Copertina SV

Info

Anno di uscita:2011
Durata:85 min.
Etichetta:Relapse Records
Distribuzione:Masterpiece

Tracklist

  1. FINALE
  2. THE GOLDEN HORN
  3. LAUGHING CELESTIAL ARCHITECT
  4. BLOOD FOUNTAIN
  5. VEIL OF MAYA (THE LAMB TAKES THE LION)
  6. A HIGH ASHEN BREEZE (PART 1)
  7. A HIGH ASHEN BREEZE (PART 2)
  8. ALABASTER SHITHOUSE
  9. A HIGH ASHEN BREEZE (PART 3)
  10. INTRODUCING BLIND ANGELS

Line up

  • Jenks Miller: all instruments

Voto medio utenti

Il qui presente disco non è un vero è proprio full-lenght propriamente inteso, restando “Invisible Mountain” l’unico parto di Jenks Miller, l’uomo dietro il progetto Horseback. Esso raccoglie i due precedenti ep, “Impale Golden Horn” e “Forbidden Planet”, per un totale, spropositato, di ben 85 minuti di musica.
Musica.
E’ difficile definire musica le onde sonore che scaturiscono dai solchi dei due cd di cui si compone “The Gorgon Tongue”, spesso ci troviamo di fronte a composizioni sonore o, se volete, per i più profani, a rumore. Ma anche il rumore ha una sua estetica, e anche il rumore può farsi sinfonia, magnifica sinfonia, bellissima sinfonia.
Le due anime di questo platter sono complementari, mentre i primi quattro pezzi, relativi a “Impale Golden Horn” sono più aperti, più melodici, più positivi – ammesso che questi aggettivi possano avere un senso per la musica di Horseback –, trascinando l’ascoltatore in un trip psichedelico – che invita all’oblio, con riverberi di lontane melanconie che, come una marea che monta, conducono ad un dolce naufragio –, le restati tracce di “Forbidden Planet” ci portano in territori più oscuri e disturbanti, dove il rumore di fondo si ispessisce inesorabilmente col trascorrere dei minuti, corroso dal gracchiare acido di Miller, in un lento e costante decadimento radioattivo.
Al di là dei singoli mood di ciascuno dei due dischi, ciò che resta è un’overdose di rumore sintetico, frutto di macchine che concedono spazio solo alle chitarre, a loro volta violentate in fase di post-produzione. Il connubio di drone, dark ambient, harsh noise, industrial, e black metal è di difficile digestione. Sfido chiunque a sorbirsi quasi un’ora e mezza di Horseback tutta d’un fiato.
Pare opportuno sottolineare che i canoni con i quali si giudica codesto tipo di musica sono assolutamente diversi rispetto a quelli di un disco di ordinario metal/rock.
Qui le sensazioni e le suggestioni personali dell’ascoltatore fanno la differenza, e se per alcuni la estrema e rutilante ripetitività dei pezzi, i quali mandano in loop fino allo sfinimento i medesimi accordi, è uno dei motivi per fuggire via lontano da questa musica, per altri, invece, essa rappresenta un motivo di avvicinamento, essendo funzionale a indurre in uno stato di disagio psichico, prodromico al trip. Un trip dentro se stessi o lontano, persi in immaginarie galassie, oltre i confini dell’universo conosciuto.
Personalmente amo questo tipo di musica, pardon, amo il rumore. E amo i trip. Nell’impossibilità di valutar numericamente un disco simile, vi invito a farlo vostro, a metterlo nel lettore, spegnere le luci, chiudere gli occhi, e lasciarsi trascinare dalle suggestioni della musica. Non garantisco il ritorno.
Recensione a cura di Luigi 'Gino' Schettino

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 10 gen 2012 alle 14:08

ok io volevo intendere che il drone così com'è dove vuoi che vada se non a riempire le collezioni di chi si picca di essere mooolto alternativo? era ovvo che una volta sdoganato predesse piedein quel modo li.

Inserito il 09 gen 2012 alle 19:31

Beh un attimo, gli Earth degli inizi non seguivano nessun trend, e nemmeno i primi Sunn finchè poi non sono stati sdoganati sulle riviste di grosso calibro. Il problem è che adesso fare drone-qualcosa sembra il miglior modo per entrare nel circuito intellettuale. Un pò come nel black metal, adesso se vuoi essere intellettuale devi suonare sulla scia di Wolves in the throne room e compagnia americana (Cobalt, Altar of Plagues etc...)

Inserito il 09 gen 2012 alle 17:30

ma "è" un trend senza arte ne parte lo è sempre stato non potrebbe essere altrimenti

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