Antimatter - Fear Of A Unique Identity

Copertina 8

Info

Anno di uscita:2012
Durata:50 min.
Etichetta:Prophecy Productions

Tracklist

  1. PARANOVA
  2. MONOCHROME
  3. FEAR OF A UNIQUE IDENTITY
  4. FIREWALKING
  5. HERE COME THE MEN
  6. UNIFORMED AND BLACK
  7. WIDE AWAKE IN THE CONCRETE ASYLUM
  8. THE PARADE
  9. A PLACE IN THE SUN

Line up

  • Mick Moss (Vocals & Lead Guitar & Ebow & Acoustic Guitar & Electric Guitar & Bass & Synths & Piano & Programming & Samples)
  • Colin Fromont (Drums)
  • Vic Anselmo (Additional Vocals)
  • David Hall (Violin)

Voto medio utenti

Prima di cominciare a scrivere, ho riascoltato questo cd tre volte. Gli Antimatter sono un nome importante, di assoluta rilevanza artistica, e volevo essere sicura del giudizio. Ora posso dire in tutta tranquillità che Fear Of A Unique Identity è un gradino al di sotto del precedente Leaving Eden. Questo è il secondo album senza Duncan Patterson, ma, se Leaving Eden si manteneva su standard elevati, qui la noia comincia a far capolino in più di un'occasione, insieme ad una certa ripetitività. Intendiamoci, stiamo parlando sempre di musica di un certo livello e, se presi singolarmente, i brani sono, salvo qualche eccezione (la scialba title track, ad esempio), tutti interessanti; però, sentiti in successione, ci si accorge che sono eccessivamente simili e mono-toni, in senso letterale. L'ex Anathema Duncan Patterson costituiva la parte più sperimentale del duo; a lui si devono gli episodi elettronici, trip hop, rarefatti, che hanno fatto la fortuna di albums come Saviour. Mick Moss è sempre stato più vicino ad un rock acustico, dark, d'autore; neanche a farlo apposta, ha una voce simile in maniera impressionante a quella di Eddie Vedder, tanto che, spesso, si ha l'impressione di stare ascoltando dei Pearl Jam più intimisti. Insieme le loro due anime concorrevano a rendere i vecchi lavori degli Antimatter così particolari; ora che a prevalere è la parte più "classica" il rischio di scivolare dal melancholic rock agli sbadigli, va sempre tenuto sotto controllo. Arrangiamenti curati ma non invasivi, synth ridotti all'osso, struttura dei brani
essenziale, tanta eleganza. Com'è che si dice? E' una musica che va vissuta nelle storie che racconta, nelle sfaccettature dei sentimenti che vuole evocare, piuttosto che analizzata. Promosso con riserva, in attesa di sentire il successore.
Recensione a cura di Laura Archini
grande album

forse troppo difficile per la media.....comunque grande album....altro che la robaccia a cui date 9...

Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 20 dic 2012 alle 14:23

Bello eh, ma ahimè "Planetary Confinement" era un'altra cosa..

Inserito il 20 dic 2012 alle 13:16

Veramente io sarei il recensore che ascolta anche l' "extra metal", infatti, come avrete notato, recensisco meno rispetto ai colleghi. L'ultimo Blut Aus Nord è un disco di difficile fruizione; questo non è particolarmente difficile da ascoltare (vecchi lavori degli Antimatter lo erano di più): è semplicemente un po' noioso, se ascoltato tutto di fila, e monotono. Fermo restando che, come ho scritto, è sempre musica ad alti livelli, ma non da top album. L'ultimo Soft Moon è un capolavoro, restando in ambiti non metal. Ovviamente i giudizi in materia sono sempre soggettivi; nella fattispecie questo è il giudizio di chi ha recensito, cioè io :-)

Inserito il 19 dic 2012 alle 15:45

...ammetto di non aver amato particolarmente i vecchi album e di essere un fans della band post Patterson...concordo nel dire che è inferiore al precedente "Leaving Eden",ma si parla sempre di un gran disco! certo non si parla di metal,ma quando è buona musica bisogna solamente gioirne (malgrado la malinconia della proposta)...

Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.