Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2004
Durata:59 min.
Etichetta:Frontiers
Distribuzione:Frontiers

Tracklist

  1. THIS FOOLISH WORLD
  2. JELUNDA
  3. THE CALLING
  4. MY SAVIOUR
  5. ENGLISH ROSE
  6. SHAMEN EYES
  7. SOULMAN
  8. LIGHT IN THE BLACK
  9. THE SWAN

Line up

  • Paul Hodson: vocals and keyboards
  • Josie Vespa: bass
  • Lynch Radinsky: drums
  • Vince O´Regan: guitars

Voto medio utenti

Dopo aver regalato un successo dopo l'altro a nomi come Ten, Bob Catley e John Parr sia in veste di songwriter sia come talentuoso tastierista, Paul Hodson firma il suo primo lavoro da solista. E lo fa circondandosi da musicisti di tutto rispetto reclutati tra le fila dei Pulse (Lynch Radinsky alla batteria), della band di Bob Catley (il chitarrista Vince O´Regan) e del prestigioso Bass Institute (la bassista Josie Vespa). Hodson veste per la prima volta i panni del lead vocalist e interpreta finalmente nove creazioni frutto della sua prolifica attività di autore questa volta non più al servizio (e a beneficio) di Gary Hughes e soci. Visto il passato di Hodson e dei membri della band non c´è da meravigliarsi che "This Strange World" sia pervaso da melodie che ricordano Ten e Magnum, ma è indubbio che questa release abbia una sua identità solida e ben definita. "This Foolish World" è una perfetta track di apertura che, col suo intro epico ed imponente, presenta gli Hodson al loro nuovo pubblico ed inaugura una serie di fortunatissimi dialoghi chitarra-tastiera. La successiva "Jelunda" sembra essere annunciata da un ministro di culto musulmano che canta la sua preghiera dall'alto di un minareto. Superato l´effetto mistico creato dalle incomprensibili litanie arabeggianti "Jelunda" fa sfoggio di una melodia ammiccante che sfocia in un coro spiccatamente AOR e di graffianti riff di chitarra.
"The Calling" mette in luce quello che è il limite più evidente del modo di cantare di Hodson, cioè la tendenza a spingersi troppo oltre le sue reali possibilità. La struttura di questo mezzo-tempo è piacevole e il ritornello è ficcante ma Hodson pare dimenticare di non essere Gary Hughes: pur avendo una voce maestosa non rende troppo bene sotto eccessivo sforzo. Grandiosa la chitarra acustica nella parte conclusiva del brano. "My Saviour" è in perfetto stile Ten, maestosa e melodiosa, veloce ma non troppo, ha nel chorus il suo momento migliore. Sonorità più granitiche per "English Rose" dove i cori di facile presa vengono trascurati per lasciare spazio alla chitarra di O´Regan e alla solida sezione ritmica del duo Vespa-Radinsky. Anche in questo brano l´ugola di Hodson viene strapazzata un po' troppo.
"Shamen Eyes" e "Soulman" inaugurano una serie di brani - tributo ai Rainbow che culmina con la cover di "Light In The Black", presa in prestito dall'album "Rising" a quasi trent'anni di distanza, autentico capolavoro in cui Hodson imita rispettosamente i vocalizzi di R.J. Dio e ogni strumentista supera se stesso. Strepitoso l´assolo di tastiere. La chiusura spetta alla suggestiva "The Swan", nostalgica ballad dai toni medievali, senza dubbio un brano di grande spessore, unico e ultimo lento dell'album.
Certo, Hodson non è il più grande vocalist nella storia dell´hard rock ma bisogna riconoscergli una discreta tecnica e una bella dose di coraggio nell´affrontare impavido paragoni scontati ma inevitabili con le celebri ugole di Hughes e Catley.
La produzione non è il massimo ma se non altro lascia democraticamente spazio a ogni strumento.
Più che positivo, dunque, il bilancio per il primo disco solista di Paul Hodson sostenuto da eccelsi compagni d'avventura e, ancora una volta, autore capace e fantasioso.
A Settembre gli Hodson saranno in tour: mi auguro che avremo modo di apprezzarli dal vivo!
Recensione a cura di Elena Mascaro

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