d’altra parte, che le diverse anime della band non sono affatto a compartimenti stagni: basti pensare alla lunghissima (siamo sui 14 minuti) title track, canzone imbevuta di pessimismo in cui tutte le sfaccettature dei Deadly Carnage trovano cittadinanza, senza per questo risultare dispersiva.
L’intero platter, in ogni caso, mantiene una coesione invidiabile, grazie al feeling cupo e disperato che funge da autentico collante emotivo fra le varie composizioni.

Non sarà forse un capolavoro (chissà che la prossima non sia la volta buona...), ma di certo Manthe è bellissimo. Se vi sembra poco...

Recensione a cura di Marco Cafo Caforio

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