Copertina 6

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2004
Durata:55 min.
Etichetta:Escapi
Distribuzione:Self

Tracklist

  1. FANTASY
  2. THE SCEPTIC TRAVELLER
  3. RIDE ON ICE STORMS
  4. A TALE FROM A FANTASTIC KINGDOM
  5. THE AUTUMN'S FREEZING HARMONY
  6. FROM HONOUR TO NOTHINGNESS
  7. PROGRESSIVE DARKNESS

Line up

  • Sébastien "Roby" Robitaille: vocals, guitars
  • Fred Bédard: guitars
  • David Turbide: bass
  • Guillaume Côté: drums
  • Thierry Nadeau-Cossette: keyboards

Voto medio utenti

I Moonlyght partono alla grande con l'opener "Fantasy", e se il loro debutto fosse stato tutto su questi livelli sarebbe stato logico chiedersi con quale criterio questo album, già uscito due anni fa in Canada (terra d'origine del gruppo) venga distribuito nel vecchio contenente solo ora. Non si tratta solo del destino. Purtroppo il resto dell'album non riesce a mantenere le premesse iniziali: "Progressive Darkness" mostra diverse ingenuità, ed affiorano anche pericolosi cali di tensione, che si alternano a spunti interessanti. La situazione tipica di un gruppo che ha tante cose da dire, ma non ha ancora ben chiaro come. Nei sette brani inclusi, non si scende quasi mai sotto i 7 minuti, e vi troviamo un po' di tutto, partendo dal Black scandinavo, passando per il Power dei Blind Guardian, alle atmosfere doom e tragiche dei My Dying Bride, sino a diversi inserti folk o celtici. Il problema è farne dei brani che funzionino dall'inizio alla fine e non solo a tratti. Vai anche nell'uso del cantato, con Sébastien Robitaille, che si occupa delle parti in screaming e di quelle pulite, è accompagnato in diverse occasioni dall'ospite femminile Jessica Bell, che non sempre riesce a convincere. Non questo il caso della già citata "Fantasy", dove la Bell si fa apprezzare specialmente nella parte iniziale, quella d'ambientazione medioevale che precede una prima sfuriata Black, e che comunque rappresenta solo una delle tante facce di questo brano. Non spiace nemmeno "The Sceptic Traveller", soprattutto nelle parti più cattive, mentre sono più scontate quelle melodiche e la parte strumentale, con qualche arpeggio di troppo. Ma da qui in avanti la formula, per quante variabili messe in gioco, non cambia, e peggio che mai non "cattura". Su "The Autumn's Freezing Harmony", troviamo pure una fisarmonica che si affianca ad un pianoforte, forse la cosa migliore di un brano in cui il cantato non sembra affrontato nel migliore dei modi. La conclusiva titletrack, cerca di mantenere fede al "progressive" utilizzato nel titolo, ed infatti nei sui 11 e passa minuti mostra qualche accostamento agli Evergrey, tuttavia i Moonlyght non riescono ad evitare di passare per prolissi e dispersivi. Hanno quindi bisogno di chiarirsi le idee e organizzarsi meglio, ciò nonostante lasciano intravedere spiragli di luce.
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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