(Napalm / Audioglobe)Leaves' Eyes - Lovelorn

Copertina Dopo il fulmine a ciel sereno dello split tra i Theatre Of Tragedy e Liv Kristine, si attendeva con ansia il coming back della biondissima singer norvegese. Accompagnata dagli Atrocity al gran completo, capeggiati del marito Alexander Krull, l’ex Signorina Espenæs ritorna con un album a dir poco toccante, lacerante nella sua bellezza e tremendamente sinuoso nel proprio fascino. È inutile dire che Liv è semplicemente magnifica nella sua interpretazione, perfettamente a proprio agio nella propria ritrovata vena gotica, alternando partiture in piena voce a più sostenuti impatti “sopranici” o a soffici, quasi timide, melodie molto vicine al sospiro romantico. L’album si apre con ‘Norwegian Lovesong’, song robusta sostenuta da un’ottima aria dipinta dalle keyboards ed infiorettata dalla magnetica voce di Liv, che sembra comunque non voler spingere da subito, cosa che si verifica anche con la seconda ‘Tale Of Sea Maid’, che pur non discostandosi molto dall’opener, ne vede comunque aumentare la dose di passione. Con la seguente ‘Ocean’s Way’ si ha un netto ritorno agli elementi che nel passato hanno reso grandi i TOT, ovvero il gioco tra voce soprano femminile e voce growl maschile (ad appannaggio di Mr. Krull), quasi a voler ricordare agli ex compagni Norvegesi di che pasta la Regina indiscussa delle female vocals è ancora fatta. Il capolavoro assoluto di questo ‘Lovelorn’ è proprio la successiva titletrack (canzone dall’infinita dolcezza e delicatezza, interpretata con indescrivibile innocenza dannata, sensuale come il caldo corpo della propria amata e pungente come la sofferenza che l’Amore con la A maiuscola provoca nel cuore di due amanti) seguita a ruota da ‘The Dream’, in cui si possono racchiudere tutte le parole e le considerazioni spese fino ad adesso (stratosferico ne è il chorus, così coinvolgente da far scendere quasi una lagrima). ‘Secret’ disegna all’orizzonte epiche sfumature, prima di planare su un mid tempo di buon spessore, mentre altro must assoluto (forse ancora meglio della titletrack stessa) è la triste, drammatica ‘For Amelie’, canzone che urla la propria disperazione e la propria solitudine così in profondità da contorcere le budella. ‘Temptation’ non avrebbe sfigurato su ‘Atlantis’ degli Atrocity, tanto si avvicina alla nuova vena “Sympho-Goth-Death” dei colleghi di label (ritorna il gioco a due voci), ma è ancora la semi ballad del singolo ‘Into Your Light’ a riportare Liv a livelli celestiali, tanto ne è superlativo il pathos trasmesso, prima di lanciare la conclusiva ‘Return To Life’, forse rappresentativa di uno sfogo fino ad ora represso dallo split con gli ex compagni d’avventura. Ad accompagnare il tutto, si ha la sezione multimediale con tanto di video clip del già menzionato singolo ‘Into Your Light’. Che dire altro, se non che chi ha realmente perso tra i due soggetti interessati dallo split non è certamente la magnetica, meravigliosa, ammaliante perfetta ugola della più grande interprete femminile che il Gothic Metal oggi ha a disposizione? Avete ragione, forse sono troppo di parte, ma lo confesso… questo è amore.

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Genere: Gothic Metal
Anno di uscita: 2004
Durata: 42 min.
Tracklist:

  1. NORWEGIAN LOVESONG
  2. TALE OF THE SEA MAID
  3. OCEAN’S WAY
  4. LOVELORN
  5. THE DREAM
  6. SECRET
  7. FOR AMELIE
  8. TEMPTATION
  9. INTO YOUR LIGHT
  10. RETURN TO LIFE

Line up:

  • Liv Kristine Espenæs Krull: vocals
  • Mathias Röderer: guitars
  • Thorsten Bauer: guitars
  • Chris Lukhaup: bass
  • Martin Schmidt: drums
  • Alexander Krull: programming, vocals

Voto medio utenti: Nessun voto

8
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Massimo 'Whora' Pirazzoli
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