Copertina 7

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2012
Durata:40 min.
Etichetta:Avantgarde

Tracklist

  1. SKODDEHEIM
  2. LIV-OYDAR
  3. LIKFUGL FLAKSAR
  4. EI SJAEL SOM SLOKNAR
  5. KALDT
  6. ENDELAUST
  7. EI BEINGRINDT I DANS
  8. AVGRUNNS DJUV

Line up

  • Sargatanas: vocals
  • Cernunnus: instruments

Voto medio utenti

Manii è il nuovo nome dei Manes, che nel 1999 fecero uscire il leggendario Under ein Blodraud Maane, considerato la massima
espressione del depressive black metal. Dopo un solo album, la vena sperimentale già sottilmente presente nel debut li ha condotti a Vilosophe nel 2003 (avantgarde jazzy dark ) e How the world came to an end nel 2007 (Ulver mischiati a Tricky e Massive Attack). Poi il silenzio. Nel 2011 i Manes furono ufficialmente sepolti e resuscitati come Manii con l'intenzione di tornare alle origini, in controtendenza rispetto all'operato di molti dei nomi storici del black ancora in circolazione, che adesso si sono lanciati nelle sperimentazioni. Detto questo, se vi aspettate un altro Under ein Blodraud Maane, potreste restare delusi. Kollaps torna sì al black metal ma non c'è traccia di quella furia primigenia, della voce che sembrava uscire da un manicomio, di quegli elementi che contribuivano a rendere quell'album così particolare. I Manii del 2012 sono più riflessivi, dilatati e lenti. Ci si muove in un freddo e triste paesaggio, accompagnati da linee melodiche notturne ed oscure (l'opener Skoddeheim), da arpeggi più che riff e Sargatanas non grida ma racconta... Da un certo punto di vista, Kollaps è più tradizionale rispetto al debut, perchè privo di elementi innovatori, se si escludono sporadiche partiture acid/doom stoned; anche le tastiere non sono più in primo piano. Sembra di sentire Mayem, Emperor e compagnia bella nei pezzi più lenti. Questo non vuol dire che l'album non sia piacevole, piuttosto non è più un must ma è destinato solo agli appassionati del genere. Da segnalare che i pezzi tendono ad assomigliarsi. Gli attacchi sono belli ( il pianoforte di Endelaust o i suoni liquidi di Ei Beingrind Djuv) ma poi le partiture tendono a sembrare una sola partitura con qualche variazione di brano in brano. Per alcuni superfluo, per altri un adeguato sottofondo nei momenti di ripiegamento interiore.
Recensione a cura di Laura Archini

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 04 nov 2012 alle 15:50

Non credo che questo "ritorno alle origini", tra l'altro passato del tutto inosservato, possa portare chissà quale ritorno economico.

Inserito il 26 set 2012 alle 21:23

All'epoca lo definirono così. Concordo su Vilosophe e con Dope.

Inserito il 26 set 2012 alle 14:33

Sono d'accordo su "Vilosophe", disco eccellente. Ma io qui ci sento puzza di bruciato.

Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.