Copertina 8,5

Info

Anno di uscita:2013
Durata:51 min.
Etichetta:Frontiers Records

Tracklist

  1. LAND OF CONFUSION
  2. WASTED YEARS
  3. SPECIAL
  4. FIND YOUR SOUL
  5. THE TIDE
  6. BIG MACHINE
  7. LET THE THUNDER ROLL
  8. RIGHT FROM WRONG
  9. PASSAGE OF TIME
  10. I CAME TO ROCK
  11. KING FOR ONE DAY
  12. SUPERMAN

Line up

  • David Readman: vocals
  • Alfred Koffler: guitars
  • Uwe Reitenauer: guitars
  • Dennis Ward: bass guitar, backing vocals
  • Chris Schmidt: drums

Voto medio utenti

Evergreen o se preferite nella lingua italiana … sempreverdi.
Solo cosi’ si riesce a spiegare la presenza sulla scena musicale di una band che lo scorso anno ha superato il traguardo dei 25 anni di attivita’. Un lasso di tempo che gli ha permesso di attraversare quei momenti di crisi che, salvo rare eccezioni, portano tanti gruppi musicali a non mostrare durate cosi’ granitiche.
A dispetto di questa continuita’ musicale pero’ ci sono voluti ben sei anni per poter dare alla luce il nuovo full-lenght “Ceremonial”.
Se nello scorso album “In10sity” la sorpresa fu l’entrata in pianta stabile nel gruppo del chitarrista Uwe Reitenauer, in questo ultimo lavoro la band ha operato un clamoroso cambio della guardia alla batteria in seguito all’abbandono, ma sarebbe meglio parlare di dimissioni, di uno dei fondatori storici del gruppo, il greco Kosta Zafiriou. Prontamente sostituito, il suo posto e’ stato preso dal tedesco Chris Schmidt con un passato nei First Signal e nei Sunstorm e amico della band da alcuni anni.
L’uscita di scena di Zafiriou risale ai primi mesi del 2012 e non spiega certo il ritardo con cui si e’ dato vita a “Ceremonial”; lentezza che puo’ pero’ essere giustificata dagli ulteriori progetti portati avanti da alcuni membri della band – Ward, Koffler e l’oramai ex Zafiriou con i D.C. Cooper e sempre Ward e Zafiriou con gli Unisonic di Kiske e Hansen - ma soprattutto da una volonta’ della band di non macinare album su album solo per cavalcare l’onda della notorieta’ e pronti a dire qualcosa solo quando convinti di poterlo fare.
E cosi’ basta un solo ascolto del nuovo lavoro per capire che siamo in presenza di un album non banale e che, una volta smesso l’ascolto, continueranno a girarvi nella testa riff e ritornelli. La mano di Ward, impegnato ancora una volta in una sapiente produzione, ci regala brani immediati che colpiscono per la loro semplicita’ e per il ritmo travolgente che imprimono tali da non lasciare scampo: ti prenderanno.
Al primo ascolto, per chi gia’ conosce il suono hard rock melodico della band, sulla strada intrapresa dal precedente album, risulta evidente la minor presenza della tastiera compensata pero’ da un incisivo lavoro delle chitarre, che muovono un passo verso un suono piu’ grezzo, ma efficace e preciso, a tutto vantaggio dei futuri live della band.
La tracklist e’ infarcita di brani che meritano attenzione. Si parte con Land of confusion che, con il suo breve intro orientale ed un medio tempo, e’ fatta apposta per portarci lentamente al cuore dell’album. Wested Years prima, con il suo tiratissimo ritmo, e Special poi sono sicuramente la sintesi perfetta della capacita’ del gruppo di comporre canzoni dove la coralita’ e’ totale, dalle chitarre ai cori con arrangiamenti assoluti.
Con Find your soul si ritorna ad un medio tempo e forse servira’ piu’ di un ascolto per capirne la complessita’ di tutta la sua semplicita’ (scusate il gioco di parole - ndr).
The tide e’ il pezzo lento del blocco, che nell’intro chiede alle chitarre acustiche di alleggerire le orecchie prima di lasciare spazio a quelle elettriche usate sempre con leggerezza, come si richiede ad una ballad degna di questo nome.
Big machine riporta l’ascolto su toni hard rock ed e’ forse il brano che piu’ si avvicina al sound di alcuni dei precedenti lavori della band, con quelle chitarre alle prese con continui riff e l’uso di piccoli passaggi o di assoli di accompagnamento tra un frame e l’altro del brano.
Let the thunder roll colpisce per quel tempo di batteria cosi’ irregolare e sincopato che sembra rallentare un pezzo con una ritmica decisamente piu’ veloce ma che prende la sua regolarita’ e, scherzo degli accenti, velocita’ nei ponti del cantato e nel ritornello.
Right or Wrong, forse sottotono rispetto ai brani sin qui ascoltati, e’ ancora un brano rock dove voce e chitarra sembrano quasi voler duettare e con una chitarra ritmica che la fa da padrona per tutto il brano.
Passage of time e’ l’altra ballad del disco dove la voce attira su di se tutta l’attenzione dell’ascoltatore quasi mettendo in secondo piano la musica che qui e’ meno invasiva che altrove.
I came to rock e’ sicuramente il pezzo piu’ veloce e potente dell’intero album, impreziosito anche dal breve uso della doppia cassa, con chitarre piu’ distorte che mai, a dare ancora piu’ peso al titolo e per dire che “questo signori … e’ rock!”
King for one day nella sua semplicita’ e’ un pezzo che non sfigurebbe nella vostra raccolta di musica per viaggiare, un classico rock da compagnia verrebbe da dire e con una chitarra solista che sembra voler “cantare” la sua parte.
Superman chiude il full-lenght e lo fa con un brano leggero e rockeggiante ancora una volta con un tempo di batteria sincopato che questa volta accompagna tutto il brano.
E’ evidente che in tutto “Ceremonial“ c’e’ una perfetta intesa tra i musicisti: le chitarre sempre pronte ad unirsi in riff convincenti oppure a lanciarsi in singoli assoli in linea con le melodie del pezzo. Il lavoro del basso e’ sopraffino, sempre cadenzato e regolare e la batteria accompagna con grande determinazione tutti i brani regalando ritmi diversi in un paio di occasioni e sfoderando la giusta cattiveria negli altri. Un album ben registrato con suoni perfetti ed arrangiamenti che regalano ai pezzi un’ottima resa.
Volutamente, fino a questo momento, ho omesso di dare indicazioni sul cantato perche’ penso meriti un discorso a parte: David Readman e’ perfetto in tutti i brani,un grande singer con una voce superba, cosi’ aperta e roca nei momenti piu’ intensi (vedi The Tide o I came to rock) e capace di adattarsi a tutte le situazioni che il brano richiede sia nel veloce che nelle ballad.
C’è anche un po’ di italico orgoglio in questo bel lavoro: e’ la napoletana Frontiers Records che dal 2007 e’ l’etichetta del gruppo dimostrando di averci visto giusto e credere che l’esperienza crea sempre dei piccoli capolavori o se preferite degli evergreen.
Recensione a cura di Maurizio 'hairwind' Zanna

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 05 mar 2013 alle 15:16

wasted years è fantastica....anche se un pò rovinata dallo scontato ritornello...ma ben pensata e suonata

Inserito il 05 mar 2013 alle 09:05

D'accordissimo su ogni singola parola, "Wasted Years" è FANTASTICA.

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