Copertina 7,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2012
Durata:40 min.
Etichetta:Ice Warrior Records

Tracklist

  1. BETRAYER
  2. RUN WITH THE DEVIL
  3. HANDS OF TIME
  4. FOREVER LOST
  5. IDOL
  6. MISANTHROPY (INSTRUMENTAL)
  7. HEAVY METAL GOD
  8. HANGING ROCK (INSTRUMENTAL)
  9. ICEWARRIOR

Line up

  • Tommy Vitaly: guitars, keyboards, piano
  • Andrea "Tower" Torricini: bass
  • Rhino: drums
  • Mats Leven: vocals on 1
  • Carsten "Lizard" Schulz:: vocals on 2 and 7
  • Todd LaTorre: vocals on 3
  • David DeFeis: vocals on 4
  • Michele Luppi: vocals on 5
  • Zak Stevens: vocals on 9
  • Norifumi Shima: guitar solo on 5
  • Ferdy Doernberg: keyboard solo on 5 and 8
  • David "The Shred Demon" Shankle: guitar solo on 7

Voto medio utenti

Sono sempre più frequenti lavori caratterizzati dall'intraprendenza di un musicista cui si accompagnano diversi ospiti, un'operazione sicuramente facilitata dai nuovi mezzi tecnici e di comunicazione che oggi riescono a semplificare le fasi di assemblaggio ed azzerano le distanze.

Una possibilità che non si è voluto far mancare nemmeno il nostro Tommy Vitaly nell'appuntamento con il suo secondo album solista. Infatti, se i musicisti che lo accompagnano sono gli stessi del precedente "Just Me", ossia Andrea Torricini al basso ed il batterista Rhino, dietro al microfono non ritroviamo Thomas Vikstorm, bensì svariati cantanti che si avvicendano nell'interpretare le diverse canzoni che fanno parte di "Hanging Rock", e tra loro più di uno già affermato, altri un pochino meno e qualcuno che magari lo sarà. Un'affermazione, quest'ultima, non buttata lì a caso, vista la presenza di Todd LaTorre, già al microfono dei rinnovati Crimson Glory e che è stato appena arruolato dai Queensryche per sostituite un defenestrato Geoff Tate.

Ma queste sono altre storie... è d'obbligo invece tornare a parlare di Tommy Vitaly, un chitarrista che pur non conoscendo personalmente (ma prima o poi le nostre strade s'incroceranno nei pressi di qualche palco) seguo sin dai primi lavori dei SevenGates e successivamente nei suoi progetti solisti.
Non credo però di sbagliare nel riconoscere a "Hanging Rock" un forte legame proprio con i SevenGates, al quale vanno sommate le influenze da parte del Metal Neoclassico, pur meno marcate di quanto lo fossero su "Just Me" ed un guitarwork legato a Yngwie Malmsteen (anche per il look) ed a Ritchie Blackmore, ma, nell'occasione, non eccessivamente invadente.

Si parte subito con un brano speedy e grintoso sin dal titolo, "Betrayer", cantato da Mats Leven, mentre alla voce più ruvida di Carsten “Lizard" Schulz spetta il compito di caratterizzare "Run with the Devil" e poi, più avanti nella scaletta, "Heavy Metal God", un brano dove l'ex Manowar David Shankle piazza un assolo.
All'odioso suono di una sveglia, prende il via "Hands of Time", tra Judas Priest e Primal Fear (beh, per quanto qualcuno possa insinuare che sia praticamente la stessa cosa) con l'emergente Todd LaTorre che mette ben in chiaro quanto hanno visto in lui sia i Crimson Glory sia i Queensryche.
Indubbiamente più navigato il cantante che affronta la successiva "Forever Lost": David DeFeis, che ben si adatta al tono malinconico e melodico di questa ballad. Dopo tanti illustri colleghi stranieri, è la volta di Michele Luppi che si esalta su di un pezzo a doppia cassa e spiccatamente Power, dove troviamo come ospiti il chitarrista Norifumi Shima (Concerto Moon) ed un mago delle tastiere, quale si è dimostrato nelle sue svariate collaborazioni, come Ferdy Doernberg. "Misanthropy" è il primo momento strumentale del disco, il secondo coinciderà con "Hanging Rock" (nuovamente con Ferdy Doernberg), ed entrambi mettono in mostra la versatilità e la bravura di Tommy Vitaly, senza essere ridondanti ed indigesti.
All'appello manca ormai solo la conclusiva "Icewarrior", un altro episodio tipicamente Heavy Metal (ricorda gli Iron Maiden del periodo "Somewhere in Time") cantato da Zak Stevens e probabile omaggio alla casa discografica per la quale sono usciti entrambi i dischi di Tommy Vitaly.

E prevedo che ce ne sarà sicuramente almeno un terzo.

Well, it's a dirty job but someone's gotta do it
And it's a dirty review but someone's gotta write it ...
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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