Copertina 6,5

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2004
Durata:47 min.
Etichetta:Metal Heaven
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. UNCHAIN THE RAIN
  2. WILL TO LIVE
  3. PROPHET OF PESTILENCE
  4. DARKENED HIGHLIGHT
  5. DISCOVERY
  6. FALLING AGAIN
  7. DIVINE
  8. HAVEN
  9. TRY TO REMEMBER
  10. STAIN ON THE SWITCHBLADE
  11. ENEMY
  12. FINAL WARNING

Line up

  • Taage Laiho: vocals
  • Jani Liimatainen: guitars, keyboards
  • Marko Pukkila: bass
  • Tony Smedjebacka: drums

Voto medio utenti

Giunti al secondo album, gli Altaria evidenziano qualche miglioramento, ma non tali da rendere questo "Divinity" uno di quegli album, diciamo, irrinunciabili. Gli Altaria da parte loro hanno rinunciato alla chitarra di Emppu Vuorinen, il quale ha preferito concentrarsi sui Nightwish, ed anche al cantante Jouni Nikula, lasciato ai suoi Requiem e sostituito da Taage Laiho. Il nuovo cantante si dimostra un ottimo acquisto, buona voce e personalità, e non gli fa male anche quel feeling da rocker che emerge ad esempio su "Will To Live". Infatti, sono evidenti gli influssi Melodic e Hard Rock nel suono del gruppo finlandese, come su "Prophet Of Pestilence" o "Try To Remember", ma queste atmosfere calzano a pennello per l'ugola di Taage ed a mio parere ne guadagnano anche le chitarre di Jani Liimatainen, il quale può evitare le solite scorribande neoclassiche a favore di un approccio più vario. "Darkened Highlight" riesce davvero ad offrire qualcosa di nuovo, con un buon lavoro di Liimatainen e con diversi cambi di atmosfera. Molto più lineare, ma non troppo convincente, invece "Discovery", che deve molto alla scena più melodica. "Falling Again" segna un ritorno alle atmosfere powereggianti dell'opener e si segnala per un refrain accattivante e facilmente memorizzabile. Beh... siamo giunti piuttosto velocemente e senza sbadigli a metà dell'album, e questo è gia un punto a loro favore. La seconda metà si dipana in maniera simile. Su "Divine" eccelle nuovamente la voce di Taage, anche se alcune linee sono sin troppo stucchevoli. Non l'avessi mai detto: ecco che adesso tocca alla ballad "Haven". Passo oltre.
"Try To Remember" non sarà un fulmine di guerra e nel chorus è praticamente AOR, ma ha perlomeno un po' di vigore. Si procede poi sui ritmi veloci, però il drumming è piuttosto monotono, di "Stain On The Switchblade" e quindi nuovamente nel melodico, con un'altra ballad dal titolo "Enemy". Passo oltre.
Certo, la melodia non manca nemmeno su "Final Warning", ma in questo caso si tratta di uno dei pezzi migliori del disco, un mid-tempo alla Europe e discretamente energico.
Indubbiamente superiore al precedente album, questo "Divinity" avrebbe ottenuto miglior considerazione senza tutte quelle cadute di tono presenti nella seconda metà del disco.
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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