Copertina 7,5

Info

Genere:Guitar Hero
Anno di uscita:2012
Durata:67 min.
Etichetta:Mascot Records

Tracklist

  1. ENEMIES (IN JAIL)
  2. RAIN AND THUNDER AND LIGHTNING
  3. VIBRATO
  4. PUT IT ON THE CHAR
  5. BIVALVE BLUES
  6. BLUE RONDO A LA TURK
  7. ATMOSPHERE ON THE MOON
  8. THE PRONGHORN
  9. ROUNDABOUT (YES COVER)
  10. I WANT TO BE LOVED (MUDDY WATERS COVER)
  11. GO DOWN (AC/DC COVER)

Line up

  • Paul Gilbert: guitar, vocals
  • Emi Gilbert: keyboards
  • Kelley LeMieux: bass
  • Thomas Lang: drums
  • Tony Spinner: guitar, vocals (on live tracks)
  • Craig Martini: bass, vocals (on live tracks)
  • Jeff Bowders: drums (on live tracks)

Voto medio utenti

La cosa bella di quando esce un nuovo album di Paul Gilbert è che fino a quando non inizi ad ascoltarlo non hai la benché minima idea di cosa ti aspetterà. Paul è un musicista eclettico, che spazia senza alcuna difficoltà dallo shred più estremo alle canzonette con assoli di 4 battute, il che fa di lui un pozzo di idee senza fine, ma, come ho già detto, anche una bella incognita. È stato quindi con estrema curiosità che ho iniziato ad ascoltare “Vibrato”, il suo nuovo lavoro, in uscita come sempre per Mascot Records. E, manco a dirlo, Paul c’ha spiazzati per l’ennesima volta. Già, perché le prime note di “Enemies (in the jail)” ci fiondano in un universo fusion che quasi non t’aspetti da Paul. Ok, questa volta ha deciso di esplorare anche questo territorio, ci può stare… Poi arriva “Rain and thunder and lighting”, e il dubbio inizia a sorgerti: vuoi vedere che “Vibrato” è un album che si muove quasi completamente su queste sonorità? Ed è proprio la titletrack a confermarti questa sensazione… Beh, se da un lato è normale, dall’altro lo è un po’ meno, visto che, chi conosce il chitarrista, sa che l’ecletticità di cui parlavo prima la esprimeva anche all’interno di ogni singolo album, nel senso che spesso e volentieri ci trovavamo davanti ad una raccolta di canzoni indipendenti da loro stilisticamente parlando, unite solo dalla sua immensa maestria dietro la chitarra. Questa volta, invece, il buon Paul ha deciso di concentrarsi solo su uno stile, il che non mi dispiace affatto, anzi… Andando avanti con l’ascolto, inoltre, emerge un altro particolare non da poco, e cioè che questa volta Gilbert ha convogliato i suoi sforzi più sulla forma canzone che sullo shred assassino, in quanto i suoi assoli sono stranamente contenuti e ridotti rispetto ai suoi standard. E anche stilisticamente, sono decisamente più ragionati e melodici, anziché la solita cascata di note sparate a mille. Certo, ogni tanto non rinuncia a qualche scala killer, ma per lo più fa “cantare” la sua chitarra, e vi assicuro che ascoltarlo è un vero piacere, in quanto oltre alla tecnica sopraffina una delle sue caratteristiche principali è sempre stato l’immenso gusto melodico, espresso, questa volta, ai massimi livelli. Per capirci, dovete prendere questo “Vibrato” come una sorta di “Wired” di Jeff Beck, dove il nostro si diverte a muoversi in campi fusion/blues, senza mai però cadere nell’estremismo. E soprattutto attualizzando il sound, nel senso che il sapore generale dell’album non è certo di impronta seventies, ma assolutamente al passo coi tempi che stiamo vivendo. E per non smentirsi ecco attualizzare, anche questa volta in versione “fusioneggiante”, un rondo, “Blue rondo a la turk”, già riarrangiato in passato da Keith Emerson con i suoi Nice… E se già per i precedenti album mi sentivo di raccomandarne l’ascolto anche ai non maniaci della chitarra e dell’iper tecnica, mai come questa volta mi sento di confermare questa cosa. “Vibrato” è un album per chiunque ami la buona musica, suonata e registrata in maniera magistrale, e, questa volta più che altre, con estremo gusto e classe (“Atmosphere on the moon”). Gilbert conferma di essere un musicista completo, a 360°, oltre che un genio della sei corde… Da segnalare, in chiusura di album, ben tre cover in versione live registrate durante il Fuzz Tour: “Roundabout” degli Yes, “I want to be loved” di Muddy Waters e “Go down” degli AC/DC, un tributo alle sue origini prog, blues e rock…
Recensione a cura di Roberto Alfieri

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