Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2004
Durata:68 min.
Etichetta:Frontiers
Distribuzione:Frontiers

Tracklist

  1. LAPSE OF REALITY
  2. SAINT FIRE
  3. CHANGE
  4. THAT KIND OF MAN
  5. YOU WERE THERE
  6. PERFECT WORLD
  7. MACHINE
  8. THE KEY
  9. DON'T KNOW (WHAT YOU'RE TALKING ABOUT)
  10. ONE LITTLE MISERY
  11. DARKFALL
  12. FAITHFULLY
  13. LAPSE OF REALITY (LONG VERSION)

Line up

  • Mark Boals: vocals
  • Steve Weingart: keyboards, rhythm guitar
  • Tony MacAlpine: guitars
  • Philip Bynoe: bass
  • Virgil Donati: drums

Voto medio utenti

Continua spedita la carriera dei Ring of Fire, inizialmente nati come progetto solista del singer Mark Boals (inconfondibile voce dei migliori successi di Yngwie Malmsteen) e successivamente trasformatisi in una vera e propria band, che negli ultimi anni ha impressionato più per la stellare line-up che per l'originalità della sua musica. Fanno ancora parte della partita la coppia “Planet X” MacAlpine – Donati, così come l'ottimo Philip Bynoe (bassista apprezzato soprattutto in compagnia di Steve Vai), mentre dietro alle tastiere non troviamo più il vulcanico Vitali Kuprij, il cui abbandono risale ormai a qualche anno fa: a sostituirlo c'è Steve Weingart, keyboard player dal notevole curriculum e dalle numerose collaborazioni, attualmente nei ranghi della Dave Weckl Band. L'impostazione di Steve è decisamente diversa da quella di Vitali, più orientata ad un oscuro lavoro in background rispetto alle velocissime scale neoclassiche del tastierista russo: questo ha cambiato lievemente il sound della band, che pur rimanendo sempre in bilico tra l'Hard Rock, l'AOR ed il Power Metal neoclassico, si è fatto lievemente più aggressivo. Dal punto di vista strutturale le canzoni non sono molto distanti da quanto fatto in “The Oracle” o in “Dreamtower”, e a volte l'eccessiva linearità di alcune composizioni può sembrare uno spreco, viste le enormi capacità strumentali dei musicisti in questione. In particolar modo il drumming di Virgil Donati sembra davvero sacrificato, mentre il grande feeling di MacAlpine si apprezza certamente di più quando abbandona i classici panni del Malmsteen di turno. La prestazione di Boals invece è davvero inattaccabile: Mark è uno dei pochi cantanti degli anni '80 ad avere conservato interamente le proprie doti vocali, ed il grande carisma della sua timbrica cristallina splende in particolare sulla notevole “Perfect World”, uno dei pezzi più interessanti e personali del platter. In “Lapse of Reality” c'è qualche encomiabile tentativo di fare qualcosa di diverso dal passato, ma le nuove idee non sempre vengono sviluppate in maniera adeguata, rifugiandosi spesso in soluzioni più “comode”: la speranza è che il prossimo disco possa imboccare questi nuovi percorsi musicali ed abbandonare definitivamente le sonorità che hanno fatto la fortuna di Mark Boals in passato.
Recensione a cura di Marco 'Lendar' Pessione

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