Copertina 6,5

Info

Genere:Avantgarde
Anno di uscita:2012
Durata:55 min.
Etichetta:Rastilho Records

Tracklist

  1. LIONS AMONG MEN
  2. WITHOUT AS WITHIN
  3. WANTLESS
  4. VAJRA EYES
  5. EIGHT FLASHES LANCES
  6. NOTHING ATTAINED, NOTHING SPOKEN
  7. SOUNDS LIBERATED AS MANTRA

Line up

  • Bruno Fernandes: Vocals
  • Miguel Santos: Guitars
  • Nuno Gervásio: Guitars
  • Helder Malícia: Bass
  • Rolando Barros: Drums
  • Luís Simões: Sitar & Percussion

Voto medio utenti

Lions Among Men è il nuovo album dei The Firstborn, band lusitana dedita a un black metal inusuale e che non rientra al meglio tra i cliché del genere; c’è molto di sperimentale e di ancor di più personale tanto da poterlo definire sicuramente avantgarde.
Così come lo era stato già per i loro lavori precedenti, il tema principale della loro proposta è ancora una volta i fondamenti di un Buddismo disincantato mirato a un’interpretazione smaterializzante del rapporto con la natura. La musica (in questione) intesa come via spirituale verso un infinito oscuro: sono loro stessi a definirla Tantric Rock.
Il misticismo e la tradizione indiana -e se vogliamo anche la cultura- vengono ritratti in una cornice black parecchio elastica che lascia volentieri spazio a un’elaborazione strumentale capace di costruire attorno l’ascoltatore atmosfere dai toni orientali grazie all’introduzione di passaggi e brevi solo armoniosi, ispirati proprio da queste terre, e facilmente individuabili.
Vi capiterà spesso durante l’ascolto che invece l’effetto sia l’esatto contrario, che cioè siano le arie meditative ad accogliere la componente metal e il growl di Bruno Fernandes.
Altro elemento peculiare è l’impronta del guest Luís Simões che oltre alle percussioni porta all’interno dell’album il suono inconfondibile del sitar, una sorta di chitarra dal lungo manico tipico della musica indiana e orientale in generale.
Tra i pezzi più vicini al black metal classico vi segnalo “Without as Within” ed “Eight Flashing Lances” mentre con la tilte-track e il finale strumentale “Sounds Libarated as Mantra” incontriamo una maggiore tendenza alla sperimentazione descritta sopra.

Punto debole una produzione mediocre che non sempre riesce a mettere in risalto sfumature che, sottolineate nei momenti opportuni, sarebbero state il valore aggiunto dell’album: bastava mettere l’accento su questo o quell’altro elemento ed evitare di avvicinarsi, come è stato in molti frangenti, a un effetto “mono” che comunque non intacca eccessivamente la considerazione finale.

In conclusione un album di tutto rispetto se non altro per l’intraprendenza e la coerenza, che ruggisce sì ma non graffia come dovrebbe.
Recensione a cura di Salvatore Sanzio

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