Editors - The Weight Of Your Love

Copertina 4

Info

Anno di uscita:2013
Durata:50 min.
Etichetta:PIAS

Tracklist

  1. THE WEIGHT
  2. SUGAR
  3. A TON OF LOVE
  4. WHAT IS THIS THING CALLED LOVE
  5. HONESTY
  6. NOTHING
  7. FORMALDEHYDE
  8. HYENA
  9. TWO HEARTED SPIDER
  10. THE PHONE BOOK
  11. BIRD OF PREY

Line up

  • Tom Smith - voce, chitarra, pianoforte, sintetizzatori
  • Russell Leetch - basso, sintetizzatori
  • Edward Lay - batteria
  • Justin Lockey - chitarra
  • Eliott Williams - chitarra, pianoforte, sintetizzatori

Voto medio utenti

Mi era bastato il video di A Ton of Love per capire che, dopo la stilettata al cuore degli ultimi Voivod e HIM, anche questa sarebbe stata una delusione. Il primo singolo estratto dal nuovo The Weight of Your Love, pesa davvero, come un macigno, non solo nella sua inutilità ma in tutti gli sgradevoli sottintesi (in realtà fin troppo palesi) che si porta dietro. Quattro anni di attesa, che hanno avuto come unico risultato l’ex chitarrista e membro storico Chris Urbanowicz che li ha abbandonati fra mille polemiche, schifando questo disco, non sono una cosa da sottovalutare, ne possiamo dargli torto. Questa non è più la band di un capolavoro come Munich. E' chiaro che gli Editors, travolti dai successi raggiunti, hanno deciso di indossare un vestito non loro, per ampliare la propria audience e fare più soldi. Si intuiva già nella svolta elettronica non sempre azzeccata di In This Light and On This Evening. Ecco quindi che le atmosfere plumbee alla Joy Division, le malinconie sognanti e le paranoie urbane elettriche e post punk sono state sostituite dall'apertura al rock. Il sopracitato singolo potrebbe essere stato preso da Rattle and Hum degli U2, mentre Nothing fa il verso Bruce Springsteen. The Weight of Your Love contiene un difetto ed un vero e proprio abominio. Il difetto è un songwriting scarso, che si rifà a temi già sentiti e denuncia una chiara mancanza di idee (l'orrenda Sugar). Le orchestre di archi melense e le canzoni rock bisogna almeno saperle fare, non ci si inventa dall'oggi al domani. L'abominio è Tom Smith che rinuncia alla sua voce inconfondibile e meravigliosa per uno stile alla Bono Vox, con toni chiari, acuti e grintosi del tutto estranei al suo stile, e che, infatti, rendono la sua prestazione mediocre. Quando si assomiglia ad un Ian Curtis ancora più tenorile, quando ogni nota che si canta suona grave e pensosa, una performance come quella di The Weight of Your Love grida vendetta. Da un mare di fango emergono: What Is This Thing Called Love, commovente non solo per la musica, ma anche perché, a pensare a come sarebbe stata senza quel falsetto alla Chris Martin, viene davvero da piangere; Two Hearted Spider, Editors al cento per cento, con, finalmente, il cantato a cui siamo abituati; l'acustica The Phone Book. Qualcuno dovrebbe prendere a sberle Tom e compagni fino a farli rinsavire, farli scendere da quello che pensano sia un piedistallo ed è, invece, un precipizio sul quale sono pericolosamente in bilico. Probabilmente il loro attuale modello sono i Coldplay, dopo i primi due album diventati ricchi con una sequela di lavori da far cadere gli attributi a chi li ha, le braccia a me.
Recensione a cura di Laura Archini

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