Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2012
Durata:49 min.
Etichetta:My Graveyard Productions

Tracklist

  1. METAL BARBARIANS
  2. BLOOD, STEEL AND GLORY
  3. AQUILONIAN BATTLECRY
  4. THE MOUNTAIN OF CROM
  5. WAR ETERNAL (CIRITH UNGOL COVER)
  6. THE BLACK HAND OF SET
  7. EASTERN SWORDS
  8. CIMMERIAN'S BLUES
  9. DRUMS OF PICTDOM
  10. ROCK HYBORIA

Line up

  • Howie Roberts: bass, vocals
  • Theodore Ulysses Berry: guitars, keyboards
  • Ethan Zakharovic: drums

Voto medio utenti

Gli Hyborian Steel confermano di essersi trasferiti da Crystal City (Missouri) sino a Venarium, in Aquilonia per quello che sembra un viaggio spazio temporale assai improbabile... pur restando dei dubbi anche sui reali natali del gruppo.
Non voglio tuttavia togliere quel manto di mistero e di poesia che aleggia sulle loro origini, anche perchè abbiamo da fronteggiare il loro secondo album: "Blood, Steel and Glory".

Un lavoro affrontato da una formazione che ha perso, e parzialmente sostituito, qualche componente per strada e che si conferma come l'inevitabile successore di "An Age Undreamt of...", a testimonianza di una fede incrollabile nella proposta di Manilla Road, Cirith Ungol (dei quali viene ripresa "War Eternal"), Omen, Cloven Hoof, Running Wild o Brocas Helm, che però si direbbe nuovamente registrato in casa, o più probabilmente nelle umide segrete di un tetro maniero, con una resa sonora sì ottantiana, ma anche piuttosto deficitaria e minimale.

Il sangue ed il metal pulsano nelle vene dell'album, irrorando le dieci canzoni che ne fanno parte (ok, tutte tranne l'improbabile "Cimmerian's Blues") già a partire da "Metal Barbarians", vera dichiarazione di guerra, quella epica che ci hanno narrato i racconti di Robert E. Howard e mostrato poi un film inarrivabile come "Conan il Barbaro" di John Milius.

Su "Blood, Steel and Glory" ritroviamo però anche i difetti rilevati in occasione dell'esordio, linee vocali migliorabili (come nel caso del chorus di "Aquilonian Battlecry") e qualche eccesso di ingenuità nel songwriting (la già citata "Cimmerian's Blues" o quella "The Mountain of Crom" che nella sua prima parte rantola via anonima per poi prendere un incedere alla Running Wild), infine, come già sottolineato, la resa sonora.

Se in precedenza, alcuni aspetti non solo gli erano stati perdonati, ma anzi avevano rappresentato un punto a loro favore, in questo caso era lecito aspettarsi dei miglioramenti.

Well, it's a dirty job but someone's gotta do it
And it's a dirty review but someone's gotta write it ...
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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